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Saloni WorldWide a Mosca: il meglio di architettura e arredo italiani

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L’edizione del Salone del Mobile di Milano torna come ogni anno nella sua edizione moscovita e preannucia importanti novità ed ospiti all’insegna dei nuovi trend mondiali dell’home forniture, dell’ecosostenibilità e i nuovi designer emergenti da tutto il mondo. Giulio Gargiullo Online Marketing Manager fra Italia e Russia conferma le molteplici opportunità per gli operatori del settore: sia per esporre che per sviluppare business nella Federazione Russa e in tutto il mondo con clientela in cerca di alta qualità, spesso italiana .

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Le imprese iniziano a vedere rosa

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Dati positivi e in moderata accelerazione nel secondo trimestre del 2015. La produzione industriale lombarda cresce dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dell’1,9% tendenziale. Con risultati simili la produzione delle imprese artigiane (+1,6% tendenziale e +0,8% congiunturale). Gli ordini dall’estero crescono dell’1,4% congiunturale e del 4,1% tendenziale. Unico segnale negativo dagli ordini interni rispetto al trimestre precedente (-0,2%), mentre sono in crescita su base tendenziale (+1,5%). Conferme positive provengono anche dal fatturato in crescita del 4,0% tendenziale e dell’1,2% congiunturale. In miglioramento le aspettative degli imprenditori per la produzione, la domanda estera e l’occupazione che finalmente registra un saldo positivo dopo quattro anni. Ancora negative le aspettative sulla domanda interna, ma in continuo miglioramento. Sono stazionari i livelli occupazionali e si riduce il ricorso alla CIG.

I dati presentati derivano dall’indagine relativa al secondo trimestre 2015 che ha riguardato un campione di più di 2.700 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.533 imprese) e artigiane (1.211 imprese). Nel secondo trimestre 2015 si registra un lieve recupero della produzione industriale, con variazioni congiunturale (+0,7% dato destagionalizzato) e tendenziale (+1,9%) entrambe positive e in accelerazione. Il risultato positivo interessa anche le aziende artigiane manifatturiere con il dato congiunturale in crescita dello 0,8% e una variazione tendenziale del +1,6%. L’indice della produzione industriale supera finalmente quota 97, livello che ha caratterizzato tutto il 2014 e i primi mesi del 2015, arrivando a 98,1 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Per le aziende artigiane l’indice della produzione supera la soglia 70 riportandosi ai livelli di inizio 2012 (70,2 dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Da un punto di vista settoriale, il numero di settori in crescita rimane costante (6) ed è quasi identico al numero di settori ancora in contrazione (7). Guidano i settori in ripresa la Gomma-plastica (+5,5%), la Carta-stampa (+3,8%), la Meccanica e i mezzi di trasporto (entrambi al +3,6%) e la chimica (+1,9%). Con incrementi minimi si segnala il settore del legno-mobilio (+0,4%). Ancora penalizzati dalla stagnazione dei consumi e dalla crisi dell’edilizia i settori dei Minerali non metalliferi (-4,2%), dell’abbigliamento 
(-3,3%), delle industrie varie (-2,5%) e dell’alimentare (-2,0%). Tessile (-1,7%) e pelli-calzature (-1,4%) si aggiungono ai settori negativi, ma con variazioni più contenute. Infine, la siderurgia registra una contrazione minima (-0,4%). Nell’artigianato la maggior parte dei settori registra un incremento del livello della produzione rispetto a un anno fa (6 settori in crescita contro 5 in contrazione), con la gomma-plastica (+7,8%), la meccanica (+3,9%) e la siderurgia (+3,0%) ai primi posti. Incrementi più contenuti si registrano per pelli e calzature (+1,3%), legno-mobilio (+0,5%) e alimentari (+0,3%). I settori con risultati negativi sono: tessile (-5,5%), comparto che nel biennio 2013-2014 aveva vissuto una tenue ripresa e che nel 2015 ha ripreso un andamento negativo, dei minerali non metalliferi (-4,5%), collegati all’edilizia e fortemente colpiti dalla recessione in questi anni, della carta-stampa (-4,1%), delle manifatturiere varie (-1,4%) e dell’abbigliamento (-0,7%).

Lo spaccato dimensionale presenta dati positivi per le tre classi, ma con due differenti velocità: più intensa in questo trimestre per le grandi imprese (+2,5%) e più contenuta per le imprese di minori dimensioni (+1,6% le medie e +1,8% le piccole imprese). Ciò vale anche per le imprese artigiane dove le micro-imprese (fino a 5 addetti) mostrano una ripresa meno intensa (+0,8%), quelle fino a 9 addetti hanno un segno positivo più consistente (+1,4%), e le aziende artigiane maggiormente strutturate crescono del 2,4%. Cresce la quota di aziende industriali che registra incrementi dei livelli produttivi che raggiunge il 50%, dopo essere scesa al 46% a fine 2014. Diminuisce conseguentemente il numero delle aziende con variazioni negative (dal 37% dello scorso trimestre al 35%) e rimane pressoché stabile la quota di imprese con variazioni nulle (16%). Anche nell’artigianato, rispetto allo scorso trimestre, si assiste ad un lieve incremento delle aziende che dichiarano variazioni positive (dal 41% al 42%) e maggiore per quelle che dichiarano stabilità (da 21% a 25%), compensato dalla corrispondente riduzione della quota di aziende che dichiarano variazioni negative (33%). Il fatturato a prezzi correnti mantiene un andamento positivo più dinamico rispetto alla produzione, fenomeno che si riscontra da alcuni trimestri. Sia il dato congiunturale (+1,2%) che tendenziale (+4,0%) risultano in accelerazione e consentono all’indice di superare il livello massimo pre-crisi registrato nel 2007 (114) e fermarsi a 115,6. Per le aziende artigiane il fatturato rimasto stagnante per tutto il 2014 e l’inizio 2015, intensifica la crescita registrando un incremento congiunturale dello 0,4% e tendenziale dell’1,4%. La variazione tendenziale degli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali mostra intensità differenti per il mercato interno e per l’estero ma uniformità nel segno positivo. Il mercato interno si assesta su una crescita dell’1,5%, segnando il miglior risultato degli ultimi 4 trimestri. Il mercato estero, dopo il rallentamento dello scorso trimestre, torna a crescere del 4,1%. Dal punto di vista congiunturale gli ordini sono in leggera contrazione per l’interno (-0,2%) ed accelerano dall’estero (+1,4%).

