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Economia/Imprese

Giornata contro la violenza sulle donne: il 60% delle discriminazioni percepite è sul lavoro

Lucio Oliveri

La violenza sulle donne si manifesta in molti modi e anche impedire a una persona di lavorare è considerata violenza. Infatti, è proprio nel mondo del lavoro che avvengono alcune radicali forme di discriminazione che faticano a uscire allo scoperto e passano sotto la traccia nebulosa delle complesse dinamiche di relazione professionale.

Una interessante fotografia, utile a rompere il velo che nasconde il tema delle manifestazioni di discriminazione e violenza femminile con gli ambienti di lavoro, emerge dall’indagine messa a punto da AxL – Agenzia per il Lavoro a ben 3.275 candidati in ricerca di opportunità lavorative che hanno espresso le loro percezioni e opinioni sull’argomento.

 Un’iniziativa che fa parte di una serie di progetti dell’agenzia volti ad approfondire la conoscenza, i bisogni e le esigenze dei lavoratori italiani.

L’indagine è stata svolta tra agosto e settembre coinvolgendo uomini e donne di tutta Italia nella fascia d’età tra i 18 e i 64 anni con una maggioranza di rispondenti femminili pari al 55%.

Il primo dato significativo riguarda il tasso di disoccupazione: sul totale delle persone disoccupate intervistate (il 63% dei rispondenti) ben il 54% è donna.

Ma la panoramica si fa ancora più complessa entrando nel vivo del tema discriminazione: il 40% di chi ha risposto dichiara che le persone non hanno le stesse opportunità di realizzarsi in ambito lavorativo, pur a parità di capacità e competenze. Emerge un’ulteriore criticità: il 41% si dichiara a conoscenza di discriminazioni sul luogo di lavoro, che nel 70% ha riguardato il/la rispondente stesso/a del sondaggio oppure una persona a lui/lei vicina o un/una collega. Un dato significativo, quindi, perché il tema della discriminazione è un’esperienza oggettiva – diretta o indiretta – delle persone coinvolte, non si tratta di soltanto di “ne ho sentito parlare” (30%).

I fattori di discriminazione sono diversi e in alcuni casi tendono a sovrapporsi: il 29% riguarda il genere di appartenenza, il 22% per le proprie opinioni, il 18% per il paese di origine, seguiti da disabilità e religione. E tra le persone che hanno dichiarato di essersi sentite discriminate per il proprio genere di apparenza il 67% è donna. E purtroppo, nella maggior parte dei casi, la percezione delle discriminazioni è collegata all’ambito lavorativo: il 60%.

Facendo un approfondimento nell’ambito delle potenziali limitazioni che impediscono di conciliare lavoro e vita privata, tra le persone che hanno a carico familiari (36% del totale), coloro che si sono sentite limitate nel loro percorso di carriera sono rappresentate per due terzi da donne. Quali potrebbero essere le azioni e le opportunità utili a un maggiore supporto della conciliazione tra vita privata e lavoro? Secondo il 74% dei rispondenti – che hanno a carico familiari- si preferirebbe una maggior flessibilità nella gestione del lavoro (smart-working, flessibilità oraria-settimanale, part-time, maggior numero di ore retribuite per la cura di familiari) anziché maggiori iniziative a supporto della famiglia (assistenti familiari, badanti, baby-sitter a costi agevolati, strutture di accoglienza -asili, dopo-scuola, diurni per anziani).

I dati che ergono sono estremamente rilevanti e sottolineano ancora una volta la necessità di un cambio di prospettiva e nuovi modelli organizzativi e gestionali nel contesto delle Risorse Umane affinché si possa intervenire e soprattutto combattere queste forme di discriminazione.

Il modello AxL

Da sempre, AxL ha posto le persone e in particolare le donne al centro delle sue politiche di sviluppo. Lo dimostra innanzitutto la fortissima presenza femminile in azienda pari a circa il 70% del totale. Numerose, poi, le attività a supporto dell’universo femminile in azienda. Ogni donna che ha chiesto il part-time, soprattutto dopo la nascita di un figlio o figlia, lo ha ottenuto, ma questo non è stato un limite al suo percorso di crescita professionale. Infatti, vi sono moltissime donne con ruoli di responsabilità che continuano a fare il part-time.

In un’ottica di sensibilizzazione e prevenzione, coinvolgendo tutto il personale, AxL ha sviluppato corsi dedicati alle molestie sul lavoro e ai bias di genere, oltre ad avere messo correttamente a disposizione di tutti lo specifico servizio di whistleblowing, dedicato per eventuali denunce,

Siamo consapevoli che al di fuori del nostro contesto vi sono situazioni molto delicate Per questo ci impegniamo a combattere gli stereotipi di genere e le forme di violenza con un approccio che è prima di tutto preventivocommenta Lucio Oliveri, Direttore Generale AxLNel 2025 attiveremo dei progetti di sensibilizzazione sul tema della parità di genere, a partire dal corretto utilizzo del linguaggio, fino a corsi a mirati a riconoscere i segnali precoci di una molestia e intervenire prima che degeneri. I nostri collaboratori e collaboratrici saranno protagonisti in questo percorso, diventando ambasciatori di consapevolezza sia nelle relazioni di lavoro che nella loro comunità”.

Infatti, alcune delle filiali di AxL collaborano già attivamente con centri anti-violenza presenti sul territorio: si tratta di situazioni molto delicate in cui, oltre al percorso di orientamento al lavoro in vista di un re-inserimento, il team dell’Agenzia deve scegliere anche con molta attenzione le aziende in cui queste donne potranno andare a lavorare; Avendo vissuto dei traumi profondi hanno bisogno di contesti accoglienti e protetti. Per offrire un servizio ancor più specifico in questo contesto, le figure di AxL dedicate alla relazione con vittime di violenza inizieranno nel 2025 un percorso di formazione dedicato per cogliere anche i più deboli segnali che sono indice di violenza e offrire alle persone un supporto ancor più efficace. Il primo test di questo percorso sarà fatto in Lombardia.

 

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