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Prima comunione, momento religioso o business?

La primavera si avvicina e con essa le cerimonie religiose, molti dei nostri ometti si avvieranno verso una tappa importante del loro percorso di crescita e nel loro cammino spirituale: la prima comunione.

Per i ragazzi è un momento emozionante, il culmine di un percorso fatto di impegno e appuntamenti settimanali al catechismo, mentre per i genitori spesso si traduce in un impegno economico, piuttosto consumistico, che poco ha a che fare con il vero significato religioso.

Così mesi prima della cerimonia partono i preparativi, le mamme più ansiose cercano di accaparrarsi il ristorante più “In”, la location perfetta per fare anche un bel servizio fotografico, magari con la piscina e un parco verde, capace di accogliere le decine di persone che parteciperanno al rinfresco, neanche fosse un matrimonio. Con un pranzo di dieci portate, che ovviamente il ristorante venderà ad un prezzo più elevato perché il menu è destinato ad una cerimonia.

La comunione nel costume italiano

La prima comunione è diventata un bene o un servizio, ancora prima che un sacramento. Uno spettacolo da abbellire con costosi addobbi floreali, un’esperienza da immortalare in fotografie e dvd, acquistabili in un pacchetto “tutto compreso”, servizi che ormai non sono più accessori, ma nel costume italiano sono diventati parte stessa della cerimonia. Consapevoli di tutto questo compriamo vestiti costosi, ci adorniamo con particolari acconciature di capelli e partecipiamo alla rappresentazione di una società in cui il significato di Comunione passa dalla sua vera natura di “condivisione” all’esibizionismo e allo sfoggio del proprio ceto sociale, più un momento di business che cammino di fede. Di recente i giornali hanno narrato di carrozze con cavalli bianchi, abiti da sposa, oppure auguri su cartelloni pubblicitari in costume da bagno, celebrazioni pacchiane e kitsch di un momento religioso che sono assolutamente da evitare.

Come educhiamo i nostri figli alla comunione?

Certo la comunione può essere anche un momento di festa, oltre che in chiesa può essere celebrato anche con un rinfresco, ma nel rispetto dell’educazione dei nostri figli e lontano dal concetto di consumismo sfrenato e immotivato. Del resto, se Gesù mangiava pane azimo e vestiva di stracci, il miglior messaggio che possiamo insegnare ai nostri ragazzi in un giorno come questo è la sobrietà e la riflessione interiore. Ci sono cose che non si comprano con il denaro e sono più importanti di quelle che potremmo acquistare.

Cosa regalare per la prima comunione

È giusto che i ragazzi ricevano regali da amici e parenti, ma non dobbiamo rischiare di svilire il significato spirituale di questo giorno, enfatizzando il “regalo materiale”. I ragazzi dovrebbero essere consapevoli del dono più grande che riceveranno, come ha raccontato papa Benedetto XVI in merito alla sua prima comunione:
“…Ho capito che Gesù è entrato nel mio cuore, ha fatto visita proprio a me. E con Gesù Dio stesso è con me. E che questo è un dono di amore che realmente vale più di tutto il resto che può essere dato dalla vita”

Valori, non solo business

La prima comunione merita di essere festeggiata nel migliore dei modi: con bomboniere, il ristorante, un vestito nuovo… come la nostra tradizione vuole, ma ponendo al centro di questo giorno la fede e i valori come l’amicizia, l’amore, l’uguaglianza o l’importanza delle relazioni umane.

È in questo contesto che il sito Vita Insieme aiuta i genitori nell’organizzazione della comunione, un momento importante della vita dei ragazzi, da vivere in modo etico e da celebrare consapevolmente e con stile, senza scadere nel pacchiano.

