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Economia/Imprese

Mercato del lavoro in Italia: occupazione stabile, ma quasi un posto su due resta scoperto

I dati ISTAT di marzo 2026 confermano un tasso di occupazione al 62,4%, con 24 milioni 124mila occupati e un tasso di disoccupazione sceso al 5,2%: livelli che fino a pochi anni fa avrebbero rappresentato un traguardo. Eppure, secondo il Bollettino Excelsior di maggio 2026, il 42,9% dei profili ricercati dalle imprese risulta ancora di difficile copertura: circa 234mila posizioni su 544mila programmate nel solo mese di maggio rischiano di restare vacanti. Il paradosso del mercato del lavoro italiano non riguarda la quantità di posti disponibili, ma la capacità del sistema di farli incontrare con le persone giuste.

Un mercato in lieve rallentamento, ma strutturalmente teso

Il quadro che emerge dalle fonti più aggiornate è quello di una domanda di lavoro ancora sostenuta ma in moderata flessione. Le 544.100 entrate programmate a maggio 2026 segnano un calo di 26mila unità rispetto allo stesso mese del 2025; nel trimestre maggio-luglio il fabbisogno complessivo raggiunge 1,7 milioni di contratti, con una flessione di 42mila rispetto al 2025.

Il XXVII Rapporto CNEL sul mercato del lavoro, approvato il 22 aprile 2026, descrive un sistema in “tenuta e riassestamento”: l’occupazione cresce ma cambia composizione, con una riduzione della componente temporanea e un contributo sempre più trainante delle classi d’età più mature. Il tasso di occupazione degli over 50 raggiunge il 67%, mentre tra i 15-34enni scende al 43,2% (-1,3 punti), con il tasso di attività giovanile che arretra sotto il 50%. Sul fronte positivo, la disoccupazione su base annua è in calo significativo: a marzo 2026 si contano 304mila disoccupati in meno rispetto a marzo 2025.

Il mismatch: in lieve miglioramento, ma ancora strutturale

La difficoltà di reperimento mostra un segnale di attenuazione rispetto al recente passato. Il 42,9% registrato a maggio 2026 è in calo rispetto al 46,6% di maggio 2025 e al 46,1% del secondo semestre 2025 rilevato dal Report CNEL-Unioncamere di febbraio. Il trend è quindi positivo, ma la dimensione del fenomeno resta strutturalmente elevata.

Le cause sono duplici. Il 26,2% delle difficoltà è riconducibile a carenza di candidati, il 13,2% a mancanza di competenze adeguate. La combinazione dei due fattori è particolarmente penalizzante nei comparti a più alta intensità tecnologica, dove la velocità di trasformazione delle imprese supera sistematicamente la capacità del sistema formativo di rispondervi.

Le criticità maggiori si concentrano su comparti e profili precisi: industrie del legno e del mobile (61,7% di difficile reperimento), metallurgia (59,4%), tessile-abbigliamento (57%), costruzioni (54,9%). Tra le professioni, gli operai specializzati risultano difficili da reperire nel 55,5% dei casi, con punte che superano il 70% per meccanici, manutentori e fabbri ferrai. Le professioni tecniche si attestano al 51,2%, i dirigenti e le professioni ad alta specializzazione al 66,9%. Sul piano geografico, la difficoltà è più intensa nelle aree a più alta concentrazione industriale: Nord Ovest al 46,4% e Nord Est al 45,7%.

Il costo per le imprese e il ruolo crescente delle agenzie per il lavoro

Le microimprese, che secondo il Report CNEL-Unioncamere rappresentano il principale motore delle assunzioni in Italia, registrano una difficoltà di copertura superiore al 50% delle entrate previste, contro il 28% circa delle grandi imprese. È la parte del tessuto produttivo che genera più domanda di lavoro, ma ha meno strumenti per gestirla autonomamente. In questo contesto, il ricorso a una agenzia per il lavoro sta assumendo un valore operativo crescente, ben oltre la tradizionale funzione di “collocamento”. Le agenzie per il lavoro non sono più semplici intermediari, ma veri e propri partner strategici delle imprese, capaci di selezionare, formare e mettere a disposizione competenze qualificate in tempi rapidi.

I dati confermano questa evoluzione. Secondo il Rapporto Censis-Assosomm 2026, tra il 2024 e il 2025 sono stati attivati oltre 1,36 milioni di contratti di somministrazione, pari al 10,3% dell’intero panorama occupazionale italiano. La somministrazione è oggi sempre meno sinonimo di precarietà: nel 2025 i contratti a tempo indeterminato tramite agenzia hanno raggiunto una media mensile di 147.693 unità (+2,2% rispetto al 2024), con una paga oraria media salita a 15,28 euro, per uno stipendio mensile medio di 2.139 euro (+3,6% sul 2024). Sul fronte demografico, la somministrazione copre fasce del mercato che altrimenti rischierebbero di restare escluse: gli under 24 rappresentano il 27,6% dei rapporti attivati, la fascia 25-34 anni il 27,7%, mentre il 33,5% dei contratti riguarda lavoratori stranieri. Una funzione di inclusione, oltre che di intermediazione.

C’è poi una dimensione che spesso sfugge al dibattito pubblico: la formazione. Nel 2025 le agenzie per il lavoro hanno erogato oltre 90mila corsi, coinvolgendo più di 415mila persone. Questo avviene in parte attraverso FormaTemp, il fondo bilaterale finanziato dalle agenzie per la formazione dei lavoratori somministrati: uno strumento che trasforma il passaggio attraverso un’agenzia in un’opportunità di aggiornamento professionale, non solo di impiego temporaneo.