Le imprese artigiane presentano ancora una dinamica negativa marcata per il mercato interno (-1,8%), mentre il mercato estero accelera sensibilmente (+5,3%). Il dato congiunturale mostra maggiore omogeneità, con l’interno in crescita dello 0,4% e l’estero dello 0,8%. L’occupazione per l’industria presenta un saldo positivo (+0,3%) grazie a un tasso d’ingresso ancora consistente (1,8%) che compensa un tasso d’uscita pressoché stabile (1,5%). La riduzione del tasso d’ingresso è in parte giustificato dall’esaurirsi degli effetti stagionali amministrativi che tendono ad accumulare le aperture dei contratti a inizio anno, intensificati dagli effetti dei nuovi incentivi alle assunzioni e stabilizzazioni entrati in vigore ad inizio anno. In riduzione il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione che scende al 15% e la quota sul monte ore all’1,9%.

Anche per l’artigianato il saldo è positivo con un incremento sensibile degli ingressi (dal 2,0% al 2,5%) e un tasso d’uscita pressoché stabile (2,1%). Il ricorso alla CIG rallenta anche per le imprese artigiane, con la quota di aziende che si riduce all’8,2%. In leggero incremento, invece, la quota sul monte ore (1,5%). Altre variabili dell’andamento congiunturale: Il tasso d’utilizzo degli impianti rimane a quota 74% per l’industria trainato da siderurgia e mezzi di trasporto oltre il 76%, e con solo due settori con un tasso inferiore al 70% (minerali non metalliferi 63% e pelli calzature 68%). Per le aziende artigiane l’utilizzo degli impianti sale al 69%, ma rimane costante il numero di settori oltre il 70% che ora comprende: la siderurgia (75,2%), la gomma-plastica (74%), pelli-calzature (72%) e la meccanica (71%). Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 62% delle imprese industriali, fra le restanti le valutazioni di scarsità superano quelle di esuberanza, con un saldo negativo dell’1,4%. Rimane elevata la quota di grandi aziende che dichiara di non tenere scorte (25%), con una maggiore incidenza tra le imprese di piccole dimensioni (31%) e minore al crescere della dimensione d’impresa (19% le medie e 11% le imprese oltre 200 addetti). Le aziende artigiane manifestano segnali di scarsità più marcati (-7% il saldo), con il 31% che giudica le scorte adeguate. La quota di aziende artigiane che dichiara di non tenere scorte è molto più elevata rispetto all’industria (54%), e più omogeneamente distribuita tra le classi dimensionali (57% le micro, 55% le aziende da 6 a 9 addetti e 48% le aziende con 10 addetti e più).

Le scorte di materie prime sono adeguate per l’80% delle imprese industriali, con una minima prevalenza dei giudizi di esuberanza (+0,2% il saldo). Per le materie prime la quota di aziende che non tiene scorte è del 9%. Gli artigiani segnalano scorte adeguate nel 56% dei casi, con una prevalenza marcata rispetto ai giudizi di scarsità (-10% il saldo). La quota di artigiani che dichiara di non tenere scorte è del 25%. Si accentuano le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime sia per le imprese industriali (+1,4% la variazione congiunturale), che per le imprese artigiane (+1,7%), sostenute dai recenti incrementi dei prezzi di gomme e materie plastiche. I prezzi dei prodotti finiti risultano in crescita più moderata per entrambe le tipologie d’impresa: +0,43% per l’industria e +0,46% per l’artigianato. Le aspettative degli imprenditori industriali mostrano un generale miglioramento. Per la produzione il saldo consolida il posizionamento in territorio positivo. Si riduce leggermente la quota degli imprenditori che non prevedono variazioni (56%). In miglioramento anche le aspettative sull’occupazione che, finalmente, superano il punto di svolta registrando un saldo positivo. In questo caso è dell’82% la quota di imprenditori che non prevede variazioni nei livelli. Le aspettative sulla domanda vedono l’estero stabilmente in territorio positivo e una domanda interna ancora negativa ma che accelera la corsa verso il punto di svolta. Nel caso dell’artigianato, a fronte di aspettative sulla domanda estera positive si segnalano le aspettative sulla produzione, occupazione e ordini interni ancora in territorio negativo. Se le aspettative della domanda interna, pur negative, mostrano una tendenza crescente, in questo trimestre per la produzione si registra un incrementano del saldo negativo.

Sono invece stabili i saldi per l’occupazione. Rimane consistente la quota di artigiani che prevede stabilità dei livelli pari al 58% per la produzione, al 60% per la domanda interna, al 74% per la domanda estera e all’87% per l’occupazione. Il dato principale che emerge dall’analisi campionaria relativa al secondo trimestre del 2015 è non solo il mantenimento del segno positivo nella dinamica congiunturale della produzione, ma anche la sua entità. Una velocità di crociera dello 0,7% fa ben sperare, anche se rimangono tre debolezze di fondo. La prima è che la velocità di crescita di altri paesi dell’eurozona è maggiore. In secondo luogo, questa crescita è ancora inferiore a quella registrata nei periodi migliori. Infine, il livello produttivo è al 90% di quello massimo registrato prima della crisi. Questo gap non può non incidere sulla dinamica dell’occupazione che, infatti, è più lenta nel far registrare progressi. Le ore lavorate si sono stabilizzate, la cassa integrazione si è ridotta, ma il numero degli occupati nel settore manifatturiero, per adesso, ha solo cessato di diminuire.

I segnali positivi della produzione hanno trovato una conferma sia nei dati del fatturato che in quello degli ordini. In questo caso, la componente esterna è stata meglio di quella interna, soprattutto nel caso degli ordini. E questo sembra testimoniare la difficoltà di innescare un vero processo di ripresa che deve coinvolgere sia gli investimenti (e che in parte sembra si stia realizzando) sia i consumi, dove i progressi sono più lenti. Inoltre il dato della produzione manifesta aspetti incoraggianti da un punto di vista strutturale. Infatti, tutte le dimensioni di impresa sono coinvolte nella crescita con una differenza più limitata rispetto al passato, l’indice di diffusione della stessa è aumentato così che la gran parte dei settori e dei territori si trova ad agire in ambiente di crescita. Infine, la produzione assicurata, il grado di utilizzo degli impianti e la diminuzione delle scorte sono tutti elementi compatibili con la ripresa in atto. Il quadro che emerge dalla nostra indagine sul manifatturiero lombardo è compatibile con l’evoluzione macroeconomica dell’economia mondiale, europea ed Italiana. Se il calo dell’euro, delle materie prime e il quantitative easing della BCE sono tutti elementi che spingono alla crescita, non per questo sono scomparsi i rischi che possono minare la crescita stessa e che potrebbero bloccare quel processo virtuoso che dovrebbe trasformare la ripresa in crescita vera e propria, dove accanto ai segni positivi della produzione si vedranno quelli altrettanto positivi dell’accumulazione e dell’occupazione

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Il biopackaging alla conquista del take away

Negli ultimi anni, l’idea che l’ambiente sia un bene prezioso, la cui tutela è un dovere che viene prima di qualsiasi interesse personale, si sta facendo strada nella coscienza della collettività.