I genitori che desiderano festeggiare la Prima Comunione dei loro ragazzi come un giorno di fede e di festa possono appoggiarsi al portale Vita Insieme, per trovare tante idee originali e consigli indispensabili: https://www.vitainsieme.it/comunione/idee/

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Economia/ImpreseVarie

Food service e ospitalità, imprese +8,7% in cinque anni

Nel settore food service e ospitalità ci sono 386 mila imprese in Italia, + 1,7% in un anno e + 8,7% in cinque, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, sul registro imprese. In Lombardia sono 55 mila. Prima Milano con 19 mila (+16% in 5 anni), seguita da Brescia con 8 mila (+0,6%), Bergamo (quasi 6 mila, + 5,5%) e da Varese con 4 mila e da Monza, Como, Pavia con circa 3 mila. In Italia prime Roma con oltre 30 mila (+20%), Milano con 19 mila (+16%), Napoli con 18 mila (+16%), Torino (13 mila, + 2%), Salerno, Brescia e Bari (oltre 8 mila).

Nei giorni scorsi si è svolta la presentazione di EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità presso il Mandarin Oriental Hotel di Milano, con la partecipazione del Presidente Evaldo Porro e Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Tra i temi affrontati: l’andamento del mercato di settore, etichettatura energetica e relativi controlli di mercato, gli sviluppi futuri come connectivity.

“Come Camera di commercio – ha dichiarato Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – siamo impegnati con controlli che riguardano l’efficienza energetica delle apparecchiature professionali. Un lavoro che mantiene elevata la qualità dei prodotti, grazie a una concorrenza leale tra gli operatori”.

Evaldo Porro Presidente EFCEM Italia, Associazione dei Produttori di Apparecchiature Professionali per Food Service e Ospitalità: “Sono positivi i dati sull’andamento del commercio estero dell’industria italiana delle apparecchiature professionali. La nostra capacità di coniugare accoglienza e innovazione è sempre di più un punto di riferimento internazionale”.

Il 2017 è da registrare come uno degli anni più interessanti dell’intero decennio per EFCEM Italia” ha dichiarato il presidente Evaldo Porro. Per il quinto anno consecutivo gli indicatori sono stati tutti in positivo. La domanda in Italia è cresciuta tra +8% e +12% (a seconda della tipologia di prodotto) e ancora meglio è andata in Spagna (+15%) in un contesto Europeo generalmente in crescita, con l’eccezione della Gran Bretagna dove si registrano rallentamenti probabilmente causati dalle incertezze della Brexit.

Stabili gli Stati Uniti (+2%), in sofferenza il Sud America. La Cina si conferma la realtà più dinamica nello sviluppo della domanda interna. Il Giappone, uno dei maggiori poli produttivi mondiali di apparecchiature professionali, sta iniziando a dare segnali di apertura all’offerta made in Italy.

In Italia grazie al miglioramento della situazione economica generale e dei consumi, alla tendenza verso le culture gastronomiche etniche ed innovative e infine, all’andamento del flusso turistico (incremento di circa il 5%), appaiono positive le previsioni 2018 che puntano ad una stima di crescita del 5-7%.

L’Industria italiana delle attrezzature professionali si conferma leader in Europa con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro e un export che copre oltre il 70% della produzione.

Il settore nazionale mostra condizioni economico-finanziarie particolarmente positive: nel 2016 il settore ha raggiunto il punto massimo sia nei fatturati che negli indici di redditività degli ultimi anni.

I margini operativi e l’efficienza d’uso del capitale investito risultano su livelli superiori a quelli precedenti la recessione iniziata nel 2008 e la capacità di autofinanziamento del settore appare generalmente elevata (il 45% delle imprese ha registrato nell’ultimo periodo un cash-flow superiore al 5% del valore della produzione) con un ricorso all’indebitamento contenuto: il rapporto tra debiti finanziari e capitale proprio (leverage) è inferiore a 0.25 per la metà delle imprese del settore.

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Lombardia, business dei trasporti. 2 mila le start-up su 10 mila in Italia

Trasporti, sono quasi 10 mila le start up nate in Italia tra il 2015 e il 2017 tra produzione, trasporti via terra, mare ed aria e servizi di supporto. Circa 2 mila le iscritte in Lombardia che da sola pesa il 20,3% del totale nazionale. Sono soprattutto imprese del settore del trasporto terrestre (5.157 in Italia, 1.016 in Lombardia) e delle attività di supporto (3.190 in Italia e 769 in Lombardia).

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La traduzione di cataloghi e manuali: un passaggio necessario nell’’economia globale

La traduzione di cataloghi e manuali deve essere effettuata tenendo presenti le peculiarità dei testi presenti in questo tipo di pubblicazioni, che hanno caratteristiche molto diverse da ogni altro tipo di testo. Un risultato efficace può essere assicurato soltanto da traduttori professionisti.