Il lato dell’offerta: giovani, inattività e divario di genere

Il XXVII Rapporto CNEL mette in evidenza una dinamica che merita attenzione. A fronte di una disoccupazione giovanile in calo (18,1% a marzo 2026), cresce l’area dell’inattività: gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano di 351mila unità su base annua. Il mercato del lavoro italiano regge sempre più sugli over 50, il cui tasso di attività è salito dal 67,6% al 69,1%, mentre fatica a incorporare le nuove generazioni. Tra i dipendenti a termine, calati di 142mila unità su base annua a marzo 2026, si concentra la quota più vulnerabile dell’occupazione giovanile. Persiste inoltre un divario di genere rilevante, con la disoccupazione di lunga durata che penalizza in particolare le donne.

Le prospettive: domanda selettiva, competenze sempre più decisive

Il XXVII Rapporto CNEL stima che da qui al 2029 il fabbisogno occupazionale sarà compreso tra 3,279 e 3,721 milioni di unità, ma oltre l’80% deriverà dalla sostituzione di lavoratori in uscita più che da nuova espansione netta. Il cuore della domanda sarà nei servizi, con crescita del peso delle competenze tecnico-professionali e dell’istruzione terziaria. Secondo i dati Excelsior, tra il 2025 e il 2029 saranno necessari circa 920mila nuovi professionisti in ambito digitale, cybersecurity, cloud computing, big data, intelligenza artificiale. Una domanda che il sistema formativo non riuscirà a soddisfare senza un potenziamento strutturale degli istituti tecnici e degli ITS Academy, e senza intermediari capaci di connettere velocemente domanda e offerta su base territoriale.

Il mercato del lavoro italiano produce numeri solidi, ma il vantaggio competitivo delle imprese si giocherà sempre di più sulla capacità di trovare, selezionare e trattenere i profili giusti, nel momento giusto. In un mercato che premia la velocità e la specializzazione, chi dispone di strumenti adeguati, reti territoriali, database profilati, competenze di selezione settoriale, parte con un vantaggio misurabile.

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BusinessEconomia/Imprese

Analisi Coface: Le implicazioni delle tensioni in Medio Oriente per l’economia cinese

Medio Oriente: per la Cina uno shock sui costi, non ancora sull’offerta
La Cina si sta dimostrando meglio attrezzata rispetto ad altre economie asiatiche per assorbire gli shock energetici legati alle tensioni in Medio Oriente.
Al momento, il Paese riesce a contenere il rischio di interruzioni dell’offerta, ma l’aumento dei costi di produzione, in un contesto di domanda globale in rallentamento, sta esercitando una pressione crescente su margini aziendali già sotto tensione.
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Economia/Imprese

Le 5 priorità per rendere le PMI italiane più resilienti

myPOS individua le aree operative essenziali per il business italiano: controllo dei costi, gestione della liquidità, digitalizzazione/AI, sicurezza e qualità dell’esperienza cliente.

Tra aumento e volatilità dei costi, difficoltà nel reperire competenze, accelerazione digitale, nuove minacce cyber e aspettative dei clienti sempre più elevate, le imprese italiane necessitano, ora più che mai, di gestire precise priorità e sfide che impattano su continuità del business e competitività. In questo scenario, myPOS, fintech innovativa che supporta clienti di piccole e medie imprese in 30 Paesi dell’Area Economica Europea, oltre che in Svizzera e nel Regno Unito, ha sintetizzato in cinque aree chiave le priorità su cui le aziende sono chiamate a fare il punto.

1. Controllo dei costi e gestione dell’incertezza 

Gli aumenti su energia, materie prime e logistica rendono centrale un monitoraggio costante della struttura dei costi e della capacità di intervenire rapidamente. Tra le azioni più rilevanti rientrano una revisione aggiornata di costi fissi e variabili, la rinegoziazione almeno annuale dei contratti a maggior valore con i fornitori e un modello di prezzo flessibile, in grado quindi di assorbire gli shock senza compromettere il posizionamento. A supporto delle decisioni, la costruzione di scenari previsionali su 6-12 mesi aiuta a proteggere margini e liquidità.

2. Pianificazione finanziaria e gestione del cash flow 

In questo contesto incerto, la solidità del business passa anche dalla capacità di prevedere e gestire i flussi. Una dashboard aggiornata dei flussi di cassa, la previsione di entrate e uscite con almeno tre mesi di anticipo e un fondo di sicurezza per imprevisti aiutano a ridurre stress finanziario e decisioni d’emergenza. Il controllo regolare di margini, costi e redditività rende più rapido individuare le aree su cui intervenire per proteggere la sostenibilità del business.

3. Digitalizzazione e uso dell’AI 

Processi ancora manuali o frammentati rallentano l’operatività e rendono più difficile scalare. La digitalizzazione dei processi principali (vendite, amministrazione, customer care) e l’adozione di strumenti di automazione per le attività ripetitive consentono di recuperare produttività e ridurre errori. In questo quadro, l’integrazione dell’AI in almeno un processo operativo e un piano per aumentare la maturità digitale entro 12 mesi rappresentano un passaggio sempre più concreto per trasformare la tecnologia in efficienza.

4. Cybersecurity e protezione dei dati (di pagamento) 

Con l’aumento degli attacchi e dei rischi legati a frodi e interruzioni di servizio, la sicurezza informatica è una leva di continuità aziendale. Backup regolari e testati, formazione del personale su phishing e social engineering e la presenza di un responsabile interno o di un fornitore dedicato alla sicurezza sono elementi fondamentali. Inoltre, la scelta di un sistema di pagamento certificato PCI-DSS contribuisce a rafforzare la protezione dei dati di pagamento e la fiducia dei clienti.

5. Customer experience e aspettative dei clienti 

La relazione con il cliente si misura sempre più su velocità, coerenza e facilità d’acquisto. Tempi di risposta adeguati e un CRM aggiornato e realmente utilizzato dal team aiutano a gestire i propri clienti in modo più efficace. Anche i pagamenti incidono sulla percezione complessiva: opzioni semplici e moderne, come i POS mobili, i QR code e altre modalità simili, riducono attriti e sostengono conversione e fidelizzazione. La raccolta di feedback, se trasformata in azioni concrete, diventa un indicatore operativo di miglioramento continuo.

