Con la pandemia, il mondo del lavoro è cambiato. Forse per sempre. Il 54% delle aziende interpellate da Fondirigenti a marzo 2021 si dice intenzionato a usare lo smart working in modo permanente (il 13% già lo adottava prima del Covid-19), con tutto ciò che ne consegue in termini organizzativi, tecnologici e di equilibri all’interno del team. Riconfigurare in modo così radicale la quotidianità è un compito tutt’altro che semplice, e lo dimostra il crescente senso di frustrazione che serpeggia tra la popolazione aziendale. Su 2mila lavoratori italiani interpellati da LinkedIn dopo due mesi di lockdown, il 46% si dice più ansioso e stressato rispetto a prima e il 48% ammette di lavorare almeno un’ora in più al giorno, il che equivale a quasi 3 giorni in più al mese. Apparentemente è un paradosso: sulla carta le aziende si sono dotate di informatici sempre più sofisticati e metodologie per incrementare la produttività e l’efficienza, ma nella pratica le persone lavorano sempre di più, sono sempre più stressate e faticano a ottenere risultati.
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