Il catalogo: una porta aperta sul mondo

Il catalogo dei prodotti di un’azienda, dei pezzi d’arte esposti in un museo, dei modelli di una boutique sartoriale hanno tutti un elemento comune: presentano testi brevi e specialistici, che utilizzano spesso un linguaggio tecnico proprio del settore per i quali sono prodotti.

La necessità principale è quella di creare un equilibrio tra forma e contenuto che rispecchi nel testo tradotto l’equilibrio che caratterizza il testo originale.

Il manuale: le istruzioni per il successo

Un manuale è in genere un testo altamente tecnico che deve essere principalmente chiaro e fruibile. La traduzione di un manuale nella maggior parte dei casi viene preceduta da uno studio approfondito dell’argomento oppure viene svolta da traduttori che siano anche esperti del settore.

La necessità di tradurre cataloghi e manuali nell’economia globale

La traduzione di cataloghi e manuali deve essere fruibile, precisa e talvolta coinvolgente quanto il testo originale, rendendosi in grado di comunicare la mission aziendale e le caratteristiche dei prodotti presentati.

L’esattezza dei testi presenti all’interno di un manuale è di importanza cruciale perché proprio dall’esattezza e dalla chiarezza dei testi presenti all’interno di un manuale dipendono la corretta fruizione di un prodotto o di un servizio da parte degli utenti e pertanto la potenziale diffusione di quel prodotto o di quel servizio a livello globale.

Gli obiettivi di una buona traduzione di cataloghi

In merito alla traduzione di cataloghi la necessità principale è quella di creare un equilibrio tra forma e contenuto che rispecchi nel testo tradotto lo stesso equilibrio che caratterizza il testo originale, in maniera che il testo elaborato dal traduttore sia fluido e piacevole quanto quello di partenza, utilizzando il linguaggio tecnico e le sue variazioni in maniera appropriata.

Gli obiettivi di una buona traduzione di manuali

Il pericolo principale in cui incorre il traduttore alle prese con la traduzione di manuali è quello di creare un testo dal suono meccanico e non scorrevole. Il cross match cioè il controllo incrociato tra il testo originale e quello tradotto è inoltre un momento irrinunciabile nella revisione in questo genere di traduzioni: l’obiettivo di questo passaggio è accertarsi di non aver trascurato o tradotto in maniera errata passaggi cruciali del testo.

E’ meglio affidarsi a un professionista o a un’agenzia?

Posto che nel caso della traduzione di cataloghi o manuali è essenziale affidarsi a professionisti della traduzione tecnica, spesso non è semplice individuare un traduttore con le conoscenze professionali necessarie a svolgere adeguatamente il lavoro.

Risulta molto più semplice e spesso efficace rivolgersi allora a un’agenzia di traduzione, dal momento che ognuna di esse dispone di un team di traduttori e revisori tra i quali potranno essere selezionati i più competenti in merito alle traduzioni di cataloghi e manuali.

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Perché scegliere una scuola primaria bilingue per i bambini?

Scegliere la scuola primaria è, per molti genitori, fonte di preoccupazione. Il passaparola può essere molto utile da questo punto di vista, ma è bene valutare con attenzione i diversi criteri che possono orientare la decisione verso questo o quell’istituto. Uno dei fattori da prendere in considerazione riguarda, per esempio, il numero di ore di studio che vengono dedicate alla lingua inglese. Ormai da tempo è accertato che la conoscenza dell’inglese è fondamentale nella maggior parte degli ambiti del mondo del lavoro: tanto vale iniziare l’apprendimento fin da piccoli.

Come trovare una scuola primaria bilingue

Il sito http://www.stphilipschool.it/it/scuola-primaria-paritaria.html può essere preso come punto di riferimento a Roma per chi è alla ricerca di una scuola primaria bilingue. In Lombardia invece già da qualche anno è attivo un progetto sperimentale denominato BEI/IBI, sigla che sta per Bilingual Education Italy / Educazione Bilingue Italia, in virtù del quale non ci si limita a insegnare l’inglese, ma addirittura altre materie curriculari prevedono l’impiego della lingua straniera. Sono ancora pochi gli istituti che hanno scelto di aderire a questa formula, il che vuol dire che spesso per iscriversi è necessario far fronte a file interminabili.