Le grandi rivoluzioni spesso cominciano dalle piccole cose, dai piccoli gesti di ognuno di noi.

Un piccolo gesto, ad esempio, è l’utilizzo sempre più diffuso nella cucina veloce (fast food, street food e take away) di prodotti  usa e getta ecosostenibili: confezioni, tovaglioli, posate, piatti e bicchieri biodegradabili; oggetti che sono accomunabili con il termine “bio packaging”.

Questi prodotti usa e getta sono completamente riciclabili e possono decomporsi anche in meno di quattro settimane.

Generalmente sono costituiti da materiali come

  • Carta: derivata da riciclaggio o da foreste ecosostenibili.
  • PLA: ossia Acido Poly Lattico, una plastica biodegradabile ottenuta da risorse vegetali come l’amido di mais.
  • PSM (Pla Amido Derivati): derivati dall’amido di mais ma modificati per essere più resistenti in modo da sopportare anche temperature più elevate.
  • Polpa di canna da zucchero: permette di realizzare prodotti biodegradabili che possono essere utilizzati nel microonde, nei forni e nei congelatori.

Secondo l’Istituto Certificazione Etica Ambientale (ICEA), molte attività nel settore della ristorazione veloce, per servire i loro piatti ai clienti di tutti i giorni,  si stanno orientando sempre più verso l’utilizzo di prodotti ecosostenibili e biodegradabili.

Una piccola ma grande rivoluzione, se si considera che, solo in Italia, ci sono più di 30 mila esercizi commerciali take away: un mercato che sta diventando sempre più verde ed ecosostenibile.

 

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Lombardia e Milano, segnali di ripresa per la produzione industriale

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Il primo trimestre del 2015 presenta dati con variazioni positive ma di modesta intensità, caratteristici di una fase di lenta ripresa. La produzione industriale lombarda cresce dello 0,4% tendenziale e dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre l’artigianato sconta ancora una lieve flessione dei livelli produttivi. Gli ordini crescono dello 0,4% congiunturale sia dall’interno che dall’estero, mentre si differenziano maggiormente i risultati tendenziali con l’estero molto più dinamico (+2,5% gli ordini esteri e +0,9% gli ordini interni).

Conferme positive provengono anche dal fatturato in crescita del 2,9% tendenziale e dell’1,0% congiunturale. In miglioramento le aspettative degli imprenditori per la produzione, la domanda estera e l’occupazione. Ancora stazionarie le aspettative sulla domanda interna. Si incrementano i livelli occupazionali e si riduce il ricorso alla CIG. I dati presentati derivano dall’indagine relativa al primo trimestre 2015 che ha riguardato un campione di circa 2.900 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.574 imprese) e artigiane (1.235 imprese). Nel primo trimestre 2015 si registra un lieve recupero della produzione industriale, con variazioni congiunturale (+0,2% dato destagionalizzato[1]) e tendenziale (+0,4%) entrambe positive. Per le aziende artigiane manifatturiere il dato congiunturale registra una contrazione (-0,5%) e la variazione tendenziale è praticamente nulla (-0,1%).

L’indice della produzione industriale rimane ancorato quota 97, livello raggiunto a metà 2014, a cui la produzione industriale lombarda si è lentamente avvicinata da fine 2013 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Per le aziende artigiane l’indice della produzione mostra una flessione congiunturale fermandosi a quota 69,2 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Da un punto di vista settoriale, il numero di settori in crescita (6) è quasi identico al numero di settori ancora in contrazione (7). Guidano i settori in ripresa la Gomma-plastica (+4,1%), i Mezzi di trasporto (+2,9%), la Carta-stampa (+1,5%) e la Meccanica (+1,0%). Con incrementi minimi si segnalano i settori della Siderurgia e degli Alimentari (+0,2%).

Ancora penalizzati dalla stagnazione dei consumi e dalla crisi dell’edilizia i settori delle Pelli-calzature (-5,3%), il Tessile (-3,6%), l’Abbigliamento (-3,3%), il Legno-mobilio (-1,5%) e i Minerali non metalliferi (-1,1%). Chimica e industrie varie si aggiungono ai settori negativi, ma con variazioni molto vicine allo zero (-0,3%). Nell’artigianato la maggior parte dei settori registra un calo del livello della produzione rispetto a un anno fa, con le rilevanti eccezioni della meccanica (+2,6%) e della siderurgia (+2,0%), due tra i comparti artigiani che meglio hanno resistito alla recente crisi. Il legno-mobilio, altro settore che ha evidenziato una performance superiore alla media in questi anni, conferma i livelli produttivi di inizio 2014 (+0,1%), mentre tutti gli altri comparti registrano perdite superiori al punto percentuale. Se l’alimentare contiene la diminuzione (-1,1%), contrazioni rilevanti coinvolgono tutto il sistema moda: ossia l’abbigliamento (-3,3%), il tessile (-5,0%) e le pelli-calzature (-5,7%). Continua inoltre il forte calo dei metalli non metalliferi (-12,3%) collegati al settore dell’edilizia. Il ritardo nella ripresa degli investimenti influisce negativamente sui risultati delle imprese produttrici di tali beni, che rimangono in coda alla triade della classificazione per destinazioni finali dei prodotti con una contrazione della produzione dello 0,7%.

