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Influencer marketing: preparandosi al nuovo clima del settore

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In un clima di incertezza in cui il futuro del settore solleva molte domande, ​Launchmetrics pubblica il sesto State of Influencer Marketing Report 2020. Oltre ai dati ed agli insight, quest’anno il report include una sezione speciale intitolata “​Covid: il nuovo clima del settore e le previsioni per il futuro dell’influencer marketing”.

Nei 6 anni trascorsi dalla pubblicazione del nostro primo report, il 2020 era iniziato con la stabilizzazione dell’influencer marketing in seguito a continue evoluzioni ma, nel giro di poche settimane, il settore ha assistito a cambiamenti significativi. ​Il Covid-19 ha causato non solo la più grande crisi sanitaria del 21° secolo, ma anche un duro colpo per le industrie della moda, del lusso e del beauty i cui futuri sono ancora incerti.
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L’ Ecommerce al tempo del Covid

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Il periodo storico che stiamo vivendo ha alterato gran parte delle attività produttive: è piombato sulla quotidianità di privati e imprese in modo imprevisto, costringendo le aziende a reinventarsi e ad andare avanti; spesso con l’obiettivo di ripartire in maniera innovativa, potenziando i canali virtuali. Il nostro Paese aveva già puntato molto sull’e-commerce e lo dimostrano i dati 2019 dell’Osservatorio Multicanalità della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui – prima di ogni emergenza – otto italiani su dieci erano già multicanale (43,9 milioni per l’esattezza) e il 53% di questi usava servizi di e-commerce (27,8 milioni).
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Le misure economiche di contrasto all’emergenza Covid-19 adottate dal Governo Britannico

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L’emergenza economica connessa con la diffusione del coronavirus ha richiesto anche nel Regno Unito un’azione di governo rapida e mirata al sostegno dei diversi attori economici.

Dopo un’iniziale strategia di attesa il governo britannico, in linea con quanto osservato in altri paesi, ha progressivamente messo in atto misure di social distancing sempre più stringenti, fino ad arrivare al sostanziale lockdown dell’intero Paese nel corso della ultima decade di marzo u.s. ponendo di fatto un freno a gran parte del sistema produttivo nazionale.

Per attutire gli effetti economici dell’emergenza, il Chancellor Rishi Sunak, dopo aver dichiarato di essere pronto a fare “qualsiasi cosa sia necessaria per sostenere l’economia” (oltre ogni remora ideologica per un governo conservatore), ha presentato nel corso delle ultime due settimane una serie di misure di contrasto all’emergenza economica provocata dalla diffusione del coronavirus.

Il Chancellor ha cosí creato nuovi strumenti per salvaguardare i lavoratori dipendenti e per sostenere il reddito dei lavoratori autonomi, prevedendo un intervento dello Stato nell’economia inimmaginabile in tempi normali. Nel complesso le misure adottate, al netto delle garanzie e del differimento delle imposte, sono stimate in eccesso a 60 miliardi di sterline (il 3 per cento del PIL) e risultano superiori a quelle messe in campo per contrastare gli effetti della crisi finanziaria.
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Il Coronavirus non ferma la ricerca della casa

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Il Coronavirus ha sconvolto le vite degli italiani, ma in questo periodo di vita tra le mura domestiche le persone si sono riappropriate della loro casa e ne hanno riscoperto il valore. Vivere la casa tutti i giorni ha fatto emergere nuove esigenze e Casa.it, il sito e l’app di riferimento per chi cerca casa e per i professionisti del Real Estate, ha voluto capire se è cambiato ciò che le persone stanno cercando e quale potrà essere l’impatto del Coronavirus sulla ricerca della casa ascoltando la voce dei suoi utenti. La ricerca, condotta nei giorni scorsi, ha coinvolto oltre 3.700 persone alla ricerca di una casa in vendita o in affitto in tutta Italia.
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Ripartenza economica post-COVID 19

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Randstad N.V., The Adecco Group e ManpowerGroup, aziende leader nel settore delle risorse umane a livello globale, annunciano un’alleanza per favorire un rientro a lavoro in sicurezza nelle fasi che seguiranno il lockdown totale o parziale che sta coinvolgendo quasi 2,7 miliardi di lavoratori in tutto il mondo, circa l’81% della forza lavoro globale. Si tratta di una call to action, “Tornare a lavorare in sicurezza”, rivolta al settore pubblico, privato e a terze parti con l’obiettivo di guidare l’economia globale verso la ripartenza.
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La cooperazione bergamasca unita per superare l’emergenza

