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 AxL e Happily, un’alleanza per diffondere  la cultura del welfare aziendale 

Parte la nuova partnership per aiutare le imprese italiane a integrare il benessere organizzativo nella strategia aziendale. Con benefici misurabili, concreti, duraturi. 

AxL – Agenzia per il Lavoro rafforza il proprio impegno per il benessere dei lavoratori siglando un accordo strategico con Happily, tra le realtà più innovative nel panorama del welfare aziendale italiano. Un’intesa nata per riportare il benessere al centro delle politiche HR, non come beneficio accessorio, ma come leva di competitività. L’obiettivo è offrire alle aziende clienti strumenti concreti per costruire ambienti di lavoro più inclusivi, motivanti e sostenibili. 

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Economia/Imprese

Diventare imprenditore: 5 libri da cui lasciarti ispirare

diventare imprenditore

Diventare imprenditore è una delle sfide più entusiasmanti e complesse che una persona possa affrontare. Per intraprendere questo viaggio, è fondamentale avere le giuste ispirazioni e le conoscenze adeguate. Una delle fonti migliori per acquisire nuove idee e strategie sono i libri. In questo articolo vedremo cinque libri che ogni aspirante imprenditore dovrebbe leggere per farsi ispirare e acquisire competenze utili per avviare una propria attività.

1. “La Startup Lean” di Eric Ries

Il primo libro che ogni aspirante imprenditore dovrebbe leggere è La Startup Lean di Eric Ries. Questo libro introduce il concetto di “lean startup”, un approccio innovativo per avviare una nuova impresa con il minimo rischio possibile. Ries spiega come testare rapidamente le idee sul mercato per capire se c’è una domanda reale prima di impegnarsi in costosi sviluppi. Il focus del libro è sull’importanza di adattarsi rapidamente ai feedback e alle richieste del mercato, riducendo al minimo gli sprechi e ottimizzando i processi aziendali.
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Economia/Imprese

Assicurazioni Green, l’allarme degli esperti: solo lo 0,64% delle aziende italiane possiede una copertura completa per i danni all’ambiente

assicurazioni green

Una piccolissima percentuale delle aziende italiane è assicurata contro i danni all’ambiente: secondo i dati emersi dall’ultima indagine di settore sono, infatti, solo lo 0,64% le aziende Made in Italy (microimprese, PMI e multinazionali) che si sono dotate di una polizza assicurativa per i danni alle risorse naturali. È quanto risulta da un’elaborazione effettuata dal Pool Ambiente, consorzio di coriassicurazione nato nel 1979 dopo il disastro ambientale di Seveso e centro d’eccellenza nazionale per quanto riguarda il know-how sui rischi ambientali e sui sinistri, sulla base della seconda rilevazione statistica condotta da ANIA – Associazione Nazionale per le Imprese Assicuratrici, a livello nazionale, sulla diffusione delle polizze di responsabilità ambientale tra le aziende. Tra i settori più assicurati troviamo quello dei rifiuti (21,16%), grazie anche all’obbligo di legge, introdotto nel 1999 dalla Regione Veneto, per le imprese attive nel settore di sottoscrivere una polizza assicurativa e una fidejussione a favore della Regione per i danni all’ambiente. Senza tale obbligo, infatti, la percentuale d’imprese nazionali del settore rifiuti con una polizza ambientale attiva scenderebbe circa al 13,61%, secondo una stima effettuata in base ai dati di portafoglio risultanti al Pool Ambiente. Completano il podio delle aree più coperte contro i danni all’ambiente il chimico (11,87%) e il petrolifero (4,19%). In fondo alla classifica, sotto o alla pari della media nazionale, troviamo invece i settori carta, legno e stampa (0,64%), trasporti (0,57%), civile, commerciale e turismo (0,10%).

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Economia/Imprese

Imprese, Italia fanalino di coda in Europa per la retention aziendale

employee retention

Le organizzazioni italiane fanno fatica a trattenere i propri talenti. Secondo quanto emerge dal rapporto European Workforce Study 2025, stilato a livello europeo da Great Place to Work, ascoltando i pareri e le opinioni espresse da quasi 25mila collaboratori attivi in 19 paesi del Vecchio Continente, sono infatti ben 4 su 10 (40%) i dipendenti italiani che dichiarano di voler cambiare lavoro nel corso dell’anno. Un dato che, se confrontato rispetto al dato medio europeo (31%), pone l’Italia al primo, non invidiabile, posto di questa speciale classifica che misura il grado di fidelizzazione dei dipendenti europei, davanti a Francia e Polonia, entrambe con un tasso del 38%, Portogallo (37%), Irlanda (35%), mentre a seguire ci sono Cipro, Grecia e Regno Unito al 33%. Tra i paesi più virtuosi sul tema della retention ci sono invece la Norvegia, con solo un lavoratore su 4 (25%) che vorrebbe andarsene dal proprio ambiente di lavoro, Paesi Bassi e Germania al 23%, mentre l’Austria si attesta al 21%. Allargando l’analisi sulla base delle fasce d’età emerge come sia la GenZ, nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni, a far registrare la percentuale più alta (40%) tra coloro che dichiarano di voler cambiare ambiente di lavoro. I dipendenti più giovani, infatti, hanno aspettative più elevate nei confronti dei manager e dei leader aziendali e sono dunque più propensi a cercare nuove opportunità professionali nel caso le promesse del management non vengano rispettate. La voglia di cambiare posto di lavoro decresce con l’avanzare dell’età: sono infatti il 36% i dipendenti e i manager di prima linea che hanno tra i 25 e i 34 anni a dichiarare di voler cercare un nuovo lavoro nel corso dell’anno, percentuale che scende al 30% tra chi ha tra i 35 e i 44 anni, al 28% nella fascia d’età tra i 45 e i 54 anni fino al 25% registrato tra gli over 55.