I beni di consumo rimangono in territorio positivo, e l’incremento dei livelli produttivi si avvicina al punto percentuale (+0,9%). Le imprese produttrici di beni intermedi offrono un quadro complessivo positivo, con un incremento della produzione dello 0,4%. Lo spaccato dimensionale presenta dati positivi per le tre classi ma con due differenti velocità: più intensa in questo trimestre per le piccole imprese (+0,7%) e più contenuta per le imprese di maggiori dimensioni (+0,3%). Ciò non vale per le imprese artigiane dove le micro-imprese (fino a 5 addetti) soffrono maggiormente (-0,8%), quelle fino a 9 addetti hanno un segno negativo più contenuto (-0,3%), e solo le aziende artigiane maggiormente strutturate crescono dello 0,7%. Cresce la quota di aziende industriali che registra incrementi dei livelli produttivi che si avvicina nuovamente al 50%, dopo essere scesa al 46% lo scorso trimestre. Diminuisce conseguentemente il numero delle aziende con variazioni negative (dal 38% dello scorso trimestre al 37%) o nulle (da 16% a 15%). Anche nell’artigianato, rispetto allo scorso trimestre, si assiste ad un lieve incremento delle aziende che dichiarano variazioni positive (dal 40% al 41%) compensato dalla corrispondente riduzione della quota di aziende che dichiara stabilità (dal 22% al 21%) e da quelle che dichiarano variazioni negative (37%). Il fatturato a prezzi correnti mantiene un andamento positivo più dinamico rispetto alla produzione, fenomeno che si riscontra da alcuni trimestri. Sia il dato congiunturale (+1,0%) che tendenziale (+2,9%) risultano in accelerazione e consentono all’indice di raggiungere il livello massimo pre-crisi registrato nel 2007 (114).

Per le aziende artigiane il fatturato mostra un andamento stagnante da inizio 2014, mantenendosi strettamente vincolato su quota 73. Anche in quest’ultimo trimestre la variazione congiunturale è nulla e quella rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno è contenuta in un +0,2%. La variazione tendenziale degli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali mostra intensità differenti per il mercato interno e per l’estero ma uniformità nel segno positivo. Il mercato interno si assesta su una crescita dello 0,9%, in linea con il trimestre precedente. Il mercato estero, dopo il recupero registrato a fine 2014, rallenta il ritmo di crescita che rimane comunque significativo (+2,5%). Dal punto di vista congiunturale gli ordini sono in leggera crescita (+0,4%) per entrambe le provenienze. Le imprese artigiane presentano ancora una dinamica negativa per il mercato interno (-1,4%), mentre il mercato estero conferma la crescita che ha caratterizzato la seconda metà del 2104 (+1,7%). Il dato congiunturale mostra una perfetta simmetria, con gli ordini interni in calo dello 0,9% e quelli esteri in crescita dello 0,9%. L’occupazione per l’industria presenta un saldo positivo grazie all’incremento consistente del tasso d’ingresso (2,1%) e alla contestuale riduzione del tasso d’uscita (1,4%). Il fenomeno è in parte giustificato dagli effetti stagionali amministrativi che tendono ad accumulare le aperture dei contratti a inizio anno, intensificati dagli effetti dei nuovi incentivi alle assunzioni e stabilizzazioni entrati in vigore ad inizio anno. In riduzione il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione che scende al 16% e la quota sul monte ore al 2,3%. Per l’artigianato, invece, il saldo è nullo con un incremento sensibile degli ingressi (dall’1,5% al 2,0%) anch’esso legato a effetti amministrativi e incentivi, e un tasso d’uscita pressoché stabile (2,0%).

Altre variabili dell’andamento congiunturale:

 

  • Il tasso d’utilizzo degli impianti rimane a quota 73,6% per l’industria riducendo la variabilità a livello settoriale, con solo i minerali non metalliferi ancora sotto al 70%. Anche per i valori massimi si registra un livellamento, con il miglior risultato fatto segnare da pelli-calzature al 78,3%. Per le aziende artigiane l’utilizzo degli impianti è fermo al 67%, ma aumenta il numero di settori oltre il 70% che ora comprende: la siderurgia (72,8%), la gomma-plastica (70,6%) e il tessile (70,0%).
  • Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 59% delle imprese industriali, fra le restanti le valutazioni di scarsità superano ancora quelle di esuberanza, con un saldo negativo dello 0,5%. Cresce significativamente la quota di grandi aziende che dichiara di non tenere scorte (13% contro il 9% dello scorso trimestre), mentre rimangono stabili le quote per le atre classi dimensionali (32 tra le imprese di piccole dimensioni e 19% tra le medie). Le aziende artigiane manifestano segnali di scarsità più marcati (-9,5% il saldo), con il 32% che giudica le scorte adeguate. La quota di aziende artigiane che dichiara di non tenere scorte è molto più elevata rispetto all’industria (51%), e più omogenea tra le diverse classi dimensionali (55% le micro, 51% le aziende da 6 a 9 addetti e 44% le aziende con 10 addetti e più).
  • Le scorte di materie prime sono adeguate per il 78% delle imprese industriali, con una prevalenza dei giudizi di scarsità (-0,7% il saldo). Per le materie prime la quota di aziende che non tiene scorte è del 10%. Gli artigiani segnalano scorte adeguate nel 55% dei casi, con una prevalenza più marcata rispetto all’industria dei giudizi di scarsità (-13% il saldo). La quota di artigiani che dichiara di non tenere scorte è del 23%.>
  • Ancora contenute le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime per le imprese industriali (+0,5% la variazione congiunturale), mentre le imprese artigiane segnalano incrementi più consistenti (+1,7%). I prezzi dei prodotti finiti risultano in crescita più moderata per entrambe le tipologie d’impresa: +0,4% per l’industria e +0,6% per l’artigianato. Le aspettative degli imprenditori industriali mostrano un generale miglioramento.

 

