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Innovazione

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In vacanza con… le tecnologie vocali: dalla prenotazione al soggiorno, le ferie sono sempre più smart

Pronti per il voice-driven summer customer journey? Secondo, Spitch, azienda internazionale specializzata in soluzioni di tecnologia vocale, l’estate del 2021 sarà infatti all’insegna della… voce. Dalla prenotazione di hotel e servizi aggiuntivi, al pagamento, passando per le esperienze vissute durante la vacanza, il controllo vocale sta assumendo un ruolo di primo piano. Insomma, se da qualche anno le soluzioni basate su AI e machine learning sono entrate nelle nostre abitazioni e nella nostra quotidianità, in questa estate sono pronte ad accompagnarci anche durante le nostre meritate ferie.

Lo conferma anche una recente ricerca condotta dall’Osservatorio d’Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano: il 22% dei turisti ha sperimentato soluzioni di realtà aumentata e virtuale (sia nella scelta della prenotazione che durante il viaggio), mentre il 10% dei turisti ha utilizzato una chatbot – testuale o vocale – presente su un sito durante la sua ultima vacanza, soprattutto per chiedere informazioni (40%). Questi dati sottolineano come l’innovazione tecnologica abbia semplificato molte attività legate al viaggio: dalla prenotazione, all’esperienza stessa, fino al post-vendita.
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La giusta tecnologia garantisce il benessere dei dipendenti

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La produttività dei dipendenti è uno degli argomenti più discussi dell’ultimo anno. La pandemia ha costretto le aziende a una rapida transizione verso il lavoro a distanza e secondo la ricerca Dynabook The Hybrid Shift: Managing an increasingly remote workforce quasi un terzo dei decision maker IT europei indica produttività (17%) e collaborazione (15%) dei dipendenti come le aree più difficili da gestire nel settore IT.

Fornire supporto ai dipendenti da remoto è diverso, e per certi versi più difficile, rispetto a quando si trovano in ufficio. Per mantenere alta la produttività, è essenziale che i team IT forniscano tutto il supporto necessario per far sentire il personale valorizzato e a proprio agio. È incoraggiante vedere che oltre la metà delle aziende gli stia dando la priorità, con un incremento pari a quasi il 30% rispetto al 2018.
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Samsung presenta Galaxy Book Go: massima produttività anche in movimento

Samsung Electronics ha presentato il nuovo Galaxy Book Go, dispositivo della famiglia Galaxy Book potenziato dalla piattaforma Qualcomm® Snapdragon™. La serie Galaxy Book Go offre nuove soluzioni accessibili e versatili per aiutare gli utenti a realizzare il proprio potenziale ovunque e in qualunque momento.

“I PC ci permettono di accedere alle nostre vite digitali, aiutandoci a connetterci con amici e familiari, a lavorare da remoto, a liberare la nostra creatività e a rilassarci”, ha dichiarato Woncheol Chai, SVP and Head of Experience Planning Team, Mobile Communications Business di Samsung Electronics. “Galaxy Book Go è progettato per rispondere alle aspettative dei moderni utenti mobile-first, alla ricerca di funzionalità avanzate di comunicazione e produttività, nonché di un intrattenimento immersivo, il tutto in un solo dispositivo. Con i nuovi device della famiglia Galaxy Book, Samsung amplia ulteriormente la propria gamma di notebook a disposizione dei consumatori, aiutandoli a scegliere il dispositivo più in linea con le proprie esigenze”.
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Terziario, un’impresa su tre è pronta a investire sul digitale

Da una parte la piena consapevolezza del cambiamento degli stili di consumo in atto, accelerato dalla pandemia, dall’altra la volontà di reagire investendo in innovazione. Nel mezzo un dato confortante e cioè che una impresa su tre è pronta per fare il salto tecnologico e affrontare le sfide legate all’evoluzione digitale. Come? Introducendo metodologie e strumenti di innovazione e investendo in figure nuove e con competenze ad hoc da inserire in organico, soprattutto per le attività legate all’e-commerce. È quanto emerge dal nuovo Rapporto di ricerca (Osservatorio sulle imprese del terziario) realizzato da Format Research per conto di Ascom Confcommercio Bergamo sulle imprese del terziario.
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Il futuro del cloud computing?

Attualmente, i servizi cloud sono fortemente centralizzati, il che li rende facili da sviluppare e distribuire a un data center selezionato. Se il passaggio a un modello di cloud più ampio ha le sue sfide, poiché replicare i servizi su più data center, garantire che i dati siano sincronizzati e distribuire uniformemente il carico mantenendo una visione globale e in tempo reale di tali dati può essere costoso e operativamente complesso, è anche vero che offre molteplici vantaggi. Entro il 2025, secondo Gartner, la maggior parte delle piattaforme cloud fornirà almeno alcuni servizi di cloud distribuito direttamente all’edge. Secondo Akamai Technologies, il cloud distribuito rappresenta il futuro del cloud computing, fornendo il Cloud Edge e molti altri nuovi casi d’uso.
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L’intelligenza artificiale si allea con i ristoranti per spingere il delivery

Nell’ultimo anno l’e-commerce è diventato per molti imprenditori l’unico modo per restare sul mercato. E l’intelligenza artificiale è diventata uno strumento di inclusione, un supporto quasi inatteso, ma fondamentale.