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Economia/Imprese

Dati sintetici: bisogna porsi le (sei) domande giuste

dati sintetici

L’uso dei dati sintetici sta rivoluzionando il panorama della gestione e dell’analisi dei dati, permettendo alle aziende di superare le limitazioni e la scarsità dei dati reali e aprire la strada a soluzioni più sicure e scalabili per la risoluzione di problemi complessi. I vantaggi del loro impiego sono numerosi, come la possibilità di addestrare e testare modellipreservare la privacy e colmare le lacune dove i dati reali scarseggiano, generando transazioni finanziarie, cartelle cliniche o modelli di comportamento dei clienti.

Secondo SAS, leader globale nell’ambito dei dati e nell’intelligenza artificiale, per sfruttare appieno i vantaggi dei dati sintetici, è tuttavia fondamentale porsi le domande giuste, in modo da garantirne l’efficacia e l’affidabilità.

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Economia/Imprese

I trend da tenere d’occhio nel 2025 per HR e payroll secondo Strada: intelligenza artificiale, sviluppo delle competenze e trasparenza delle retribuzioni

trend 2025

In un contesto economico globale in continua evoluzione, l’imperativo di essere sempre più efficienti e agili sta ridefinendo le aspettative riposte nei team HR, payroll e finance. Il loro raggio d’azione è molto ampio e il loro ruolo nel promuovere il valore strategico, commerciale e per gli azionisti non è mai stato così cruciale.

Nel 2025, i professionisti delle Risorse Umane e del payroll continueranno ad affrontare un panorama trasformato dai progressi tecnologici e dall’evoluzione delle aspettative della forza lavoro. Tendenze determinanti come l’intelligenza artificiale (AI), lo sviluppo delle competenze e la trasparenza delle retribuzioni giocheranno un ruolo fondamentale nel plasmare il futuro del lavoro.

Ecco quattro aree chiave che secondo Strada, azienda leader nelle soluzioni end-to-end per la gestione delle paghe, del capitale umano e finanziaria, delineano il futuro di questo settore.

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Innovazione

Il 66% degli italiani si aspetta che l’AI renderà più veloci i processi finanziari

ai

Salesforce (NYSE: CRM), azienda leader globale nell’AI CRM, ha pubblicato oggi il suo ultimo report Connected Financial Services, condividendo i risultati di  un sondaggio condotto su un campione di 9.500 clienti nel mondo delle istituzioni finanziarie, di cui 500 in Italia.

Oltre ad analizzare il senso di sicurezza e gli obiettivi dei consumatori in ambito finanziario, il report approfondisce il modo in cui le esperienze dei clienti – sempre più gestite da agenti AI – stanno trasformando il loro rapporto con le istituzioni del settore.

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Business

Il tuo ufficio parla prima di te: cosa racconta davvero la tua azienda in pochi secondi

In ogni spazio professionale, il primo messaggio non passa dalle parole. Arriva prima. È silenzioso, immediato, istintivo. È lo spazio stesso a parlare.
Prima di una presentazione, prima di una stretta di mano, l’ambiente costruisce la prima impressione. E lo fa in pochi secondi.
Ci sono uffici che trasmettono autorevolezza, ordine e visione già al primo sguardo: spazi progettati con coerenza, materiali scelti con criterio, ambienti funzionali e riconoscibili.
Altri, invece, comunicano trascuratezza, confusione o – peggio – una neutralità anonima che li rende invisibili.
Se l’ufficio fosse un biglietto da visita, direbbe davvero chi sei?

Lo spazio di lavoro è parte dell’identità aziendale

Ogni imprenditore conosce il valore della reputazione. Meno scontato è riconoscere quanto l’ambiente di lavoro contribuisca a costruirla – o a indebolirla.
Uno spazio progettato in modo superficiale, arredato senza una logica precisa o con soluzioni standardizzate e impersonali, genera una dissonanza evidente tra ciò che l’azienda dichiara di essere e ciò che realmente comunica.
Questo vale per clienti, partner e fornitori. Ma vale soprattutto per chi in quegli spazi lavora ogni giorno. Il benessere, la motivazione e il senso di appartenenza dei collaboratori sono profondamente legati alla qualità e alla funzionalità dell’ambiente che abitano.