Per la produzione il saldo consolida il posizionamento in territorio positivo accelerando la crescita. Rimane alta la quota degli imprenditori che non prevedono variazioni (58%). In miglioramento anche le aspettative sull’occupazione che raggiungono il punto di svolta con un saldo praticamente nullo. In questo caso è dell’81% la quota di imprenditori che non prevede variazioni nei livelli. Le aspettative sulla domanda vedono l’estero in ripresa e una domanda interna ancora negativa ma che lentamente sale verso il saldo nullo. Nel caso dell’artigianato, a fronte di aspettative sulla domanda estera positive ma in rallentamento, si segnalano le aspettative sulla produzione, occupazione e ordini interni in territorio negativo ma caratterizzati da un marcato trend crescente che le fa avvicinare sempre più al punto di svolta. Rimane consistente la quota di artigiani che prevede stabilità dei livelli pari al 54% per produzione, al 55% per la domanda interna, al 69% per la domanda estera e all’85% per l’occupazione. Il dato principale che emerge dall’analisi campionaria relativa al I trimestre del 2015 è la ricomparsa del segno positivo per quando riguarda la variazione congiunturale della produzione manifatturiera. Questo dato positivo non è affatto eclatante. Anzi è piuttosto modesto, sfiorando lo 0,2%. Tuttavia, non è neanche da sottovalutare, visto il dato negativo fatto registrare nel IV trimestre del 2014. Il dato positivo della produzione, che sembra aver favorito le piccole e medie imprese, il settore dei beni di consumo e le imprese high-tech, è stato accompagnato da un leggero miglioramento dell’indice di diffusione che registra lo stato di salute delle varie imprese. Inoltre il segno positivo si è manifestato anche per le variabili fatturato e ordini. In entrambi i casi, il settore estero ha fatto la parte del leone, con le imprese lombarde che hanno esportato più del 40% del fatturato. Finalmente notizie positive anche dal fronte occupazionale. Le ore lavorate sono risultate in crescita, quelle relative alla CIG in diminuzione, mentre il flusso dei nuovi assunti è stato positivo, con le uscite in calo e gli ingressi in crescita grazie anche ai nuovi incentivi ad assunzioni e regolarizzazioni. E’ il caso di sottolineare che le cifre permangono modeste. Parafrasando le parole del governatore della BCE, possiamo affermare di trovarci di fronte ad una ripresa “congiunturale, il che sta a significare che non ha ancora trovato al suo interno forze auto-propulsive ma che si alimenta ancora o di espedienti statistici legati fondamentalmente al ciclo delle scorte o alla ripresa delle esportazioni.

Le forze auto-propulsive necessarie sono legate alla ripresa degli investimenti e al recupero del mercato del lavoro. La vera sfida è che la presenza di shock positivi, ma temporanei, quali il calo del prezzo del petrolio, il deprezzamento dell’euro, il “quantitative easing” della BCE durino un lasso di tempo sufficiente ad innescare quegli elementi auto-propulsivi che possono generare un processo di ripresa e non già singoli episodi positivi destinati ad essere ridimensionati nei trimestri successivi in un estenuante gioco di “stop and go”. Positivi anche gli indicatori su Milano che rispetta l’andamento lombardo, secondo i dati della Camera di commercio di Milano, con una crescita della produzione industriale dello 0,2% in un anno trainata dal settore legno/mobilio (+37%), gomma/plastica (+7,2%) e alimentare (+3,7%). Per quanto riguarda l’occupazione si registra un aumento del tasso d’ingresso del 1,9% mentre gli addetti crescono dello 0,5%.

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Al via Expo 2015

expo2015

Expo Milano 2015 si propone di essere il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Dal 1° maggio e fino al 31 ottobre, Milano ospiterà infatti l’esposizione universale dal titolo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, dedicato al cibo e alla sostenibilità. Su una superficie di 1,1 milioni di metri quadrati si potranno trovare rappresentati oltre 140 Paesi e 3 organizzazioni (ONU, Unione europea e CERN). Sarà l’occasione per conoscere le eccellenze del settore agroalimentare e gastronomico di ogni Paese, assaggiare piatti, ma anche percorrere un “viaggio” fatto di tradizione e innovazione. Ecco quali sono i principali eventi, manifestazioni spettacoli e laboratori (per grandi e piccoli), che si potranno trovare a Expo 2015.

Obiettivo principale dell’Esposizione è quello di riflettere e provare a fornire soluzioni per garantire cibo sano, sicuro e sufficiente a tutti i popoli, “nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri”. I Paesi partecipanti faranno sfoggio delle più avanzate tecnologie per tentare di trovare possibili soluzioni ai forti squilibri ancora esistenti. Quattro le aree tematiche all’interno del sito di Expo: il Padiglione Zero, che racconta la storia dell’uomo sulla Terra attraverso il suo rapporto con il cibo, il Future Food District, che spiega come la tecnologia cambierà le modalità di conservazione, distribuzione, acquisto e consumo di cibo, il Children Park, lo spazio dedicato ai più piccoli, e il Parco della Biodiversità. Al palazzo della Triennale, nel cuore di Milano, è stata allestita invece la quinta area tematica: Arts&Foods.

L’area espositiva copre un’area di 1,1 milioni di metri quadrati. Gli investimenti pubblici sono stati di circa 1 miliardo e 300 milioni di euro: 833 milioni di euro sono stati stanziati dal governo nazionale, i restanti 467 milioni di euro sono stati messi al 40% dalla regione Lombardia, al 20% dalla Camera di Commercio. La cifra investita dalle aziende private sia aggira intorno ai 400 milioni di euro. I paesi partecipanti hanno invece speso circa 1 miliardo di euro.

Il padiglione Italia è costato 92 milioni di euro. Sono attesi almeno dieci milioni di visitatori. Le stime più ottimiste parlano di venti milioni. Negli spazi di Palazzo Italia la cultura, le tradizioni legate all’alimentazione e i prodotti tipici italiani descrivono le nostre migliori pratiche alimentari. Il progetto del Padiglione Italia, frutto di un concorso del 2008, porta la firma dello studio romano Nemesi&Partners con Proger e BMS Progetti. Palazzo Italia è ispirato a una “foresta urbana”; la “pelle” ramificata, disegnata da Nemesi come involucro esterno dell’edificio, evoca una figuratività primitiva e tecnologica al tempo stesso. Per il design di questa “pelle” Nemesi ha dato vita a una texture geometrica, unica e originale che evoca l’intreccio casuale di rami. Palazzo Italia è stato progettato in un’ottica sostenibile e concepito come edificio a energia quasi zero grazie anche al contributo del vetro fotovoltaico in copertura e alle proprietà fotocatalitiche del nuovo cemento per l’involucro esterno. L’intera superficie esterna, 9.000 mq, è costituita da 920 pannelli di cemento “i.active Biodynamic” brevettato da Italcementi. A contatto con la luce del sole, il principio presente nel materiale consente di “catturare” alcuni inquinanti presenti nell’aria trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog.

All’Expo saranno innanzitutto rappresentati 145 Paesi. Tra questi anche nazioni piagate negli ultimi anni da guerre, carestie e disastri naturali, come l’Afghanistan, la Repubblica Democratica del Congo, Haiti e il Nepal. Hanno poi aderito tre organizzazioni internazionali di primaria importanza come l’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), l’Unione Europea (Ue) e l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare. Tra i partecipanti non ufficiali si contano poi 13 organizzazioni nell’ambito della società civile (Actionaid, Caritas, Oxfam, Save the Children…) e 5 padiglioni corporate (China Corporate United Pavillion, New Holland Agriculture, Vanke, Joomoo, Federalimentare, Coca Cola).