Le attività extra-curriculari

Un altro parametro su cui è opportuno concentrarsi nella scelta della scuola primaria per il proprio bambino riguarda la disponibilità di attività extra-curriculari che fanno parte del piano dell’offerta formativa. Si può trattare di sport o di attività artistiche, ma anche di musica: ciò che conta è la varietà di soluzioni. Spesso, per altro, sono proprio le attività previste fuori dall’aula che fanno la differenza tra una scuola e un’altra: esse contribuiscono in maniera decisiva alla formazione dei bimbi, sia perché sviluppano la loro socialità, sia perché favoriscono il loro apprendimento. E se in una scuola ci si lamenta dell’assenza di fondi che impedisce l’organizzazione di gite o altre attività, il consiglio è quello di indirizzare il proprio sguardo da altre parti.

Anche la qualità delle strutture logistiche ha un valore importante: l’ambiente in cui i bambini passano gran parte della propria giornata deve essere pulito e in ordine, e magari dotato di attrezzature e strumenti che permettano di dedicarsi ad attività ricreative e sportive in totale sicurezza. L’attività motoria non deve rappresentare un’eccezione nella settimana tipo di un alunno della scuola primaria, ma deve punteggiare ogni sua giornata: ecco perché sono necessari degli spazi ad hoc, in cui i piccoli si possano sfogare evitando di concedersi una quotidianità troppo sedentaria.

Infine, l’ultimo aspetto su cui è bene focalizzarsi è relativo alla presenza di genitori all’interno della scuola: essa sta a indicare la volontà da parte della dirigenza scolastica e del corpo docente di aprirsi e di confrontarsi con mamme e papà rispetto ai progetti educativi che vengono proposti. Lo scambio con le famiglie è sempre un sinonimo di crescita e, al tempo stesso, uno stimolo per il miglioramento. Non solo: l’attività dei genitori può favorire l’organizzazione di attività ed eventi, ma più semplicemente può essere il punto di partenza per la fruizione di strumenti didattici che non potrebbero essere acquistati con le sole risorse della scuola. Risorse intese sia sul piano economico che dal punto di vista operativo.

