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strategie commerciali, pubblicità e protagonisti

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Pubblicità nei centri commerciali: come scegliere il totem informativo giusto

Pubblicità nei centri commercial usando il totem informativo: ecco i vantaggi

I totem informativi sono degli espositori pubblicitari di importanza strategica nei centri commerciali, in occasione di fiere o eventi e in tutte le altre location in cui si concentra il passaggio di visitatori che possono diventare potenziali clienti. La funzione di questo strumento pubblicitario è proprio quella di catalizzare l’attenzione delle persone, spesso distratte da troppi stimoli esterni in ambienti caotici come possono essere appunto gli shopping center e le fiere.

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Il paradosso del capo. Una figura essenziale specializzata nella “despecializzazione”

Nella società della conoscenza la produzione intellettuale ha in gran parte sostituito quella materiale.

Cosa significa concretamente? Che il valore delle merci è determinato in misura minore dalla materiale produzione degli oggetti (capitale/lavoro) e in misura prevalente dalle attività immateriali: innovazione (processo, ricerca, mercato), servizio, brand, marketing, licenze, comunicazione, ecc. Questa prevalente parte immateriale è presidiata dai cosiddetti operatori della conoscenza.

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Ma dove lavori?

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Passiamo la maggior parte del nostro tempo in ufficio e spesso ci lamentiamo dell’ambiente. Troppe volte però non ci rendiamo conto che siamo la prima causa del nostro male. Frase tipo sul posto di lavoro: “in questa azienda succedono sempre le stesse cose e si fanno sempre gli stessi errori”. Apparentemente sembra che questa persona lavori da un’altra parte e questo appare grave. Se lavoro in questa azienda e ho capito quali errori vengono commessi forse potrei fare qualcosa per evitare che si ripetano. Frase tipo tra colleghi: “Adesso proprio non ho tempo di darti una mano. Ho i miei problemi”. Se i problemi sono soltanto tuoi, allora non sono dell’azienda, quindi, forse, mentre stai lavorando, non dovresti occupartene. Sarebbe più utile invece condividerli con il collega, anche lui in cerca di aiuto, magari dalla comprensione prima e dalla collaborazione poi può nascere qualcosa di buono.

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L’era della mediazione è finita

Intermediazione

Fin dall’origine dei tempi l’uomo ha posto tra sé e la soddisfazione dei suoi bisogni – fisici e spirituali – uno o più livelli di mediazione.  C’è sempre stato qualcuno o qualcosa tra lui e l’oggetto finale delle sue attenzioni.

Una figura di mediazione che di volta in volta assumeva aspetti e volti differenti: un giudice, un maestro, un politico, un avvocato, un poliziotto, un prete, un commerciante, un bibliotecario, un artista, ecc. E’ stato così per tutta la storia dell’umanità e per molti versi anche oggi è ancora così. Ma negli ultimi decenni lo scenario sta bruscamente mutando e lo sta facendo in modo esponenziale, come esponenziali sono i tempi in cui viviamo. Gli intermediari stanno ad uno ad uno cadendo. Viviamo l’epoca della cosiddetta disintermediazione, in cui l’uomo intende essere sempre più protagonista delle sue scelte e tende a ridurre, riconsiderare, eliminare i rapporti con le figure di mediazione. Figure e istituzioni che, a vario titolo, hanno gestito modi, tempi e contenuti nei contesti più ampi e diversificati: dalla fede al commercio, dall’istruzione all’arte. Grazie a un nuovo sistema di conoscenza condivisa, alla possibilità di raggiungere facilmente e ovunque contenuti e informazioni grazie a processi digitali, alla maturazione di una più spiccata sensibilità e consapevolezza, possiamo dire che oggi gli individui tendono a essere “professionisti” in ambiti assai più ampi che in passato.
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14.000 tweet per raccontare il Social Media Marketing in Italia e nel Mondo

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Per il terzo anno di fila il ‘Social Media Marketing Day’ #SMMdayIT si conferma successo di pubblico, contenuti e comunicazione social. L’evento, espressione delle maggiori community di Social Media Marketing in Italia, si è tenuto presso il Centro Congressi de IlSole24Ore a Milano e per il primo anno ha introdotto anche la diretta streaming attraverso la partnership tecnica con Tiscali, che ha reso fruibili gli interventi in real time con un semplice click da un post di Facebook creato sul profilo dell’organizzatore, Andrea Albanese.

 

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Ma le aziende sono davvero “social”?

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Vi parlerò dei social media applicati al mondo dell’impresa con il cuore del giornalista e la testa del consulente di marketing. Poiché questa dualità, che non nascondo potrebbe essere considerata deontologicamente inaccettabile, di fatto mi permette di guardare certi aspetti da prospettive diverse. Senza necessariamente, almeno io credo, generare conflitti o contaminazioni. La premessa era necessaria poiché quando si parla di social media (ripeto per le aziende) spesso l’attenzione è tutta concentrata sul termine social. Ossia il punto di vista riguarda le potenzialità che questo tipo di strumenti hanno sul fronte di una divulgazione sociale (sia essa targettizzata o massiva), dell’interazione, della condivisione con le conseguenti ricadute esponenziali sul fronte della moltiplicazione del messaggio. E’ ovvio che un’azienda che in passato è sempre stata costretta a comprare spazi di comunicazione in forma diretta (adv) o indiretta (attraverso un ufficio stampa) si frega le mani vedendo l’opportunità di arrivare direttamente al pubblico attraverso uno strumento sociale.
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​Il Made in Italy non basta

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Mi capita spessissimo di imbattermi nel tema del Made in Italy. E onestamente il più delle volte finisco per restare perplesso.

Prima di tutto perché questo argomento, come altri – vedi Innovazione – rischia di restare sempre un concetto troppo astratto (un paradosso per una definizione con dentro il termine “Made”). Troppe parole al vento, troppi “dovremmo, bisognerebbe, sarebbe opportuno” e poca sostanza da mettere sul piatto. Sia sul piano istituzionale, ma anche in alcuni casi sul piano imprenditoriale. Ho letto qualche mese fa una ricerca interessante con un assunto incredibile. Diceva che se il Made in Italy fosse un brand vero e proprio sarebbe il terzo marchio più noto al mondo dopo Coca Cola e Visa. E il suo trend è in crescita visto che le ricerche riguardanti il Made in Italy condotte su Google nel primo semestre del 2013 sono cresciute dell’8% rispetto all’anno precedente (+28% in Giappone, +20% in India, + 13% in Russia). Eppure un marchio ufficiale non c’è e un progetto specifico nemmeno. Ma c’è dell’altro.
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