I biglietti: ne esistono di diverse tipologie, a partire da una prima distinzione tra data aperta e data fissa. In caso di data aperta, è comunque fortemente consigliato accedere alla sezione MyExpo per convertire il biglietto confermando la data. si può scegliere tra i giorni disponibili, entro un giorno prima della visita, e controllare gli eventi previsti in quel giorno. Una volta confermata la data, il biglietto non potrà più essere modificato. I biglietti standard riguardano i visitatori di età compresa tra i 14 e i 64 anni. Tra le opzioni possibili, il pacchetto famiglia, due giorni consecutivi, un carnet di due-tre giorni anche non consecutivi e il serale (dalle 19 fino alla chiusura). Esiste poi il pass stagionale: un abbonamento nominale e non cedibile, che consente l’accesso libero dal giorno dell’attivazione sino al 31 ottobre 2015 I biglietti agevolati riguardano invece anziani, bambini, studenti, persone con disabilità. Tutti i dettagli sono forniti sul sito dell’esposizione.

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Cambio di stagione: occhio alle nuove tendenze primavera estate 2015

effe2015

Siete pronte per il cambio di stagione? Probabilmente guardando il cielo grigio fuori dalla finestra avete solo voglia di caldi e soffici abbracci di lana. Eppure Marzo pazzerello è terminato e la primavera esploderà in un batter d’occhio. A proposito di “occhio”, avete già dato uno sguardo alle nuove tendenze primavera estate 2015?

Sulle passerelle ne abbiamo viste di tutti i colori, ma è con immensa soddisfazione che vi annunciano il ritorno dei giubbini in pelle. Da quando non esistono più le mezze stagioni non si sa mai cosa indossare. Esci al mattino che fa caldo, ti fermi in centro con le amiche per un happy hour e non fai altro che battere i denti per il freddo. I giubbini in pelle sono leggeri e molto glam. Tra i modelli irresistibili vi sono quelli di Just Cavalli con inserti in vari colori da abbinare a pantaloni strettissimi alla caviglia e quello corto e scamosciato di Yves Saint Laurent marrone molto “figlia dei fiori”

Il “flower power” è anche sugli abiti di Cristina Effe in versione mini e maxi adatti per le feste in piscina o per sdrammatizzare l’outfit per l’ufficio. Se non avete ancora gambe lisce e perfette da sfoggiare, potete ricorrere ad un pantalone moda di Armani e Fendi, molto comodi, o ai modelli classici total black di Moschino perfetti con top dai colori vitaminici. La moda è un gioco che rende tutte le donne protagoniste, ma per essere davvero al top ricordate che le tendenze primavera estate 2015 hanno due parole chiave: semplicità, comodità.

Anche le borse si sono adattate, tra i must have non mancheranno le shopper in raffia e in canvas. In tema di comodità, ecco che gli stilisti ci stupiscono ancora con i kimono in versione lunga o alla vita. Le fantasie scelte sono davvero tante ma sarà davvero difficile resistere a quelle d’ispirazione orientale proposte da Gucci. Gianfranco Ferré invece sceglie colori neutri ma aggiunge una chiusura preziosa. La Kimono-mania ha già invaso anche gli scaffali di Zara.

just cavalli

 

kimono zara 2015

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Tavoli Expo, 26 nuovi progetti d’impresa nell’agroalimentare