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Economia/ImpreseVarie

La Cina gioca con il cuore dell’Europa

Oggi come oggi il colosso asiatico Cina gioca più che mai un ruolo importante nel cuore del vecchio continente andando ad inserirsi in uno scenario sempre più globale. Pechino ha varato progetti infrastrutturali che andranno a modificare, di fatto, il mercato orientale e le certezze politiche-economiche dei paesi Europei. Il vertice di Budapest dei 16 + 1 ha visto confrontarsi Pechino da una parte e dall’altra i Premier di 16 paesi dell’Europa centro orientale: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituana, Romania, Bulgheria, Albania e le 6 ex Repubbliche della Jugoslavia. Visti nel dettaglio 11 paesi già nella U.E. e 5 dei Balcani in attesa di entrarvi: tutte nazioni con seri problemi e frustrazioni nei confronti di Bruxelles. Nazioni necessitanti di trovare partners che possano investire nelle proprie economie in maniera diretta, funzionale e continuativa, tutti aggettivi riscontrabili nella forza economica e finanziaria della Cina. Si può vedere in questo futuro, mai così prossimo, la costruzione di una nuova “via della seta”, ovvero una modernissima rete ferroviaria lunga più di 11.000 km creata per trasportare in tempi velocissimi merci cinesi a prezzi competitivi nel cuore dell’Europa. Sono occorsi meno di 10 anni per terminarla. Di fatto operativa dal 2016, proprio a Budapest, sede del vertice dell’altro ieri dei 16 + 1, è arrivato in aprile il primo treno merci da Pechino. Ora è partito il progetto per collegare, ad alta velocità, Budapest a Belgrado, un’opera ingegneristica da 3,8 miliardi di dollari che darà lavoro a migliaia di operai, ingegneri, tecnici e società specializzate dei paesi dell’Est Europa con la supervisione cinese. Tale opera permetterà di ridurre i tempi di percorrenza per merci e passeggeri da 8 a 3 ore, recuperando di fatto la vecchia rotta balcanica con l’aggiunta, economicamente rilevante, del collegamento al Sud con il porto del Pireo ( incrementando così anche l’occupazione greca) ed al Nord con l’Ungheria. Figura economica particolarmente importante per Pechino diverrà la Lettonia, perché permetterà alle merci del colosso asiatico di entrare con forza in tutto il mercato scandinavo. L’Europa occidentale risulta essere una priorità per la Cina tanto che Pechino si è opposta in maniera netta contro la Brexit proprio per poter dialogare sempre e solo con un unico interlocutore per tutto il continente europeo. Bruxelles si trova in una posizione difensiva anche perché non ha alcuna possibilità di contrastare più di tanto l’invasione dei prodotti cinesi. Di fatto Bruxelles tenta di creare ostacoli con la creazione di regolamenti alla concorrenza cinese, ed altresì cerca di ingolosire, con poco successo, i paesi dell’Est Europa con fondi UE che vadano a cercare di contrastare i grandi investimenti cinesi sugli appalti per la costruzione delle nuove infrastrutture. Oggi Bruxelles gioca, di fatto, su una difesa commerciale: soluzione però insufficiente a sostenere la competitività reale del sistema Europa nei mercati globali. Queste misure hanno portato una serie di insuccessi e non riescono ad imporre limiti agli investimenti cinesi nelle industrie strategiche centro orientali. La Cina in questo contesto gioca a carte scoperte con l’Europa, riuscendo ad aggregare attività imprenditoriali con investimenti su infrastrutture a servizio dei propri interesse strategici commerciali. Il rischio reale per Bruxelles è vedere sorgere una zona di influenza cinese nell’Europa centro orientale: una realtà che da finanziaria ed economica diverrebbe di fatto politica. Ci troviamo nella realtà, non semplicemente di fronte ad investimenti a fondo perduto, bensì investimenti che dovranno essere ripagati sia economicamente che in termini di condizionamenti e scelte politiche. Il rischio per l’Europa è vedersi sfuggire di mano il governo su una parte del suo continente, lasciando aperto il fianco centro-orientale ad un “ terzo socio” economicamente e politicamente oggi molto più forte di lei.

 

Testo di Fabio Accinelli 

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Il fenomeno della locazione operativa

 

Nell’attuale economia globalizzata, il continuo rinnovo tecnologico delle attrezzature aziendali rappresenta un vantaggio competitivo. Ma la sostenibilità finanziaria resta un vincolo imprescindibile: per questo il noleggio rappresenta uno strumento altamente efficace per le imprese, a differenza dell’acquisto che vincola capitali e incide sull’indebitamento aziendale.
Le imprese infatti dovrebbero essere più interessate all’utilizzo di un macchinario che a detenerne la proprietà. Questa è la logica del pay-per-use, che sempre più si sta diffondendo nel sistema economico e produttivo, e che crea maggiore valore aggiunto per l’impresa.
In questo senso il 2017 appena concluso ci ha restituito uno scenario di sviluppo e crescita negli investimenti per gli strumenti aziendali, rispetto agli anni precedenti.
Infatti secondo i dati Assilea – Associazione Italiana Leasing – le imprese italiane hanno noleggiato negli ultimi 12 mesi beni per 1 miliardo e 438 milioni di euro, con una crescita significativa: più 36,2% rispetto al 2016.
Anche il numero dei contratti ha fatto registrare una progressione decisa nel 2017, con oltre 117mila noleggi e un più 51,8% rispetto al gennaio-dicembre 2016 (fonte Assilea).
Nella congiuntura italiana la crescita costante degli investimenti per beni strumentali, è sicuramente un indicatore positivo che trasmette fiducia a livello macroeconomico. Se le imprese hanno bisogno sempre più di nuove attrezzature, questo vuol dire che le loro attività commerciali e produttive sono nel pieno di un trend positivo. Ora tutto sta nel favorire e supportare questo trend.
Una realtà che ha fatto del noleggio di beni e tecnologie per soggetti B2B (definito anche locazione operativa) il proprio core-business è GRENKE Locazione, società parte del gruppo tedesco GRENKE AG, presente in Italia dal 2001.
Aurelio Agnusdei, Managing Director e Corporate Sales Vice President di GRENKE Locazione, ha commentato: “Il 2017 si è appena concluso con un altro importante risultato per GRENKE, coerente con il trend positivo riscontrato dalle associazioni di categoria come Assilea. Abbiamo infatti registrato un totale di asset locati pari a oltre 462 milioni di euro, con una crescita del 41,1% rispetto al 2016. Anche il numero dei contratti stipulati è cresciuto del 41%, raggiungendo la quota di 58.269 contratti. Noleggiare beni strumentali, attrezzature e tecnologie per oltre 460 milioni di euro vuol dire permettere a migliaia di imprese di investire e innovare, e di dotarsi degli strumenti migliori per lo svolgimento della propria attività”.
Il mercato sta recependo molto bene questa opportunità perché i vantaggi sono rilevanti. Detenere la proprietà dei beni strumentali intacca il capitale aziendale, mentre è l’utilizzo, più che la proprietà, a creare valore aggiunto per le imprese.