L’accelerazione imposta dalla pandemia globale, però, non è stata uguale per tutti. C’è chi, come il mondo del retail, la transizione verso il digitale l’aveva iniziata da tempo cercando un equilibrio tra due sistemi – offline e online – destinati a convivere, ma c’è anche chi, come i ristoratori, guardavano alle piattaforme di delivery più come a un potenziale avversario che a un possibile alleato, preferendo, di fatto, continuare a concentrarsi su modelli di business tradizionali.

L’esplosione del Covid e le misure di contenimento decise dai governi hanno cambiato – forse per sempre – le regole del gioco. I ristoranti, di ogni tipo e genere, che aprono e chiudono a ogni cambio di colore hanno dovuto esplorare nuove strade e nuove strategie per sopravvivere alla crisi.
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La comunicazione abilita il cambiamento: l’innovazione esiste solo se compresa e condivisa

Senza comunicazione, non c’è innovazione. Può sembrare un punto di vista radicale ma, a ben guardare, è proprio così. Anzi, per essere più corretti: la comunicazione dell’innovazione non è separabile dalla stessa innovazione perché ne rappresenta un aspetto fondante, costitutivo. L’idea più rivoluzionaria, tenuta nascosta, o più banalmente spiegata male, è destinata inevitabilmente a ridimensionarsi, a essere rilevante solo come fattore tecnico. Cioè come pura invenzione, ma l’innovazione è molto di più. L’innovazione è come un’onda che cresce, aumenta di altezza e sviluppa una propria forza d’urto. Questa forza d’urto è la capacità di generare impatto sociale, economico e culturale. E tutto questo non può avvenire in silenzio, senza il contributo della comunicazione.

Fatta questa premessa, è facile comprendere come l’accettazione, prima, e la comprensione, poi, siano fattori determinanti per il successo dell’innovazione. E questo vale sia a livello di servizio o prodotto sia a livello di innovazione aziendale. Faccio un esempio di prodotto innovativo: alzi la mano chi ha mai sentito parlare di Ibm Simon? È stato il primo smartphone con schermo touch, messo a punto dall’azienda americana nel 1992, molto in anticipo rispetto alla diffusione delle app e dei telefoni intelligenti. Prima dell’avvento di Apple, i leader della telefonia mobile erano Nokia, Sony Ericsson, Panasonic e Blackberry. Nessuno di questi ha creduto in una tecnologia che, di fatto, era già disponibile da anni. Nessuno ne ha intuito il potenziale d’uso da parte degli utenti. E soprattutto nessuno è riuscito a comunicare quella nuova, rivoluzionaria, interfaccia. Poi è arrivato l’iPhone, Steve Jobs e i keynote con la frasetta magica “one more thing” e… sappiamo com’è andata la storia.

Meno evidente, ma forse ancora più significativo è quello che succede all’interno delle aziende che avviano percorsi di innovazione. Fino a qualche anno fa si pensava che l’innovazione fosse un processo come tutti gli altri: voluta, o almeno approvata, dal CEO poi si sarebbe diffusa all’interno dei vari dipartimenti e delle diverse business unit, esattamente come un ordine di servizio. Ci si è resi conto in fretta, però, che la situazione era un po’ diversa. Il cambiamento si ottiene soltanto se ne viene compresa la natura e ne viene condivisa la finalità, altrimenti le resistenze individuali e collettive sono troppo forti. Perfino per un provvedimento dell’amministratore delegato. Per questa ragione, oggi, le imprese che vogliono intraprendere un percorso di innovazione lo fanno approcciando il tema della cultura aziendale. Il coinvolgimento delle persone è fondamentale per vincere la sfida dell’innovazione, perché il cambiamento è il risultato di un’opera di ingegno collettivo e tutti devono dare il loro contributo. È ovvio che, anche in questi termini, la comunicazione gioca un ruolo centrale.

Se nessuno sente, il rumore non esiste

Nel 1713 il filosofo irlandese George Berkeley pubblicò il trattato Tre dialoghi tra Hylas e Philonous. La sua tesi era molto semplice: l’esistenza stessa del mondo dipende dalla sua percezione. Di conseguenza se un albero cade in una foresta e nessuno lo sente, non c’è alcun rumore. Il suono è una vibrazione trasmessa ai nostri sensi attraverso le orecchie e riconosciuta come suono solo dai nostri centri nervosi. La caduta di un albero, o di qualunque altro oggetto, produce una vibrazione nell’aria, ma se non ci sono orecchie a sentirla, il rumore non esiste.