“Le imprese italiane stanno lavorando in un contesto in cui l’incertezza aumenta, ma il tempo, e spesso anche il budget, per gestirla non cresce allo stesso ritmo; per questo è importante riportare l’attenzione su poche priorità concrete: quelle che proteggono i margini, semplificano i processi ed incidono direttamente sull’esperienza del cliente. Una cosa spesso sottovalutata è come piattaforme e sistemi di pagamento giochino un ruolo essenziale nel migliorare l’operatività senza aggiungere burocrazia e frizioni; permettendo così di concentrarsi su ciò che conta davvero e trasformando il cambiamento in corso in un’opportunità tangibile”, ha dichiarato Alessandro Bocca, Country Manager di myPOS Italia.

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Business

Dolfin porta a TuttoFood il futuro del ready to freeze: Polaretti diventa experience brand

Milano, 11 maggio 2026 – A TuttoFood 2026, Dolfin non si limita a presentare nuovi prodotti: mette in scena una visione evoluta del food contemporaneo, dove innovazione, branding esperienziale e lifestyle marketing trasformano un semplice ghiacciolo in un fenomeno culturale.

Per l’edizione 2026 della manifestazione milanese, l’azienda siciliana sceglie infatti un allestimento immersivo a forma di igloo ispirato a Polarettilandia, universo narrativo del brand Polaretti. Una scelta che racconta bene la direzione intrapresa dal gruppo: costruire attorno al prodotto un ecosistema emozionale capace di parlare a famiglie, nuovi consumatori e mercato internazionale.

Il dato industriale resta impressionante. Oggi Dolfin detiene nei pronti da gelare il 95% del mercato dei ghiaccioli e il 98% di quello delle granite e dei sorbetti, confermando una leadership costruita in oltre un secolo di storia. Fondata nel 1914 a Giarre dalla famiglia Finocchiaro, l’azienda ha saputo evolversi dai dolci della tradizione siciliana a protagonista nazionale del comparto ready to freeze food, mantenendo forte il legame con qualità, materie prime e identità territoriale.

A TuttoFood, il focus è soprattutto sull’evoluzione di Polaretti, che nel 2026 introduce una nuova formulazione sintetizzata dal claim “Più succo, più gusto”. Una linea che punta su una presenza ancora più significativa di succo di frutta naturale, senza coloranti artificiali, conservanti e glutine, intercettando la crescente domanda di prodotti freschi, semplici e trasparenti.

Accanto ai gusti classici, il brand continua a investire sulla sperimentazione con varianti contemporanee e pop, ampliando il proprio linguaggio ben oltre il food. In questa direzione si inserisce anche la capsule beachwear realizzata con MC2 Saint Barth, che porta Mr. Polaretto nel mondo moda attraverso un costume da bagno dedicato all’iconica mascotte. Un’operazione che conferma la volontà di Dolfin di trasformare Polaretti in un vero lifestyle brand, capace di vivere tra entertainment, vacanza ed esperienze estive.

La stessa strategia si riflette anche nella collaborazione con Alpitour, che ha portato il mondo Polaretti all’interno dei villaggi turistici del gruppo, rafforzando ulteriormente il legame tra il brand e l’immaginario della vacanza italiana.

Parallelamente, Dolfin continua a presidiare anche il segmento premium con SensoFreddo, linea che interpreta granite, sorbetti e ghiaccioli in chiave gourmet. Le novità 2026 puntano su texture più cremose e profili aromatici sofisticati, con gusti che valorizzano la tradizione siciliana — dall’arancia rossa alla mandorla — accanto a referenze più ricercate come caffè 100% arabica, melograno e frutti di bosco o arancia rossa e zenzero.

Il risultato è una strategia multilivello che unisce mass market, premiumizzazione ed experience marketing, mantenendo però una forte coerenza identitaria. In un settore spesso legato alla stagionalità e all’impulso, Dolfin dimostra così come anche il ready to freeze food possa evolvere in piattaforma di branding, innovazione e cultura pop contemporanea.

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Economia/ImpreseInnovazione

Netcomm Forum: team.blue presenta lo studio europeo sulla produttività digitale delle PMI

Il paradosso della produttività digitale: tanti strumenti, ma l’impatto resta minimo
team.blue, gruppo europeo leader nell’abilitazione digitale, debutta a Netcomm Forum e presenta i dati su uno studio sulla trasformazione digitale delle PMI.

team.blue, leader europeo nell’abilitazione digitale potenziata dall’intelligenza artificiale, presenta per la prima volta a Netcomm Forum i risultati di uno studio che analizza lo stato di avanzamento della trasformazione digitale nelle PMI e la distanza che ancora separa “adozione” e “produttività”.

All’evento che si è tenuto il 06 maggio 2026, il gruppo era presente allo stand B15 per incontri con media e business partners su: produttività digitale nelle PMI, adozione dell’AI “dal pilota al processo”, hosting e cloud, compliance e accessibilità digitale. Ha partecipato con quattro brand italiani del suo ecosistema: Register.it, punto di riferimento in Italia da oltre 25 anni per domini, hosting, email e servizi digitali; Keliweb, realtà specializzata in hosting e cloud con un forte focus su affidabilità, trasparenza e supporto continuativo; Pingup, piattaforma italiana che aiuta le aziende a comunicare, vendere e crescere su WhatsApp grazie a marketing, automazioni, integrazioni e customer care in un unico ambiente; e iubenda, il leader nella fornitura di servizi online per la gestione della privacy.

Dallo studio, condotto su oltre 8.000 PMI di oltre 30 Paesi europei, emerge un dato controintuitivo: la disponibilità di strumenti digitali è ormai diffusa, ma non sempre si traduce in risparmio di tempo e maggiore efficienza. Oltre il 40% delle aziende intervistate dichiara infatti che gli strumenti digitali non generano risparmio di tempo, mentre il 35,5% afferma di non essere in grado di stimare quante ore la tecnologia consenta effettivamente di risparmiare rispetto al lavoro manuale.