Chi sceglie la locazione infatti:

  • può dedurre totalmente i canoni di noleggio come puro costo aziendale
  • conserva liquidità in azienda, che può essere destinata ad altri scopi
  • costruisce di fatto linee di credito alternative, migliorando il cash-flow
  • evita ogni segnalazione in centrale-rischi, o altre intermediazioni bancarie
  • evita l’obsolescenza allineando il noleggio con il ciclo di vita dei prodotti
  • evita ogni costo di smaltimento dei beni
  • lavora in totale sicurezza, con beni sempre assicurati e garantiti

Il target di GRENKE – afferma Agnusdei – è costituito da migliaia di PMI, l’ossatura del sistema economico italiano, dislocate su tutto il territorio. Nel corso del 2018 è prevista l’apertura di due nuove filiali. Anche la crescita dello staff rispecchia quella del business, visto che siamo arrivati a contare oltre 180 collaboratori (+94% rispetto al 2015)”.

 

Articolo di Fabrizio Amadori 

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Italo-NTV veste all’americana

E’ fatta! Il fondo Americano Global Infrastructure Partners III Funds, specializzato nelle infrastrutture con tre indirizzi specifici quali: 1) trasporti; 2) energia e gestione di acque; 3) rifiuti, detenente asset di primaria importanza mondiale con capitalizzazioni per oltre 40 miliardi di dollari, tra cui emergono l’aeroporto londinese di Gatwick, il più importante storage di gas liquido in India, fino a toccare la Equis Energy di Singapore, con entrate annue per il fondo superiori a 5 miliardi di dollari ed oltre 21000 dipendenti, ieri ha acquisito per quasi 2 miliardi di euro Italo. In tale operazione rientra anche l’accollo di oltre 400 milioni di euro di debiti che, ad oggi, pesano su Italo- NTV; mentre i 30 milioni di dividendi della gestione odierna resteranno nelle tasche degli azionisti italiani. Inoltre va evidenziato che l’offerta del fondo americano prevede la facoltà dei destinatari della medesima di reinvestire fino ad un massimo del 25% dei proventi derivanti dalla vendita alle stesse condizioni dell’eventuale acquisto da parte di GIP. A tale possibilità di reinvestimento possono aderire uno o più destinatari dell’offerta, fermo restando il limite massimo del 25% in modo che, all’esito dell’eventuale reinvestimento, GIP sia titolare di una partecipazione non inferiore al 75% del c.s.
La decisione del cda del gruppo ferroviario è arrivata nella giornata di ieri alle ore 23.00. Il nodo su cui si è trovato a discutere il consiglio di amministrazione del gruppo ferroviario è stato se valutare la documentazione predisposta in vista della quotazione in borsa, con uno sbarco in Piazza Affari, piuttosto che scegliere la strada americana, la quale però avrebbe privato, di fatto, l’Italia di una delle aziende più innovative nel settore dei trasporti. La scelta di vendere a GIP, secondo chi scrive, è però quella economicamente più valida per il nostro paese. Infatti la nuova proprietà, pur presentandosi sul mercato forse in maniera un po’ ingombrante a livello di “personalità”, è altresì una entità finanziaria molto liquida, che può innescare nei trasporti nazionali un nuovo piano industriale basato sia sulla gestione dei prezzi al ribasso, e quindi più convenienti per i consumatori, sia nella incrementazione della qualità del servizio offerto. Ritengo quindi, che l’odierna acquisizione non bisogna vederla come un altro pezzo di industria italiana che se ne va’, bensì, più realisticamente, come un importante investimento economico e finanziario che arriva in Italia per durare nel tempo. Nel mondo odierno, sempre più globalizzato, ciò fa parte della integrazione finanziaria e manageriale che verrà posta in essere attraverso acquisizioni di e/o tra imprese ad alta tecnologia e specializzazione. Senza ombra di dubbio il mercato imprenditoriale “Made in Italy” risulta sempre più ambito da parte di investitori esteri e quindi è positivo che un fondo di primaria importanza quale GIP abbia deciso di investire su Italo.