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Le imprese, il lavoro, la salute e l’assistenza delle fasce più deboli: sono questi gli assi che hanno orientato la bussola del mondo cooperativo locale durante il lockdown. Grazie al progetto «Emergenza e Cooperazione», Confcooperative Bergamo ha infatti giocato d’anticipo per dare una risposta di sistema, organizzando le risorse umane attraverso un’unica cabina di regia e agendo sul piano dell’interlocuzione e della collaborazione tra imprese, istituzioni, sindacati e famiglie.
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RC auto e Covid-19: premi in calo dell’8%

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L’obbligo di stare a casa e il blocco di molte attività produttive hanno determinato un drastico calo del numero di veicoli in circolazione (-77%*) e dei sinistri stradali (-68% secondo gli ultimi dati della polizia stradale**); condizioni che, secondo quanto emerso dall’osservatorio RC auto di Facile.it, hanno, almeno in parte, contribuito a far calare la tariffa media RC auto scesa, a marzo 2020, a 498,45 euro, l’8,05% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Dato confermato anche dalle prime proiezioni di aprile dalle quali emerge un’ulteriore tendenza al ribasso.
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Coronavirus ed imprese italiane: come da una profonda crisi può nascere un’opportunità di cambiamento

La crisi sanitaria generata dal Coronavirus non risparmia nessun settore e l’impatto economico sulle imprese italiane si annuncia devastante; se consideriamo le stime sull’andamento del fatturato complessivo previsto per il 2020, si va da una perdita compresa tra il 7,4% (nello scenario più positivo, che non prevede un eccessivo prolungamento del lockdown) ed il 17,8% (nello scenario peggiore) rispetto ai numeri dello scorso anno.

Un andamento così negativo non è certo inatteso, moltissime imprese non incluse nell’elenco delle attività indispensabili hanno dovuto bloccare completamente le loro attività o ridimensionarle, sfruttando lo smartworking e l’utilizzo delle moderne applicazioni per le comunicazioni a distanza.

La grande incertezza riguarda soprattutto la tempistica, con l’orizzonte temporale delle riaperture che vede spostarsi sempre più in avanti senza ancora un termine definitivo.

Nonostante il periodo e le difficoltà che si profilano, è necessario che già da ora piccole, medie e grandi imprese inizino a prepararsi a quella che sarà la fase di riapertura.

Non esiste una ricetta ideale, ma ci sono delle linee guida che possono essere seguite. Anche per questo ne parliamo con il consulente di marketing e di comunicazione Carlo Vivarelli (nella foto ndr), che da anni, assieme al suo staff di professionisti della Vivarelli Consulting, ha a che fare con la gestione e risoluzione delle crisi d’impresa.

“L’attuale situazione non è semplice, nessuno di noi e nemmeno i nostri genitori hanno dovuto affrontare una pandemia a livello globale, molte attività che davamo quasi per scontate oggi sono difficili da compiere, se non proprio impossibili”  afferma Vivarelli “ma da una crisi senza precedenti, dove il rischio di impresa è a livelli molto elevati, si possono cogliere delle opportunità”.

Due sono le grandi aree sulle quali è opportuno concentrarsi, l’approccio culturale che deve possedere un’impresa e la gestione del rischio”.

La cultura di un’impresa si può definire come la risposta immunitaria che l’impresa stessa offre di fronte alle problematiche che si possono presentare in qualunque momento; si tratta di un modo di pensare e di vivere l’azienda che si sviluppa in modo dinamico e che riguarda non solo le alte sfere, ma tutte le componenti lavorative.

 

Sul cambio di approccio culturale che molte imprese saranno costrette ad affrontare giocoforza, Vivarelli afferma: “Dobbiamo considerare questo periodo e soprattutto quello che verrà al termine della crisi sanitaria, come un vero e proprio spartiacque. Le imprese che non sono state in grado finora di lavorare su una visione improntata al cambiamento culturale e all’introduzione delle innovazioni tecnologiche (soprattutto sul piano comunicativo), dovranno mettersi in gioco e lavorare sui seguenti aspetti:

  • un nuovo modo di intendere il rapporto lavorativo, basato ancor più sul rapporto di fiducia tra dirigente e dipendente, che tenga conto soprattutto della qualità dei risultati che si raggiungono, piuttosto che del tempo trascorso in ufficio. Sotto questo punto di vista, l’introduzione di modelli di smart working che delocalizzano il lavoro sono da considerarsi positivi se vengono sfruttati con serietà;
  • spingere ancor di più sulla digitalizzazione della propria impresa. Inutile girarci intorno, molte realtà del nostro Paese sono ancora anni luce indietro rispetto ai competitor stranieri, un po’ perché si punta ad accontentarsi di schemi prestabiliti che funzionavano 20 o 30 anni fa, un po’ per la scarsa propensione ad accettare i cambiamenti, che invece è fondamentale dato che si opera in mercati sempre più competitivi.