Inoltre, secondo la ricerca europea, il gap non è solo tecnologico ma soprattutto operativo: il 30% delle imprese ammette di non saper selezionare i dispositivi più adatti alle proprie esigenze e il 26% indica una mancanza di competenze. Nel frattempo, la dotazione digitale si concentra sui “fondamentali” più immediati, social media (74%) e cloud storage (73%), e oltre metà delle aziende resta ancorata a un ecosistema digitale essenziale, limitato a collaborazione online e creazione di siti web.

Un ulteriore segnale arriva dalle imprese più consolidate: il 59% di quelle con oltre dieci anni di attività non riconosce ancora il valore aggiunto delle nuove tecnologie, evidenziando come il vero attrito sia spesso nel cambio delle abitudini operative e nella capacità di integrare la tecnologia nei processi.

Le PMI hanno oggi accesso a un numero crescente di strumenti digitali, ma spesso manca una regia che aiuti a scegliere poche priorità, integrarle nei processi e misurarne l’effetto”, dichiara Claudio Corbetta, Group CEO team.blue. “Senza disciplina operativa e metriche chiare, anche il dibattito sull’AI rischia di seguire lo stesso schema: aspettative altissime, risultati disomogenei e difficoltà a passare dalla prova al processo.”

A Netcomm Forum, team.blue ha portato il confronto su un punto chiave: la tecnologia crea valore quando diventa essenziale, tangibile e verificabile, concentrandosi su pochi ambiti ad alta misurabilità, come acquisizione clienti, gestione richieste, fatturazione e compliance, e prevedendo cicli periodici di verifica, formazione mirata e casi d’uso concreti.
Con un ecosistema di oltre 60 brand in oltre 22 Paesi europei e più di 3,3 milioni di clienti, team.blue supporta imprenditori e PMI con soluzioni digitali AI-powered, affidabili e user-friendly per creare, far crescere e proteggere la presenza online: attraverso servizi integrati per domini, hosting, siti web, e-commerce, marketing, compliance e altri strumenti potenziati dall’intelligenza artificiale. In particolare, team.blue integra funzionalità di AI nei propri prodotti per semplificare le attività quotidiane delle imprese, tra cui onboarding e supporto assistiti, generazione automatizzata di contenuti SEO, strumenti per social e digital marketing e un AI Copilot a supporto dei clienti B2B.

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BusinessInnovazione

TECH, AI E INNOVAZIONE APPLICATA: PER LA PRIMA VOLTA L’ITALIA A MIAMI A EMERGE AMERICAS, UN HUB “PONTE” TRA USA E AMERICA LATINA

Agenzia ICE accompagna a eMerge Americas, la prima collettiva nazionale: 14 aziende italiane attive in ambiti che vanno dalla smart city alla healthtech, con soluzioni dalla differenziazione automatica dei rifiuti alle microonde per lo screening del tumore al seno, oltre alla gestione dell’energia, l’aviazione e la creator marketing, in un appuntamento strategico per l’accesso al mercato nord- e sud-americano.

Dall’intelligenza artificiale applicata alla gestione urbana e industriale alla prevenzione in ambito sanitario, dalle piattaforme per l’automazione dei processi alle soluzioni per la formazione, la sostenibilità e la creator economy: l’Italia partecipa per la prima volta a eMerge Americas, uno degli appuntamenti più rilevanti del panorama tech internazionale, tra Stati Uniti e America Latina, che ha luogo a Miami.

Con una collettiva di 14 aziende espositrici, curata dall’ICE, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, il Padiglione Italia era presente nell’area expo della manifestazione, che si è svolta nelle giornate del 23 e 24 aprile 2026 al Miami Beach Convention Center.

eMerge Americas è una delle principali piattaforme internazionali dedicate a innovazione e tecnologia nelle Americhe: un evento che combina conference ed expo e che attraverso una programmazione annuale e il grande appuntamento in Florida, mette in relazione imprese globali, startup, investitori e istituzioni per accelerare lo sviluppo di tecnologie emergenti e favorire l’incontro tra capitale, talenti e idee.

L’edizione 2026, con oltre 20mila partecipanti, più di 60 Paesi rappresentati, oltre 250 speaker e più di 300 espositori, si concentra su quattro assi principali: AI e deep tech, national security, health e finance.
Per le startup e le imprese innovative l’evento si conferma anche come una piattaforma strategica per sviluppare partnership industriali e commerciali, aumentare la visibilità internazionale delle proprie soluzioni e avviare percorsi di ingresso nel mercato d’oltreoceano, con un posizionamento particolarmente interessante per chi guarda al Sud degli Stati Uniti e insieme al mercato latinoamericano: in questo senso, Miami rappresenta un contesto favorevole per testare opportunità di espansione tra USA e LATAM, in un ecosistema in cui networking, relazioni e accesso diretto agli interlocutori hanno un’importanza strategica.