Non basta arredare: serve una progettazione che rappresenti

Un ufficio non è un semplice contenitore. È un sistema.
E come ogni sistema deve essere progettato per rappresentare identità, valori e obiettivi.
Layout, materiali, colori, acustica, illuminazione: ogni elemento contribuisce a costruire un racconto coerente, oppure a generare un messaggio confuso.
Un’azienda che si definisce innovativa non può operare in spazi obsoleti o impersonali.
Allo stesso modo, una realtà che fonda il proprio valore su solidità e affidabilità deve esprimerle attraverso ambienti ordinati, strutturati, progettati con metodo.
Lo spazio, in questo senso, diventa un linguaggio.

La prima impressione si gioca in pochi istanti

Chi entra in un ufficio formula un giudizio quasi immediato.
Un ingresso ordinato e accogliente comunica solidità e affidabilità. Una reception caotica, con scrivanie sovraccariche o un’illuminazione inadeguata, trasmette l’idea di scarsa attenzione e poca cura.
L’atmosfera non dipende solo dagli arredi, ma dall’esperienza complessiva dello spazio.
La luce, ad esempio, è uno degli elementi più determinanti: può rendere un ambiente freddo e distante oppure favorire concentrazione, comfort e relazione.
Anche la distribuzione degli spazi racconta molto di come un’azienda lavora. Se chi entra non percepisce subito un’identità chiara, spesso quella stessa confusione si riflette anche nei processi interni.

Gli errori che indeboliscono l’immagine aziendale

L’errore più comune è non considerare l’ufficio come uno strumento di comunicazione.
Da qui nascono scelte poco strategiche che, nel tempo, compromettono la percezione dell’azienda.
Arredi non coerenti con il brand, spazi organizzati senza una logica, ambienti anonimi e privi di carattere: un ufficio così non lascia traccia.
Altri problemi riguardano la qualità dello spazio: illuminazione sbagliata, caos visivo, superfici sovraccariche, materiali usurati o non più funzionali.
Non è solo una questione estetica. È una questione di fiducia, di efficienza, di benessere.

Migliorare l’ufficio senza stravolgerlo

Trasformare uno spazio di lavoro non significa necessariamente rivoluzionarlo. Spesso bastano interventi mirati.
Ordine e organizzazione sono il primo passo: eliminare il superfluo, ripensare il layout, rendere gli spazi più funzionali migliora immediatamente la percezione di professionalità.
Anche la luce può fare la differenza: valorizzare quella naturale e integrare un’illuminazione più adeguata cambia radicalmente l’atmosfera.
Infine, i dettagli. Materiali, colori, elementi grafici, piante, segni distintivi coerenti con il brand rendono l’ambiente riconoscibile e meno anonimo.
Un ufficio ben progettato non è solo più bello.
È più efficiente, più credibile, più capace di raccontare chi sei, ancora prima che tu inizi a parlare.

Arredoufficio: quando il progetto viene prima dell’arredo

È proprio da questa consapevolezza che nasce il lavoro di Arredoufficio. Non come semplice fornitore di arredi, ma come partner di progetto.

Arredoufficio parte da una domanda essenziale: che cosa deve raccontare questo spazio? Perché ogni azienda ha una propria identità, un proprio modo di lavorare, relazioni diverse da favorire, flussi da rendere chiari, esigenze operative da rispettare. E nessun ufficio può funzionare davvero se non è pensato su misura. La progettazione non riguarda solo la scelta delle scrivanie o delle sedute, ma l’organizzazione complessiva dello spazio: layout, percorsi, luce, materiali, acustica. Tutti elementi che concorrono a costruire ambienti coerenti, funzionali e riconoscibili.

Arredoufficio affianca le aziende in questo processo con un approccio integrato: ascolto, analisi, progettazione e realizzazione. L’obiettivo non è “riempire” uno spazio, ma trasformarlo in uno strumento di lavoro efficace, capace di rappresentare l’azienda e migliorare l’esperienza quotidiana di chi lo vive.

Perché un ufficio progettato bene non è solo più bello. È più chiaro, più ordinato, più credibile. E soprattutto, parla la stessa lingua dell’azienda che rappresenta.

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Economia/Imprese

Guida alla Creazione di un Brand di Integratori di Successo: Segreti e Consigli Pratici

integratori

Il settore degli integratori alimentari è in forte crescita, grazie alla crescente attenzione verso il benessere e la salute. Molte startup stanno entrando in questo mercato, sfruttando la vendita online attraverso ecommerce o marketplace come Amazon. Tuttavia, per distinguersi e creare un brand di successo come Sprintade o Physiobalance (startup che sono divenute di successo), è necessario seguire una strategia ben precisa. Ecco una guida pratica per muovere i primi passi nel mondo degli integratori.

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