Attenzione, però! Con digitalizzazione non intendo solo l’utilizzo di nuove e migliori tecnologie rispetto al passato, ma ideare una nuova offerta che ben si adatti alla user experience, e che porti dei cambiamenti tecnologici, organizzativi, culturali e manageriali che impattino su tutte le componenti dell’impresa;

  • osare di più, fare in modo che la crisi porti a sviluppare idee ed approcci nuovi che sappiano dare una rinfrescata al nostro modo di fare business, pur consapevoli che si possono commettere degli errori durante il percorso. Ma gli errori insegnano, solo sbagliando si riescono ad avere dei cambiamenti che portano con il tempo ad un vero progresso!

Tra il rimanere fermi aspettando che tutto torni magicamente come prima, ed il provare strade nuove che ci consentano di uscire dalla crisi rafforzati, non vi è dubbio su cosa sia preferibile fare”.

 Il secondo aspetto che Vivarelli analizza è la gestione del rischio d’impresa, che con l’emergenza sanitaria in corso risulta essere ancor più importante (ma tutte le imprese sanno che un buon team dedicato al cosiddetto risk management deve essere sempre presente ed operativo, soprattutto quando le cose sembrano funzionare alla perfezione… perché non si può mai sapere quando un rischio può presentarsi.)

Il rischio d’impresa è come una variabile impazzita, può materializzarsi in qualunque momento e per qualunque motivo, da una crisi di comunicazione generata da un nostro errore (pensiamo ad una pubblicità errata, ad una cattiva gestione dei social), ad una campagna diffamatoria derivante da fake news, a problematiche generate da carenza di liquidità, stop dei processi produttivi per le cause più disparate (questa che viviamo ora è solo una delle situazioni che si potevano creare, e molte imprese si sono trovate impreparate proprio perché in pochi potevano aspettarsi una pandemia a livello globale). Ecco quali sono gli aspetti su cui concentrarsi in questo periodo:

  • salvaguardare i dipendenti, cercare di sostenerli nelle loro attività e fare in modo che riescano a portare avanti il loro lavoro in condizioni di assoluta sicurezza garantendo, per chi ne ha la possibilità, il lavoro da remoto. In questi casi è importante stabilire comunicazioni continue, che consentano di mantenere operativa l’impresa; la situazione può aiutare anche a rivedere dei modelli organizzativi che, ben prima del Coronavirus, avevano mostrato limiti e criticità
  • pensare a nuove opportunità, servizi o procedure che non venivano considerate in precedenza. L’inattivtà o il lavoro con tempistiche più dilatate, offre tempo che prima non si aveva per poter ragionare anche su questi aspetti. Sfruttare questa fase di pausa forzata in modo produttivo è necessario!
  • conservare la liquidità aziendale è la debita conseguenza del primo punto. Se l’impresa riesce a non spengere i propri motori e a lavorare anche a ranghi e volumi ridotti, può comunque superare il periodo critico più facilmente. Per fare questo è però necessario infondere fiducia ai nostri partner e clienti, ecco perché è utile ideare una campagna di comunicazione che garantisca la nostra presenza e vicinanza anche in periodi così difficili, facendo capire che la nostra attività non si ferma. L’utilizzo dei social consente di mantenere un costante contatto con il pubblico e consente di trovare idee nuove che possono arrivare anche dalle richieste dei follower
  • Valutare i danni generati a posteriori. E’ chiaro che quando tutto questo finirà ci saranno da apportare dei cambiamenti anche dolorosi, dalla ristrutturazione dei debiti aziendali, ai piani di risanamento che possono prevedere anche tagli alla forza lavoro. Questi piani devono essere messi a punto guardando in faccia la realtà, con il fine ultimo della sopravvivenza e del successivo rilancio”.

 “Un ultimo aspetto su cui è necessario porre l’accento è la revisione di molti piani di gestione dei rischi aziendali. E’ chiaro che questa emergenza era difficilmente prevedibile, ma è l’ennesima riconferma che un piano ben strutturato deve saper valutare il rischio a 360 gradi e non fermarsi solo alle opzioni che hanno maggiori probabilità di verificarsi”.