Il padiglione italiano a eMerge Americas 2026

Le soluzioni presentate dalla delegazione italiana a eMerge Americas 2026 restituiscono l’immagine di un ecosistema fortemente orientato all’applicazione concreta dell’innovazione, con un baricentro evidente su intelligenza artificiale, software avanzato e tecnologie data-driven: si va da piattaforme per la gestione intelligente delle città e delle flotte di veicoli, capaci di integrare dati in tempo reale, anticipare criticità e ottimizzare processi, a strumenti per il marketing predittivo, la creator economy e la trasformazione digitale di asset immobiliari e rurali; accanto a questo, trovano spazio soluzioni per la formazione continua e l’upskilling, dai sistemi adattivi basati su AI ai serious game per lo sviluppo di competenze trasversali. Un altro asse rilevante è quello della salute e delle life sciences, con tecnologie per lo screening cardiaco rapido da remoto, dispositivi per la diagnosi senologica con le microonde al posto del raggi X e applicazioni nutraceutiche e cosmetiche ad alta componente scientifica. Completano il quadro proposte rivolte all’industria e alla sostenibilità, come sistemi per aumentare l’efficienza energetica dei vecchi macchinari senza sostituirli, piattaforme per l’aviazione basate su monitoraggio in tempo reale e analytics e automazioni per la raccolta differenziata, che trasformano la gestione dei rifiuti in una fonte di dati operativi e ambientali. Nel complesso, emerge una presenza italiana ampia e trasversale, concentrata su tecnologie capaci di migliorare efficienza, prevenzione, automazione e qualità decisionale in settori molto diversi tra loro.

Le aziende espositrici sono Asymmetrica (Taranto), Bytek (Milano), BM Diagnostics (Cantiano, PU), Carchain (Trieste), Exo Lab Italia (Pescara), Flyon Aero (Milano), Ganiga.ai (Pisa), Hevolus (Molfetta, BA), Intuos (Roma), PA360 (Lecce), Ruralis (Sant’Angelo dei Lombardi, AV), Tinental (Bastiglia, MO), UBT–Umbria Bioengineering Technologies (Assisi, PG) e Vidoser (Catania).

Asymmetrica (Taranto)

Asymmetrica presenta CityConn, un Digital Integration Hub che trasforma la complessità urbana in intelligence operativa. La piattaforma raccoglie dati in tempo reale da sensori, infrastrutture e sistemi eterogenei, li unifica in un unico livello informativo e li restituisce attraverso dashboard intuitive. Basata su strumenti avanzati di digital intelligence, CityConn genera Digital Twin dinamici capaci di replicare il comportamento della città, simulare scenari e anticipare criticità, supportando un passaggio da una gestione reattiva a una governance predittiva, data-driven e sostenibile.

Bytek (Milano)

Bytek, martech company del gruppo Datrix, porta a Miami la Bytek Prediction Platform, una piattaforma che arricchisce i dati di prima parte applicando modelli predittivi direttamente ai dati comportamentali, provenienti da CRM e transazionali presenti nel data warehouse del cliente, secondo un’architettura warehouse-native e zero-copy. Il sistema genera segnali avanzati su valore del cliente, interessi e comportamenti futuri, rendendo i dati arricchiti attivabili nei sistemi di marketing, advertising, analytics e customer experience.

BM Diagnostics (Cantiano, PU)

BM Diagnostics presenta HeartBeat Test + TestWise, un sistema basato su AI per la rilevazione precoce del rischio cardiaco in qualsiasi momento e luogo. Il sistema combina un semplice test tramite pungidito con una scansione da smartphone, restituendo insight cardiaci in tempo reale, un punteggio di rischio personalizzato, alert intelligenti e una connessione diretta con il medico, con l’obiettivo di rendere il monitoraggio della salute del cuore più accessibile e tempestivo.

Carchain (Trieste)

Carchain presenta una piattaforma modulare di AI fleet management che rende la gestione delle flotte più proattiva, automatizzata e sostenibile. Oltre al GPS, il sistema integra in un’unica dashboard veicoli connessi e non connessi, inclusi mezzi termici, ibridi ed elettrici, con configurazione plug-and-play o integrazione OEM. Tra i moduli figurano gestione in tempo reale di flotta e driver, insight e reporting basati su AI, manutenzione predittiva, ottimizzazione del costo totale di esercizio, asset tracking e rendicontazione CO2 e con registrazioni verificabili via blockchain.

Exolab Italia (Pescara)

Exolab Italia sviluppa ingredienti ad alte prestazioni e formulazioni finite per integratori alimentari e cosmetici, basati su vescicole extracellulari di origine vegetale ricavate da agricoltura biologica italiana tramite un processo meccanico brevettato, solvent-free e zero-waste. I suoi carrier preservano e veicolano composti bioattivi con elevata biodisponibilità e assorbimento cellulare mirato. L’azienda propone sia ingredienti attivi sia formulazioni complete, supportate da evidenze scientifiche che comprendono studi preclinici e clinici.

Flyon Aero (Milano)

Flyon Aero Academy è un centro di formazione approvato da ENAC e operante secondo regolamentazione EASA, specializzato nella formazione tecnica e ingegneristica per l’aviazione. Attraverso una rete internazionale in espansione di accademie partner, l’azienda forma i futuri tecnici manutentori aeronautici. A eMerge presenta GYM AI, evoluto poi in GYM.EDUCATION, una piattaforma globale di apprendimento adattivo basata su AI che consente di sviluppare competenze in più discipline.

Ganiga.ai (Pisa)

Ganiga.ai sviluppa sistemi robotici basati su AI che riconoscono, smistano e analizzano automaticamente i rifiuti in tempo reale. I suoi smart bin trasformano il punto di conferimento in un’infrastruttura di dati ambientali e operativi, aiutando aeroporti, imprese e città a ridurre costi, migliorare l’accuratezza del riciclo e ottimizzare i processi. L’obiettivo è ricavare informazioni dove prima i dati non esistevano.

Hevolus (Molfetta, BA)

Hevolus presenta XR Copilot, una piattaforma agentic costruita su Microsoft Azure AI Foundry e dotata di un livello avanzato di governance, definito Control Plane. La soluzione consente alle imprese di costruire, orchestrare e governare agenti AI autonomi nei settori retail, manufacturing, education e healthcare. Gli agenti dispongono di competenze, memoria permanente ed estensioni native di Extended Reality, inclusi video agent con avatar 3D, mentre il modello human-in-the-loop garantisce supervisione sulle decisioni critiche.