All’innovazione senza comunicazione succede la stessa cosa. Non produce effetti, non innesca reazioni, non ha alcuna rilevanza a livello economico, sociale e culturale. E questo è tanto più vero all’interno del modello, sempre più diffuso, dell’open innovation, che implica e si compie attraverso il coinvolgimento di risorse diffuse. Se l’innovazione tradizionale avveniva in stanze e laboratori segreti, l’innovazione aperta è alla luce del sole perché, per realizzarsi, ha bisogno di idee, tecnologie e persone che non appartengono a una sola azienda o istituzione. Nessuno è grande abbastanza per assicurarsi un tale patrimonio. Per questa ragione è necessario mettere insieme risorse in grado di condividere conoscenze ed esperienze e, soprattutto, raggiungere un obiettivo comune da cui trarre i rispettivi benefici. È un processo complicato ma dalle enormi potenzialità (che anche in Italia sta dando prova della propria maturità). Un processo che può essere arricchito in modo significativo dalla contaminazione tra i vari soggetti coinvolti. Resta il fatto che, alla base di tutto questo, ci deve essere un solido processo di comunicazione in grado di ingaggiare i diversi attori, permettere loro di individuare finalità comuni e raggiungere il livello di trust necessario per un affrontare con successo un percorso del genere.

Negli ultimi mesi Cariplo Factory è stata impegnata sul progetto di Federated Innovation, il polo di innovazione che nei prossimi mesi prenderà vita all’interno di MIND Milano Innovation District, la cittadella tecnologica in costruzione nell’area ex area Expo. La missione di Federated Innovation è creare un ecosistema inclusivo, gettando un ponte tra l’Italia e l’innovazione internazionale. Un’iniziativa unica nel suo genere, che intende attrarre e coinvolgere i migliori talenti (non solo italiani) per avvicinarli e coinvolgerli nei progetti con startup e corporate. A completare il quadro e assicurare a Federated Innovation tutte le competenze ed esperienze necessarie per lo sviluppo delle attività, sarà coinvolta l’intera filiera dell’innovazione italiana, dagli incubatori agli investitori. Possibile che un progetto così ambizioso rinunci alla comunicazione? Possibile che un ecosistema così articolato abbia successo senza che i soggetti a cui si rivolge ne abbiano compreso esattamente la visione, gli obiettivi e l’impatto a livello economico e sociale? Possibile catalizzare talenti, tecnologie e capitali, senza maturare uno storytelling? Difficile immaginarlo. Non a caso la comunicazione è stata al centro del disegno strategico fin dalle prima battute.

Senza comunicazione, non c’è innovazione. Non posso che constatare che, ormai, gran parte dei partner con cui collaboriamo hanno metabolizzato questo principio. E, di conseguenza, ne tengono conto nel momento della progettazione dei loro percorsi di innovazione. Un antidoto a quello che è il principale rischio di queste attività: che resti un esercizio di pure teoria, difficile se non impossibile da portare in execution e, soprattutto, senza impatti di valore per l’azienda. Esattamente quello che è successo a Xerox Star all’inizio degli anni 80, quando anticipò di una manciata di anni i computer con interfacce grafiche e connettività: un’invenzione che è rimasta un mero fatto tecnico fino a quando Windows e Macintosh non sono riusciti a trasformarla in vera innovazione. Investendo in comunicazione.

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Nel 2021 l’accelerazione del digitale reinventerà il settore sanitario


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Indubbiamente lo scorso anno il COVID-19 ha portato grande confusione e crisi, ma ha anche alimentato una forte innovazione e collaborazione nel settore sanitario. Esami diagnostici e vaccini sviluppati in tempi record, aziende e autorità sanitarie che collaborano per fornire più velocemente i farmaci essenziali per i pazienti e nuove modalità di lavoro digitali per lo sviluppo di prodotti e per le iniziative commerciali.

Guardando al futuro, Veeva Systems delinea i trend 2021 per il settore sanitario, che sarà protagonista di una vera e propria rivoluzione digitale che consentirà di accelerare lo sviluppo commerciale e farmacologico, darà vita a nuovi modelli operativi e guiderà una profonda trasformazione.
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Il futuro dell’healthcare è nell’unione tra AI ed Edge

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Il settore sanitario è prossimo ad una vera e propria rivoluzione, che sarà guidata da alcune tecnologie come l’Intelligenza Artificiale (AI) e l’Edge Computing. L’implementazione dell’Intelligenza Artificiale ha registrato un tasso di crescita annuale pari al 41,4% dal 2020 per raggiungere i 51,3 miliardi di dollari entro il 2027, mentre l’Edge Computing dovrebbe toccare il 34,1% entro il 2025. Queste tecnologie sono in costante evoluzione e ormai sono parte integrante dei processi decisionali dei leader del settore healthcare. Inoltre, queste due tecnologie vanno di pari passo: l’intelligenza artificiale è la chiave per utilizzare l’edge computing e quest’ultimo è un abilitatore fondamentale per l’AI.
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