 

Testo di Fabio Accinelli 

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Flat Tax, è una cosa seria

Quello che dispiace di più è il fatto che, in Italia, ogni possibile cambiamento crei ilarità anche in persone che potrebbero di fatto evitarla. E’ il caso del Ministro Padoan il quale, ha “timbrato” con una superficialità stupefacente  la flat tax come “…la bacchetta magica o la fatina blu…”. Non è possibile! Ora spiego il perché. Premesso in breve che per flat tax si intende  un sistema fiscale proporzionale e non progressivo il quale punta a diminuire le aliquote irpef indirizzandole ad un solo valore e dove il carattere di progressività è garantito dalle detrazioni fiscali concesse per i redditi più bassi e non applicabile per i redditi più elevati, si attua così di fatto un criterio di equità fiscale che si evidenzia tramite un aliquota bassa ma unica per tutti. Questo sarebbe il mezzo giuridico-economico più auspicabile per contrastare l’evasione fiscale ed aumentare così il gettito economico per lo stato. Creata dell’economista statunitense Militon Friedman nel 1956, la flat tax contiene in sé il principio di progressività recepito, fin dall’inizio, nelle costituzioni di tutti i paesi democratici occidentali, principio poi sottoposto a successive modifiche e revisione. E’ storia che durante la presidenza di George W. Bush alcuni economisti proposero dopo l’approvazione del taglio delle tasse voluto dal presidente di sostituire il sistema fiscale vigente in quell’epoca con una flat tax al 17,5 %. Successivamente nella seconda metà degli anni 2000 la flat tax si è radicata in vari paesi del mondo soprattutto negli stati dell’est Europa: e anche negli Stati Uniti d’America, dove si è più volte cercato il supporto popolare per l’adozione di tale sistema. In Italia l’art.53 della Costituzione prevede che il sistema tributario poggi su  criteri di progressività della tassazione sulla base della capacità contributiva del cittadino. Personalmente ritengo che una flat tax al 15/17,5%  sia il passaggio virtuale per definire una tassazione unica sui redditi, capace di fornire finalmente benefici concreti sia nei confronti dei privati cittadini che per le imprese. Troverebbe la sua migliore attuazione in un paese, come il nostro, dove vi è un altissimo tasso di evasione proprio perché con un aliquota alla portata di tutti si andrebbe ad incentivare l’aspetto psicologico e quindi anche economico del contribuente per il recupero dell’evasione con un approccio diverso con il fisco. Il singolo contribuente si troverebbe di fronte ad una “ tax compliance”: invece che dover combattere in un sistema fiscale incomprensibile si troverebbe a dover corrispondere una aliquota giusta in proporzione ai propri redditi indirizzandolo così verso una fedeltà fiscale. In ultimo, ma non per importanza, la  flat  tax non è incostituzionale, applicando alla stessa una progressività dell’imposta tramite una deduzione fissa su base familiare. Nell’attuazione pratica ad ogni nucleo familiare sarebbe concessa una diminuzione fissa per componente di € 3.000,00: sulla somma restante si pagherebbe il 15/17,5 % di tasse. Rendiamoci conto che tutto verrebbe riportato a questo schema: RICAVI-COSTI = UTILE. Su questo utile, ove esistente, si applica la flat tax.