Intuos (Roma)

Intuos è una aviation technology company che sviluppa una piattaforma di nuova generazione per workflow intelligenti e insight operativi sul volo. Le sue soluzioni combinano software modulare per la gestione operativa e sistemi proprietari, brevettati e abilitati IoT, per il monitoraggio e l’analisi dei dati in volo in tempo reale. L’obiettivo è aiutare gli operatori dell’aviazione a semplificare i flussi di lavoro, migliorare la situational awareness e prendere decisioni più efficaci lungo l’intero ciclo di vita dell’aeromobile.

PA360 (Lecce)

PA360 Training on Skills è una HR academy EdTech. Sviluppa un catalogo digitale di oltre 500 serious game e corsi e-learning dedicati allo sviluppo di soft skill e life skill. I contenuti coprono 8 lingue, 6 aree, 28 competenze e 3 livelli, con strumenti avanzati di reporting e badge certificati tramite blockchain. La piattaforma si rivolge a imprese, pubbliche amministrazioni, scuole superiori e università, con applicazioni che spaziano dalla formazione aziendale al recruitment, dall’onboarding alla diversity, equity and inclusion.

Ruralis (Sant’Angelo dei Lombardi, AV)

Ruralis sviluppa una piattaforma SaaS ad alte prestazioni progettata per la trasformazione digitale della gestione delle proprietà rurali. La tecnologia proprietaria consente ai proprietari di automatizzare workflow operativi complessi e massimizzare il rendimento degli asset attraverso insight data-driven. La piattaforma mette a disposizione un’infrastruttura scalabile per ottimizzare la distribuzione globale e semplificare i processi gestionali, colmando il divario tra asset rurali tradizionali e standard moderni di gestione digitale.

Tinental (Bastiglia, MO)

Tinental propone una tecnologia in grado di retrofittare qualsiasi sistema di pompaggio, in impianti industriali e grandi edifici, indipendentemente da dimensioni, marchio o caso d’uso, fornendo modulazione del carico di lavoro in tempo reale senza necessità di sensori. Il deployment richiede ore e non mesi e può generare miglioramenti prestazionali fino al 60%, con effetti visibili sulla spesa energetica, sulla riduzione dei fermi macchina e sulla longevità degli impianti. Il modello operativo è performance-based e senza CAPEX, con l’obiettivo di migliorare in tempo reale l’efficienza delle macchine senza sostituire gli asset esistenti.

UBT–Umbria Bioengineering Technologies (Assisi, PG)

UBT presenta MammoWave, un dispositivo per lo screening del tumore al seno che utilizza microonde sicure al posto dei raggi X. L’assenza di esposizione a radiazioni consente un utilizzo senza restrizioni legate all’età o alla frequenza d’uso. Il sistema, marcato CE MDR e validato clinicamente su oltre 8.000 donne, è proposto come strumento sicuro e accurato per la popolazione asintomatica e risponde anche al bisogno non coperto di un primo test senologico per donne giovani e con seno denso, oggi escluse dai programmi tradizionali di mammografia.

Vidoser (Catania)

Vidoser.com si presenta come un ecosistema all-in-one per la creator economy, pensato per ridefinire produzione, gestione e scalabilità dei contenuti branded. La piattaforma, basata su AI, mette in connessione i brand con creator verificati on demand, consentendo campagne rapide, efficienti e scalabili, con controllo su workflow, coerenza del brand e performance. La società offre una soluzione SaaS per le PMI e una enterprise suite per agenzie e grandi organizzazioni, con l’obiettivo di rendere più fluida e scalabile la collaborazione tra brand e creator.

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Economia/Imprese

Sicurezza alimentare e nazionale: 6 italiani su 10 non si sentono pronti a una crisi di lungo periodo

Presentata  il 17 aprile, nella sede Tetra Pak di Modena, nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy e del confronto istituzionale sulla tutela agroalimentare, la ricerca Excellera Intelligence “Sicurezza alimentare in Europa: la percezione dei consumatori italiani”.

La sicurezza alimentare non è più solo una questione di filiera, ma una leva strategica per la tenuta economica e sociale del Paese. Eppure, uno dei dati chiave che emergono dalla ricerca realizzata da Excellera Intelligence,  è che il 61% degli italiani dichiara di non sentirsi preparato ad affrontare una crisi alimentare strutturale e prolungata.

La presentazione si è svolta nel contesto del confronto “Made in Italy e resilienza. Il ruolo della filiera agroalimentare nelle strategie di sicurezza nazionale”, inserito nelle celebrazioni per la Giornata Nazionale del Made in Italy e in una fase di rinnovata attenzione istituzionale sul tema, anche alla luce della crisi in corso in Medio Oriente.

In apertura dei lavori, Paolo Maggi, Presidente e Managing Director Tetra Pak South Europe, ha sottolineato come oggi food safety e food security siano sempre più interconnesse:

Oggi food safety e food security sono inscindibili: garantire il cibo significa assicurarne igiene e qualità, ma anche accesso e disponibilità, soprattutto quando il sistema è sotto stress. Molte crisi alimentari non nascono dalla mancanza di cibo, ma dalle interruzioni delle infrastrutture che ne rendono possibile la conservazione e la distribuzione. Come Tetra Pak abbiamo voluto promuovere questo confronto proprio per mettere attorno a un tavolo istituzioni, industria e filiera e contribuire a soluzioni concrete e implementabili. La sicurezza alimentare è un obiettivo permanente e condiviso, che richiede cooperazione e una visione di lungo periodo”.

Nel quadro degli interventi istituzionali, Giacomo Vigna, Direttore della Divisione Agroindustria del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha ribadito: “Il MIMIT conferma il proprio impegno a sostegno di politiche industriali fondate su strumenti di assessment come il “Food Security Test”, fondamentali per valorizzare e rafforzare la leadership manifatturiera italiana”.