agricoltura lombardia giovani
Il progetto di cucina che recupera le merci in scadenza, il social food come pasto condiviso a casa propria (con rimborso), il progetto milanese che mira a convertire aree urbane inutilizzate in complessi agricoli, le visite alle realtà agroalimentari lombarde guidate da donne, il ristorante mobile che girerà a tappe tra le strade milanesi proponendo cucina argentina e che partirà da piazza Argentina, le proposte di scoperta della strada del riso a Milano nel parco Sud. Sono alcuni dei 26 progetti del Tavolo Expo Agroalimentare, questa sera dalle 17,30 in Camera di commercio, via Meravigli 9B.
Ma anche il marketplace on line per condividere i prodotti del proprio orto con nuovi amici e viaggiatori, gli study tours per turisti sui temi dell’Expo, la community sui migliori prodotti agroalimentari d’Italia, il laboratorio di cromatografia per conoscere la fertilità della propria terra, i luxury box online di prodotti eno-gastronomici di nicchia, lo spettacolo teatrale e il film sul pane, l’iniziativa di tracciabilità dei prodotti alimentari, l’idea di realizzare una cascina – museo dell’agricoltura nel mondo, un sito che aggrega persone intorno a prodotti consapevoli con informazioni trasparenti controllabili con un lettore di codice a barre, l’incubatore che vuol diventare impresa di vellutate e omogeneizzati bio per la famiglia, il festival del pastoralismo tra Bergamo, Milano, Brescia e le valli orobiche, andar per erbe in Piemonte o riscoprire il cibo di una volta alla Basilica di Superga.
“I giovani hanno una grande forza propulsiva anche queste nuove attività multifunzionali e con un’azione che coinvolge più settori: economico, sociale, culturale, alimentare e ambientale. Il fatto che un nuovo agricoltore ogni quattro aziende iscritte sia giovane è sintomatico di una riscoperta dell’agroalimentare come opportunità di costruzione del proprio futuro – ha dichiarato Giovanni Benedetti, membro di giunta della Camera di commercio di Milano e direttore Coldiretti Milano Lodi e Monza Brianza –. In tale contesto Expo può essere non solo una vetrina, ma anche un incubatore di idee, proposte e progetti in grado di far crescere tutto il nostro Paese”.
Giovani in agricoltura
In Lombardia 3300 imprese. Una su quindici delle 48mila imprese lombarde del settore, concentrate a Brescia (10mila), Mantova (8mila), Pavia (7mila), Cremona (4mila). Il settore in un anno scende in Lombardia da 48.909 a 47.945 in Lombardia. A Como, Lecco, Sondrio e Varese sale la quota di giovani nelle imprese, dal 7% della media lombarda a circa una impresa su dieci.
I giovani pesano sulle nuove iscrizioni, uno su quattro. Sono 238 i nuovi imprenditori giovani su 907 nuove iscrizioni dei primi nove mesi 2014 nel settore agricolo (26%, un dato superiore a quello italiano di 22%). Picco a Como e Varese, dove quasi una nuova impresa su due è di un giovane.
I giovani imprenditori agricoli danno oltre 3mila posti di lavoro, su un totale di 60mila posti di lavoro creati dalle imprese agricole lombarde.
Tavoli Tematici Expo 2015. La Camera di Commercio di Milano ha costituito i “Tavoli Tematici Expo 2015” per coinvolgere il sistema economico-imprenditoriale nelle opportunità generate da Expo 2015. Circa mille i progetti che le imprese stanno portando avanti in vista dell’esposizione. Questi i settori dei tavoli: accoglienza e ricettività, energia e ambiente, credito, agroalimentare, salute, arte e cultura, solidarietà e no profit, giovani e lavoro. (http://www.tavoliexpo.it/).
11mila nuove imprese con Expo. Secondo una ricerca promossa dalla Camera di commercio di Milano e dalla Società di gestione di Expo 2015 e affidata ad un team di analisti economici, tra gli effetti sul sistema imprenditoriale si vedranno anche sotto forma delle nuove imprese che nasceranno, in Italia ne sono previste circa 11mila, di cui la metà in Lombardia, a partire dal settore costruzioni, turismo e servizi alle imprese e per il tempo libero.
Il progetto di cucina che recupera le merci in scadenza, il social food come pasto condiviso a casa propria (con rimborso), il progetto milanese che mira a convertire aree urbane inutilizzate in complessi agricoli, le visite alle realtà agroalimentari lombarde guidate da donne, il ristorante mobile che girerà a tappe tra le strade milanesi proponendo cucina argentina e che partirà da piazza Argentina, le proposte di scoperta della strada del riso a Milano nel parco Sud. Sono alcuni dei 26 progetti del Tavolo Expo Agroalimentare, presentato nei giorni scorsi in Camera di Commercio Milano.
Ma anche il marketplace on line per condividere i prodotti del proprio orto con nuovi amici e viaggiatori, gli study tours per turisti sui temi dell’Expo, la community sui migliori prodotti agroalimentari d’Italia, il laboratorio di cromatografia per conoscere la fertilità della propria terra, i luxury box online di prodotti eno-gastronomici di nicchia, lo spettacolo teatrale e il film sul pane, l’iniziativa di tracciabilità dei prodotti alimentari, l’idea di realizzare una cascina – museo dell’agricoltura nel mondo, un sito che aggrega persone intorno a prodotti consapevoli con informazioni trasparenti controllabili con un lettore di codice a barre, l’incubatore che vuol diventare impresa di vellutate e omogeneizzati bio per la famiglia, il festival del pastoralismo tra Bergamo, Milano, Brescia e le valli orobiche, andar per erbe in Piemonte o riscoprire il cibo di una volta alla Basilica di Superga.
“I giovani hanno una grande forza propulsiva anche queste nuove attività multifunzionali e con un’azione che coinvolge più settori: economico, sociale, culturale, alimentare e ambientale. Il fatto che un nuovo agricoltore ogni quattro aziende iscritte sia giovane è sintomatico di una riscoperta dell’agroalimentare come opportunità di costruzione del proprio futuro – ha dichiarato Giovanni Benedetti, membro di giunta della Camera di commercio di Milano e direttore Coldiretti Milano Lodi e Monza Brianza –. In tale contesto Expo può essere non solo una vetrina, ma anche un incubatore di idee, proposte e progetti in grado di far crescere tutto il nostro Paese”.

Giovani in agricoltura
In Lombardia 3300 imprese. Una su quindici delle 48mila imprese lombarde del settore, concentrate a Brescia (10mila), Mantova (8mila), Pavia (7mila), Cremona (4mila). Il settore in un anno scende in Lombardia da 48.909 a 47.945 in Lombardia. A Como, Lecco, Sondrio e Varese sale la quota di giovani nelle imprese, dal 7% della media lombarda a circa una impresa su dieci.
I giovani pesano sulle nuove iscrizioni, uno su quattro
Sono 238 i nuovi imprenditori giovani su 907 nuove iscrizioni dei primi nove mesi 2014 nel settore agricolo (26%, un dato superiore a quello italiano di 22%). Picco a Como e Varese, dove quasi una nuova impresa su due è di un giovane.
I giovani imprenditori agricoli danno oltre 3mila posti di lavoro, su un totale di 60mila posti di lavoro creati dalle imprese agricole lombarde.
Tavoli Tematici Expo 2015
La Camera di Commercio di Milano ha costituito i “Tavoli Tematici Expo 2015” per coinvolgere il sistema economico-imprenditoriale nelle opportunità generate da Expo 2015. Circa mille i progetti che le imprese stanno portando avanti in vista dell’esposizione. Questi i settori dei tavoli: accoglienza e ricettività, energia e ambiente, credito, agroalimentare, salute, arte e cultura, solidarietà e no profit, giovani e lavoro. (http://www.tavoliexpo.it/).
11mila nuove imprese con Expo
Secondo una ricerca promossa dalla Camera di commercio di Milano e dalla Società di gestione di Expo 2015 e affidata ad un team di analisti economici, tra gli effetti sul sistema imprenditoriale si vedranno anche sotto forma delle nuove imprese che nasceranno, in Italia ne sono previste circa 11mila, di cui la metà in Lombardia, a partire dal settore costruzioni, turismo e servizi alle imprese e per il tempo libero.
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Bilancio 2014 delle imprese lombarde e milanesi

bilancio 2014 imprese lombarde

Con oltre 288 mila sedi d’impresa attive (5,6% del totale nazionale), Milano si colloca al secondo posto nella classifica delle province italiane dopo Roma che è prima con circa 343 mila imprese (6,6%). Milano è prima però per numero di addetti con 1,8 milioni contro gli 1,4 di Roma che è seconda. Terze sono Napoli per imprese (226mila) e Torino per addetti (704mila). La crisi però tocca il sistema imprenditoriale e se, tra 2013 e 2014, le imprese del capoluogo lombardo crescono (circa +3mila, +0,9%) gli addetti rimangono costanti (-0,2%). Tra i settori che pesano di più a Milano, si trovano le attività commerciali (25%), le costruzioni (13,8%), le attività immobiliari (10,5%) e manifatturiere (10,4%), le attività professionali (8,3%) e i servizi di alloggio e ristorazione (6,1%). Rispetto al 2013 crescono soprattutto il comparto della fornitura tra acqua e reti fognarie (+7,3%) ed energia elettrica, gas e vapore (+6,3%), il settore noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+6,7%), le attività finanziarie e assicurative (+3,3%) e i servizi di alloggio e ristorazione (+3,1%).