 

Testo di Fabio Accinelli 

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Come dare visibilità al brand grazie all’’influencer marketing

Già da qualche tempo hai adocchiato quell’automobile. Le linee, le prestazioni e le finiture degli interni ti hanno conquistato. Insomma, ti sei finalmente deciso a mettere mano alla carta di credito e acquistarla. C’è ancora qualche interrogativo che ti assilla. Prima di proseguire è meglio chiedere ancora qualche parere, ai conoscenti o sul web.

Chi sono quelle persone a cui si può domandare un consiglio su un acquisto? I familiari, gli amici. Oppure gli influencer.

Gli influencer del web sono personalità note sui forum di settore, sui blog tematici, sui social network.  Sono davvero bravi e competenti su un determinato argomento o settore. Proprio da qui nasce il successo dell’influencer marketing. Basti pensare che negli ultimi due anni le ricerche su Google per “influencer marketing” sono aumentate del  400%. Tutte le aziende hanno capito quanto sia cruciale il ruolo di queste figure e di come sia fondamentale impostare una buona collaborazione con loro.

Credits: Real Business

Per le startup, in particolare, e per tutti i “neofiti” di un determinato business è importante costruirsi una credibilità, dare visibilità al proprio brand, trovare partner e “alleati”.

Sei un imprenditore e vuoi sfruttare il potere dell’influencer marketing?

Com’è possibile che gli influencer parlino del tuo business? Molte persone pensano che basti domandare a qualcuno di recensire un particolare prodotto e il gioco è fatto. No, non è così semplice. L’azienda deve prima di tutto costruire delle relazioni di fiducia con i brand ambassador.

Ci sono alcuni passaggi da tenere bene a mente per instaurare con gli influencer una collaborazione proficua per entrambi.

  • Scegli l’influencer in base al tuo pubblico

Scegli con attenzione l’influencer. Deve essere una persona con un buon seguito nel tuo pubblico di riferimento. Avrai così la possibilità di far sorgere nuove interazioni capaci, tramite il passaparola online, di diffondere il tuo messaggio più velocemente, grazie soprattutto ai social network. Per fare questo non hai bisogno necessariamente di una star del web: per il passaparola sono più efficaci gli smart influencer, che puoi “reclutare” su piattaforme di influencer marketing come Voicr.

  • Proponi all’influencer un piano editoriale di qualità

Gli influencer hanno un network ampio perchè sono riusciti nel tempo a recensire prodotti e servizi in modo libero, trasparente, sincero e spontaneo. Chiedi loro di collaborare con il tuo marchio, magari iniziando con una recensione. Non fare pressioni: l’influencer, per essere credibile dinanzi ai suoi follower, deve dire ciò che pensa realmente. La recensione verrà poi condivisa sui social, a beneficio di un pubblico ampio e interessato.

  • Top o Smart Influencer?

Coinvolgere una star è una soluzione efficace per parlare dell’azienda durante meeting ed eventi, o semplicemente per sfruttare a tuo vantaggio le dinamiche di “emulazione” del grande pubblico. Se, al contrario, ti interessa sfruttare il passaparola online, meglio affidarti agli smart influencer: persone comuni, con un migliaio di amici sui social, pronte a condividere con amici e parenti un tuo contenuto informativo o promozionale. Sondaggi di settore hanno evidenziato come le persone, prima di effettuare un acquisto, tendano a fidarsi più del parere di un conoscente che dello slogan recitato a memoria da un famoso testimonial. 

  • Premia l’influencer

Il modo migliore per gratificare un influencer ed invogliarlo a realizzare o condividere contenuti di qualità che parlano di te, è quello di pagarlo adeguatamente e possibilmente “a performance”, in base all’engagement o al numero di clic, contatti commerciali e vendite generati da ogni singolo post.

Avere al tuo fianco una rete di influencer capace di pubblicizzare un prodotto, o semplicemente di descriverlo e raccontarlo al target di riferimento, ti aiuterà ad elevare la credibilità, la reputazione e la popolarità del marchio. Non c’è solo una finalità “qualitativa” ma anche una serie di obiettivi fatti di numeri, clic, contatti commerciali e vendite.

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