È settembre, è tempo di back to work e, mai come in questo periodo dell’anno, emerge un aspetto che coinvolge l’intera forza lavoro globale: i collaboratori sono infelici e non vogliono tornare in ufficio. Le prime conferme a riguardo giungono dal sito d’informazione ZDNet, secondo cui il rientro nel proprio ambiente di lavoro è la causa principale dell’infelicità delle singole persone a tal punto che il 68% di 3500 lavoratori statunitensi coinvolti in un sondaggio vorrebbero rimanere in smartworking. Inoltre, il 61% dei componenti del campione sarebbe disposto a tagliarsi lo stipendio pur di evitare il rientro in ufficio, rinunciando fino al 50% del proprio salario attuale. In occasione della “Happiness Week at Work”, appuntamento istituito da due imprenditrici olandesi nel 2015 che quest’anno si celebra dal 20 al 26 settembre, una domanda sorge spontanea: com’è possibile coltivare la felicità dei dipendenti e quali sono i fattori che li rendono insoddisfatti? Le questioni e le soluzioni da mettere in campo sono innumerevoli e variano a seconda della generazione di appartenenza dei componenti del team operativo. Si parte con i boomer che, secondo Business Wire, sono alla ricerca di un miglior equilibrio fra vita privata e professionale: 3 dipendenti su 4, infatti, hanno avvertito un peggioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata a causa della pandemia. La felicità di questi professionisti si coltiva, promuovendo benefici relazionati alla cura della salute. A tal proposito, il 71% dei boomer, nel corso dell’anno corrente, vede nella cura della vista un beneficio essenziale. Inoltre, secondo New Zealand Herald, gli stessi boomer sarebbero più a loro agio se continuassero a lavorare interamente da remoto.
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