Rispetto all’Italia l’impresa milanese è specializzata principalmente nelle attività immobiliari (10,5% contro 4,8% italiano), nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (8,3% del totale contro il 3,4% italiano) e nei servizi di informazione e comunicazione (4,6% contro 2,2% italiano). Basso a Milano, invece, il peso dell’agricoltura, 1,2% delle imprese attive contro il 14,8%. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro delle imprese al terzo trimestre 2014 e 2013.

Le imprese lombarde: la Lombardia, con 815mila imprese attive e circa 3,7 milioni di addetti, pesa il 16% del sistema imprenditoriale italiano e il 23% degli addetti. Tra le province dopo Milano che è prima con 288mila imprese e 1,8 milione di addetti, vengono Brescia (con 109mila imprese e 389mila addetti) e Bergamo (con 86mila imprese e 358mila addetti) che si collocano anche nel panorama nazionale tra le prime 15 province italiane. Rallenta però la crescita del sistema imprenditoriale, -0,3% le imprese e -1,1% gli addetti, e nel 2014 registrano andamenti negativi tutte le province tranne Milano (+0,9% le imprese attive) e Monza e Brianza (+0,5%). I settori che hanno pesato di più nel 2014 sono stati il commercio (24% del totale), le costruzioni (17,1%) e le attività manifatturiere (12,3%), tra quelle che sono cresciute di più la fornitura di energia elettrica e gas (+6%) e il noleggio e attività di servizi alle imprese (+5,6%).

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In Lombardia un’impresa del benessere su cinque

benessere 2015

In forma dopo le vacanze? In Lombardia un’impresa del benessere su cinque +14,8% i manicure e pedicure, +1,7% le palestre.

Milano prima per numero di attività, seguono Brescia e Bergamo In crescita Cremona, Como e Pavia. Sempre più titolari stranieri (+2,6%) Prime in Italia Roma, Milano e Torino. Dopo le feste si torna alla dieta e alla cura del corpo. Nel 2014 il settore del benessere in Lombardia conta 7.636 imprese, stabili rispetto al 2013: in aumento manicure e pedicure (+14,8%), palestre (+1,7%), gli istituti di bellezza (+0,3%), in calo i centri benessere (-6,3%). Aumentano del 2,6% i titolari stranieri, specialmente i rumeni (+160%, passano da 10 a 26) ma in ripresa anche i cinesi (+2,6%) che restano di gran lunga i più numerosi, con 361 ditte rispetto alle 352 del 2013. Seguono brasiliani (22 titolari,+29,4%) e thailandesi (21, stabili). In generale, la Lombardia rappresenta un quinto delle attività italiane del settore (19,3%), il 21,9% dei servizi di manicure e pedicure e quasi un centro benessere su tre (30,9%). Milano, Brescia e Bergamo le province con il maggior numero di imprese, rispettivamente 2.451 (oltre una su venti in Italia), 1.018 e 911. Rispetto al 2013 crescono soprattutto Cremona (+4,6%), Como e Pavia (entrambe: +2,3%). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro delle imprese al III trimestre 2014 e 2013 relativi alle sole sedi di impresa.

Benessere in Italia

In Italia la crescita del settore benessere dal 2013 al 2014 è del 2,1% per un totale di 39.481 imprese. Nel dettaglio si tratta di 31.330 istituti di bellezza (+1,9%), 3.842 palestre (+1,3%), 3.065 centri per il benessere fisico (+2%) e 1.244 pedicure e manicure (+9,6%). Leader del settore è Roma con 2.892 attività, il 7,3% del totale nazionale seguita da Milano con 2.451 (6,2%) e Torino con 1.534 (3,9%). Tra le prime 10 province la crescita maggiore va a Roma (+4,6%), Vicenza (+3,9%) e Bari (+2,4%).

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Anche i “piccoli” vanno su Facebook

aziende social

Web e social come vetrina per approdare anche sui mercati internazionali. Oggi a Monza e Brianza le piccole aziende per comunicare con gli operatori internazionali sfruttano le potenzialità del social media marketing, accanto ai tradizionali strumenti di comunicazione come email e sito aziendale, utilizzati rispettivamente dall’ 83,5% e dal 44,8% delle imprese.

In Brianza i pionieri dei social network, da Facebook a Twitter, rappresentano l‘8,2% delle micro e piccole imprese, tra queste la percentuale di chi utilizza anche blog aziendali per raccogliere opinioni o informazioni da buyer o partner commerciali stranieri è pari all’1,4%. C’è poi il 3,3% che sfrutta anche piattaforme web per condividere contenuti multimediali, come ad esempio Wiki. È quanto emerge da una elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Censimento 2011.

Da gennaio 2015 l’Executive Master per l’Internazionalizzazione d’Impresa.

Il master offre un percorso multidisciplinare completo di durata annuale, dall’approccio specialistico finalizzato ad approfondire tutti gli aspetti dei processi di internazionalizzazione: dalle diverse funzioni aziendali, alle specificità delle diverse aree geografiche, con l’obiettivo di formare esperti per le PMI lombarde. Accanto alla teoria, i partecipanti prenderanno parte a casi pratici, esercitazioni, business games, testimonianze, ed attività di e-learning che si concluderanno con l’elaborazione di un Project Work. I destinatari del master Imprenditori, export manager, consulenti e professionisti di piccole e medie imprese del territorio. Le imprese del commercio elettronico Sono 12.468 le imprese attive in Italia nel commercio al dettaglio effettuato via internet, in crescita rispetto allo scorso anno dell’11,6%. La Lombardia è la regione con più imprese 2.0, con 2.356 attive nell’e-commerce (+9,7% rispetto al 2013), seguita dal Lazio (1.507). Il commercio on line cresce di più in Abruzzo (+19,7%), in Trentino (+17,5%) e in Sicilia (+17,4%). Considerando i territori Lombardi, Milano rappresenta l’avanguardia per gli acquisti sul web, sono 1.047 le imprese attive nel commercio al dettaglio effettuato via internet. Seguono Brescia (253, +24,6% in un anno) e Monza e Brianza (214, +9,2%).

È quanto emerge da una elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese.

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