“Molte imprese nei prossimi mesi saranno chiamate a ristrutturare completamente i propri piani mettendo al centro ancor di più la cura dell’igiene e della sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro, ideando una completa revisione dei rischi operativi. In un panorama simile è chiaro che non sempre si ha l’esperienza necessaria per implementare dei piani ben accurati, anche per questo l’attività delle agenzie di consulenza esperte nella gestione del rischio aziendale può essere di fondamentale aiuto. Ci aspettano mesi complicati, ma le imprese che si affidano a professionisti di comprovata esperienza sapranno trovare il modo di attuare le migliorie necessarie per farsi trovare pronti nella fase di ripartenza”.

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Perché oggi un’azienda non può fare a meno di un software in cloud

Per un professionista o per un’azienda che non vogliono perdere il passo rispetto alla concorrenza, la possibilità di usufruire di un software in cloud si traduce in una gestione ottimale della fatturazione elettronica e della contabilità, a prescindere dal tipo di device che viene utilizzato e da dove ci si trova. Una scelta vincente per gli studi professionali e per gli imprenditori, ma anche per i consulenti e per gli amministratori: la gestione contabile sulla nuvola non è solo uno strumento di semplificazione, ma si rivela soprattutto una risorsa utile per crescere.

Contabilità in Cloud

TeamSystem a questo scopo ha dato vita a una soluzione completa denominata Contabilità in Cloud, realizzata proprio per rendere più agevole la gestione elettronica aziendale. Con una dashboard costantemente aggiornata e un’interfaccia di facile utilizzo ci si può concentrare sulla conservazione delle fatture in cloud ma anche, più in genere, monitorare in tempo reale l’andamento dell’attività. Le funzionalità che vengono messe a disposizione sono state studiate per soddisfare le necessità dei liberi professionisti, dei responsabili amministrativi e delle PMI.

Le funzioni

L’accesso al software viene garantito in qualsiasi momento, da qualunque device, anche in mobilità. La funzione di condivisione istantanea con il commercialista dei documenti si rivela molto utile, proprio come la gestione di tutto il flusso di fatturazione elettronica, tanto rapido quanto facile. L’adozione dell’infrastruttura Azure di Microsoft, integrata con il ricorso a server privati, è una garanzia di totale sicurezza, visto che i backup vengono eseguiti in modo automatico e continuativo. Le ragioni per cui vale la pena di scegliere questa piattaforma sono molteplici, e tra queste va menzionata la possibilità di creare note di credito, ordini e preventivi.

La gestione delle registrazioni contabili

Il lavoro dei responsabili amministrativi viene ottimizzato grazie alla possibilità di elaborare la liquidazione IVA e di procedere alla reportistica dei registri Iva, del libro giornale, dei mastrini e dei bilanci. E non è ancora tutto, perché Contabilità in Cloud consente anche di elaborare la comunicazione dei dati riguardanti le fatture e delle liquidazioni periodiche, oltre ad assicurare una gestione precisa delle registrazioni contabili: le fatture di acquisto, le fatture di vendita, i pagamenti e i giroconti. La gestione dei pagamenti e degli incassi, la creazione delle fatture elettroniche in formato XML e il calcolo automatico dei ratei e dei risconti sono ulteriori funzioni di cui si può approfittare.

Il software per i professionisti

Un software in cloud di questo tipo è in grado di supportare in modo efficace anche i professionisti, soprattutto per ciò che concerne il miglioramento della collaborazione con i clienti. Tali programmi, infatti, permettono di tenere sotto controllo l’andamento del business e danno accesso a un vasto assortimento di funzioni, a partire dalla registrazione in contabilità sia delle fatture emesse che di quelle ricevute. Il monitoraggio del budget e degli indicatori, a sua volta, risulta automatizzato e ottimizzato, così da neutralizzare qualsiasi margine di errore.

Perché conviene provare Contabilità in Cloud

Nel caso in cui si sia interessati a testare le funzionalità del software Contabilità in Cloud è possibile utilizzare anche la versione di prova, in modo da valutare la sua interfaccia e la sua praticità. In qualsiasi caso, il vantaggio offerto da un programma in cloud di gestione contabile è quello di poter usarlo da tablet, da smartphone o da computer in qualunque istante: tutto ciò che si deve fare è connettersi alla Rete e inserire le proprie credenziali di accesso. La nuvola è il modo migliore per contrastare il pericolo di disperdere e smarrire informazioni importanti e dati sensibili.

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