La survey, illustrata da Aldo Cristadoro, CEO di Excellera Intelligence, fotografa una consapevolezza diffusa della vulnerabilità del sistema, tra i dati chiave emersi: il 65% degli italiani ritiene che la filiera che garantisce la sicurezza alimentare sia esposta a rischi capaci di comprometterne il funzionamento, una quota superiore alla media europea (62%). Tra i rischi percepiti come più rilevanti emergono contaminazione e deterioramento del cibo (67%), malattie degli animali (62%) ed eventi climatici estremi (42%), seguiti dalla mancanza di adeguati sistemi di confezionamento (39%).

Il legame sempre più stretto tra sicurezza alimentare e contesto geopolitico è stato richiamato da Antonella Rossetti, membro del Gabinetto del Commissario europeo per l’Agricoltura e il Cibo: “Come ricordato dal Commissario Christophe Hansen alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, ‘se discutiamo di sicurezza senza includere il cibo, stiamo coprendo solo metà del campo di battaglia’. Oggi serve passare da una logica di reazione a una di preparazione”.

Accanto alle preoccupazioni, emerge una fiducia cauta: il 58% degli italiani ritiene che il sistema possa reggere a crisi gravi o eventi estremi, seppur con difficoltà localizzate. In caso di interruzioni dell’approvvigionamento, le principali preoccupazioni riguardano l’aumento dei prezzi (71%), la scarsità di alcuni prodotti (41%) e la riduzione dell’accesso al cibo per le fasce più fragili (32%). In questo scenario, gli alimenti confezionati sono percepiti come l’opzione più sicura.

Sul ruolo del packaging come infrastruttura strategica è intervenuta Sara Roversi, Founder & President di Future Food Institute: “La sicurezza alimentare si gioca nella capacità di connettere produzione, trasformazione e accesso. In questo spazio, realtà come Tetra Pak sono infrastrutture invisibili ma essenziali, perché rendono possibile l’accesso al cibo anche nei contesti più fragili”.

Guardando alle politiche europee sugli imballaggi, i consumatori italiani chiedono che il legislatore dia priorità a prevenzione della contaminazione (51%), conservazione nel tempo (43%) e accessibilità economica del cibo (31%). Non a caso, il 76% ritiene che senza soluzioni di packaging adeguate la capacità di affrontare una crisi alimentare sarebbe ridotta, mentre oltre l’80% sottolinea l’importanza di filiera e approvvigionamenti europei per ridurre i rischi di interruzione.

Nel corso della tavola rotonda “La sicurezza alimentare come chiave per la difesa nazionale”, organizzata durante l’evento Tetra Pak, Michele Barcaiuolo, Senatore della Repubblica e membro della Commissione Affari esteri e Difesa, ha affermato: “Con il disegno di legge sulla sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti alimentari proponiamo strumenti concreti: un piano nazionale, una cabina di regia e sistemi di scorte strategiche. La sicurezza alimentare deve diventare un criterio guida delle decisioni europee, introducendo strumenti come un vero Food Security Test”.

Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato Filiera Italia, ha aggiunto: “Abbiamo chiesto l’attivazione di stock strategici agroalimentari per rendere il Paese meno esposto a shock globali e interruzioni delle supply chain e abbiamo quindi proposto di prevedere nel fondo competitività risorse adeguate per le infrastrutture di stoccaggio europee oggi inesistenti. Accogliamo con favore l’istituzione di un Piano nazionale, da inserire in un quadro comunitario”.

Maurizio Gardini, Presidente Conserve Italia, ha commentato: “La sostenibilità è centrale, ma va perseguita senza compromettere la capacità produttiva. Servono politiche europee che tengano insieme transizione, competitività e sicurezza alimentare”.

A evidenziare il ruolo del packaging è stato Andrea Taglini, Consigliere UCIMA: “Lo studio mostra che la sicurezza alimentare è percepita come un sistema fragile. In questo contesto il packaging non è un dettaglio, ma una leva di sicurezza nazionale”.

A chiudere l’evento, Davide Baruffi, Assessore al Bilancio della Regione Emilia-Romagna: “Sicurezza e sostenibilità sono obiettivi irrinunciabili. Per raggiungerli, agricoltura e industria devono camminare insieme, mettendo a sistema imprese, ricerca e competenze”.

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Business

Rotte artiche: possono davvero cambiare la geografia del commercio mondiale?

Mentre il conflitto in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz stanno mettendo sotto pressione gli scambi globali, riportando al centro il tema della vulnerabilità dei grandi corridoi marittimi, le rotte artiche tornano ad attirare attenzione come possibile alternativa.
Secondo una nuova analisi di Coface, tra i leader mondiali nell’assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, il loro potenziale resterà tuttavia limitato nei prossimi cinque anni, nonostante il progressivo cambiamento delle condizioni di navigazione legato al riscaldamento climatico.

Le rotte artiche non rappresentano, allo stato attuale, un’alternativa credibile per il trasporto containerizzato, ma potrebbero offrire vantaggi concreti per alcuni flussi di materie prime, in particolare petrolio e gas, soprattutto per le esportazioni dal Nord Europa e dagli Stati Uniti verso l’Asia.

Dati essenziali:

  • 80%: quota del trasporto marittimo nel commercio mondiale di beni.
  • 3,5%: quota degli scambi tra Asia orientale, Europa e Nord America, che entro cinque anni potrebbe effettivamente transitare attraverso le rotte artiche.

Distanze più brevi, ma in un sistema marittimo globale sempre più esposto

Oltre l’80% del commercio mondiale di merci viaggia via mare. Questi flussi si concentrano tra tre grandi aree, Asia orientale, Europa e Nord America e si appoggiano a un numero ristretto di passaggi strategici. È proprio questa concentrazione a rendere il commercio globale particolarmente vulnerabile agli shock geopolitici.

