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Economia/Imprese

Welfare aziendale: per il 78% degli italiani è fondamentale, 1 su 2 preferirebbe ricevere il premio di produzione in crediti welfare

L’Osservatorio SWG per Satispay fotografa un mercato ad alto potenziale: forte domanda, ma utilizzo ancora parziale.
Semplicità d’uso e capillarità
della rete restano le leve decisive.

Con il carovita che continua a pesare sui bilanci familiari, il welfare aziendale si conferma per gli italiani un alleato prezioso, anche se ancora non sfruttato appieno. Questo è quanto emerge dall’Osservatorio “Gli italiani e il welfare aziendale”, realizzato da SWG per Satispay, che fotografa un Paese in cui il welfare aziendale è ormai diffusamente percepito e utilizzato come leva di sostegno economico imprescindibile. Per liberarlo, il mercato è chiamato a rispondere con servizi semplici e facilmente spendibili.

Alberto Dalmasso, CEO e Co-founder di Satispay.

Alberto Dalmasso, CEO e Co-founder di Satispay: “Qualche anno fa abbiamo visto con chiarezza come il welfare aziendale si stesse trasformando in un macro trend e in un pilastro portante per la gestione del carovita e la pianificazione del futuro. Il nostro impegno è stato fin dall’inizio portare ai lavoratori un’esperienza d’uso immediata e intuitiva, la stessa che i nostri oltre 6,5 milioni di utenti conoscono già, e una rete di accettazione realmente capillare. In meno di tre anni siamo arrivati a servire oltre 430.000 lavoratori in più di 45.000 aziende: i dati che emergono dall’Osservatorio, confermano la nostra visione di business e di prodotto”.

L’Osservatorio “Gli italiani e il welfare aziendale”

Oggi il valore del welfare aziendale è riconosciuto e ricercato: per il 78% dei lavoratori italiani è fondamentale o importante che l’azienda lo offra. Si tratta di uno strumento percepito in primo luogo come leva di sostegno economico, sia nel quotidiano, con il 77% che concorda che aiuta a combattere il carovita nelle spese di tutti i giorni; che per il futuro, con il 73% che lo considera uno strumento capace di alleggerire le spese correnti e lasciare più margine per risparmiare e investire nel futuro.

Sul fronte della retribuzione, 3 italiani su 4 dichiarano che percepirebbe un maggior risparmio con €200 in welfare, rispetto allo stesso importo tassato in busta paga; 1 dipendente su 2 preferirebbe ricevere anche il premio di produzione in crediti welfare riconoscendone il maggior valore spendibile rispetto all’aumento lordo in busta paga.

La fotografia del mercato è chiara: il welfare aziendale è oggi radicato nel mondo delle aziende italiane. La metà dei dipendenti dichiara di disporre di benefit aziendali (quota che cresce con la dimensione dell’azienda), e la «triade» più diffusa è costituita da buoni pasto (52%), sanità integrativa (48%) e fringe benefit (42%), generalmente in linea con le preferenze dichiarate dai dipendenti italiani.

Il nodo della capillarità

Se la domanda di welfare è forte, restano margini di miglioramento sul fronte dell’offerta. Infatti solo la metà (52%) dei dipendenti che dispone di welfare, riesce a percepire il reale valore nel sostegno alle spese famigliari, e oltre un terzo di chi ha a disposizione questi strumenti li utilizza ancora poco, tanto che il 37% vorrebbe una rete di esercenti convenzionati più ampia e diffusa sul territorio per utilizzarli di più.

Semplicità di utilizzo e una vasta rete di accettazione, emergono così come le due leve principali su cui si gioca l’efficacia reale del beneficio per i lavoratori e le aziende su grande scala.

I dati Satispay Welfare

È proprio la capacità di Satispay di rispondere a questi due elementi ad avere permesso alla fintech di posizionarsi in tre anni tra i principali operatori del settore.
I numeri confermano la traiettoria: a luglio 2026 i volumi annualizzati di welfare aziendale erogato tramite Satispay hanno superato i €480 milioni, in crescita del 197% su base annua.

Sul fronte dell’utilizzo, è interessante notare che la spesa dei fringe benefit Satispay (Buoni Acquisto) si concentra per il 78% proprio nella fascia d’età tra i 25-54 anni, quando si consolida la carriera, si costruisce una famiglia, si pianifica il futuro e cresce l’esigenza di far fronte a molte spese e di allocare consapevolmente le risorse economiche.

La spesa dei fringe benefit avviene sia presso esercenti fisici (40,6%) che attraverso gift card digitali (59,4%).
Nel primo caso, la distribuzione riflette le necessità quotidiane delle famiglie: la grande distribuzione e i supermercati rappresentano la prima voce (16,3%), seguiti dalla ristorazione (12,5%) e dal retail (8%).
Nel secondo, le gift card coprono un ampio spettro di bisogni quotidiani e familiari: dalla spesa alimentare ai carburanti, dall’abbigliamento all’elettronica, dai viaggi alla cura della persona, a conferma che anche la spesa digitale risponde a esigenze quotidiane e diversificate.
A completare il quadro, un dato che racconta l’impatto della rete Satispay sul tessuto commerciale locale: nei primi otto mesi del 2026, €45 milioni di buoni pasto sono stati spesi presso esercenti di prossimità, il 22% del totale, il doppio rispetto alla media dei competitor che si attesta all’11%. Un risultato che conferma come la capillarità della rete non si traduca solo in maggiore libertà di scelta per il lavoratore, ma anche in un beneficio concreto per il commercio locale.

A ulteriore conferma della semplicità d’uso, capillarità della rete ed effettivo utilizzo, considerando il credito assegnato nei 12 mesi terminanti a giugno 2026, Satispay ha registrato che i crediti welfare assegnati vengono utilizzati in tempi rapidi: il tempo mediano per esaurire i buoni pasto è stato di circa 32 giorni, quello per i fringe benefits di circa 42 giorni e quello per i FlexBen di circa 51 giorni.

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