Le tensioni registrate negli ultimi mesi nel Mar Rosso, insieme a quelle legate allo Stretto di Hormuz e ai cambiamenti nelle politiche commerciali internazionali, in particolare negli Stati Uniti, hanno evidenziato ancora una volta questa fragilità. In questo contesto, le rotte artiche riemergono come ipotesi alternativa, anche perché consentirebbero una riduzione sensibile delle distanze: fino al 40% tra Asia orientale e Nord Europa e circa il 20% verso la costa orientale del Nord America. Il miglioramento della navigabilità legato al cambiamento climatico riapre quindi il dibattito sulla loro sostenibilità economica.

Un’opportunità concreta soprattutto per le materie prime

Per valutare l’effettiva convenienza di queste rotte, Coface ha confrontato i costi unitari di trasporto lungo le rotte artiche e quelli dei corridoi tradizionali su due direttrici principali, Asia, Nord Europa e Asia, Nord America, considerando tre grandi categorie di navi: petroliere, portarinfuse e portacontainer.

L’analisi mostra che, in un orizzonte di cinque anni, le rotte artiche resteranno destinate prevalentemente al trasporto di materie prime. I vantaggi di costo risultano particolarmente significativi per le rinfuse liquide (petrolio greggio, diesel, metanolo o GNL) con riduzioni che in alcuni casi possono arrivare fino al 45%-50%. Anche le rinfuse secche, come cereali, minerali e materiali da costruzione, potrebbero diventare competitive, ma soprattutto nei casi in cui la navigazione possa avvenire senza il supporto dei rompighiaccio.

Diversa, invece, la situazione del trasporto containerizzato. Nonostante i percorsi più brevi, i limiti operativi, la ridotta dimensione delle navi e i costi specifici della navigazione artica continuano a renderlo poco competitivo rispetto alle rotte tradizionali, che beneficiano di economie di scala molto più favorevoli.

Impatto contenuto sugli scambi globali, ma con alcuni vincitori

Nel complesso, solo il 3,5% degli scambi tra Asia orientale, Nord Europa e Nord America potrebbe realmente utilizzare le rotte artiche. Nel breve periodo, il loro impatto sulla mappa del commercio mondiale resterebbe quindi limitato.
Alcuni comparti potrebbero però trarne beneficio. È il caso, in particolare, delle filiere legate ai cereali, all’energia, ai metalli e al legname.

In termini di valore, circa il 7% delle merci esportate dal Nord America verso l’Asia orientale potrebbe transitare per l’Artico: parliamo di circa 22 miliardi di dollari, di cui 6 miliardi nelle rinfuse secche e 16 miliardi nelle rinfuse liquide.

Gli esportatori di rinfuse localizzati nel Nord-Est degli Stati Uniti o nel Nord Europa potrebbero quindi rafforzare la propria competitività sui mercati asiatici grazie a minori costi di trasporto e tempi di transito più brevi. Al contrario, alcuni concorrenti del Sud America, come il Brasile per il minerale di ferro o il Cile per il rame e dell’Africa, come la Repubblica Democratica del Congo per alcune risorse minerarie, potrebbero perdere competitività relativa sul piano logistico.

Anche alcuni Paesi particolarmente dipendenti dalle rotte tradizionali potrebbero risultare esposti. È il caso di Egitto e Panama, dove i ricavi generati dai rispettivi canali hanno un peso significativo sull’economia nazionale. Allo stesso modo, alcuni grandi hub portuali del commercio Asia-Europa, come Singapore e in misura minore, Jebel Ali, potrebbero vedere ridimensionato nel tempo il proprio ruolo strategico se una parte dei flussi commerciali dovesse spostarsi verso nord. Si tratta però di un rischio ancora di lungo periodo, poiché entro il 2030 non si prevede un’apertura significativa della rotta artica al traffico containerizzato.

Più che una scorciatoia commerciale, una questione geopolitica

Se da un lato le rotte artiche offrono un vantaggio in termini di distanza, dall’altro il loro sviluppo continua a scontrarsi con vincoli strutturali importanti. Le finestre di navigazione restano stagionali, le condizioni del ghiaccio sono ancora variabili e difficilmente prevedibili, e il ricorso ai rompighiaccio rimane spesso indispensabile.

Per questo motivo, l’Artico sta assumendo sempre più il profilo di uno spazio di competizione strategica. La Rotta del Mare del Nord resta in larga parte sotto il controllo della Russia, mentre la Cina sta rafforzando gradualmente la propria presenza e le proprie capacità polari. Anche gli Stati Uniti puntano ad accrescere la propria influenza nell’area. In questo scenario, lo sviluppo delle rotte artiche non dipende soltanto da una valutazione logistica o di costo, ma coinvolge temi più ampi come la sovranità, il controllo delle infrastrutture critiche, l’accesso alle risorse e il riequilibrio dei rapporti di forza.

Nel breve termine, il valore di queste rotte appare quindi più politico che commerciale. Finché il trasporto containerizzato non diventerà economicamente sostenibile su larga scala, è improbabile che le rotte artiche modifichino in profondità gli equilibri del commercio mondiale.

Ernesto De Martinis, Ceo di Coface Mediterranean & Africa Region.

Ernesto De Martinis, CEO Coface Mediterranean & Africa Region e Board Member, commenta: “Le rotte artiche stanno tornando al centro dell’attenzione perché, in teoria, offrono un vantaggio evidente in termini di distanza e tempi di percorrenza. Tuttavia, almeno nel medio termine, il loro impatto reale sul commercio globale resterà contenuto. I limiti operativi, i costi della navigazione artica e la forte stagionalità continuano a ridurne la competitività, soprattutto per il trasporto containerizzato. Per alcune materie prime, invece, queste rotte possono rappresentare un’opportunità concreta e contribuire a ridefinire in parte i vantaggi logistici tra aree geografiche. Più che un cambiamento immediato degli equilibri commerciali, oggi l’Artico rappresenta soprattutto un osservatorio strategico delle nuove tensioni geopolitiche e delle trasformazioni in corso nel commercio internazionale.”

 

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Economia/ImpresePeople

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