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Cosa è AdBlue

Dal 1991 la Comunità Europea per regolamentare le emissioni inquinanti dei veicoli a motore diesel ha emanato diverse direttive “EURO“. Nel 2004, la direttiva antinquinamento denominata EURO 4 ha dato il là all’utilizzo di AdBlue sui veicoli pesanti e macchine movimento terra.

Successivamente, le direttive Euro 5 (2009) ed Euro 6 (2016) hanno indirettamente esteso la portata d’impiego di tale prodotto anche alle autovetture diesel da”tutti i giorni”, chiamate a rispettare parametri sempre più rigidi sulle emissioni e quindi anche a ridurre ulteriormente i volumi di gas inquinanti emessi (ossidi di azoto).
Entrando più nel particolare, AdBlue è il marchio detenuto dalla Verband der Automobilindustrie (VDA), l’associazione tedesca dei costruttori di veicoli, che garantisce che gli standard qualitativi di costruzione dell’AdBlue siano mantenuti in conformità con la specifica ISO 22241, concedendone in licenza la produzione a varie aziende che soddisfano determinati requisiti (come Azotal). Utilizzato nel sistema di riduzione catalitica selettiva (SCR), l’AdBlue riduce le emissioni degli ossidi di azoto presenti nei gas di scarico prodotti dai veicoli a motore diesel fino al 90%.

COS È ADBLUE?

AdBlue è una soluzione acquosa di urea al 32,5% ad elevata purezza, inodore, prodotta tramite un processo di sintesi che rende questa sostanza non pericolosa: non è infiammabile e non è tossica.
Grazie a questa metodologia di produzione, oltre a rispettare le direttive antinquinamento precedentemente descritte, AdBlue garantisce un riduzione dei consumi del 5%, migliora le prestazioni dei veicoli e mantiene in buone condizioni il motore diminuendo di conseguenza la frequenza di interventi di manutenzione.

Nel 2015, l’introduzione dell’AdBlue® anche per gli autoveicoli aveva suscitato pareri contrastanti tra gli automobilisti, soprattutto tra chi vedeva questa nuova soluzione chimica come un fattore aggiuntivo di spesa e di impegni in termini di manutenzione.
Al contrario invece, l’AdBlue® implica molti benefici sta cui: la riduzione dell’inquinamento, risparmio sul carburante, guida più piacevole e l’essere una sostanza non pericolosa quindi facile e sicura da trasportare.

AdBlue si può acquistare nei distributori autorizzati ed è acquistabile anche online.

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I nuovi trend in ufficio secondo Sodexo

ufficio

La qualità della vita sul luogo di lavoro contribuisce in modo determinante al successo delle aziende. Una verità di cui è convinta Sodexo che nel suo Global Workplace Trends 2017 traccia le tendenze che caratterizzano gli ambienti di lavoro e il loro impatto sui lavoratori. E i tre punti focali di cui dovrebbe tener conto la quotidiana vita un ufficio, rapporto alla mano, ad oggi sono: aumento della collaborazione, utilizzo della tecnologia e benessere fisico e psicologico. Il tutto ovviamente collegato a una progettazione e arredamento per ufficio adeguato e pensato su misura. 
L’iniziale identificazione dei trend è avvenuta attraverso una ricerca e grazie alla conoscenza dei luoghi di lavoro in tutto il mondo. Sono stati consultati circa 50 esperti per ogni area di interesse. Le fonti e le statistiche secondarie sono state elaborate a partire da informazioni globali e database di ricerca.

I 10 trend analizzati quest’anno

Un’organizzazione agile: trovare un equilibrio tra velocità e stabilità
Le organizzazioni sono alla ricerca del Sacro Graal dell’agilità — velocità e stabilità — con l’obiettivo ultimo di rispondere a condizioni sempre nuove, rendendo più agili anche i propri collaboratori attraverso l’utilizzo di discipline come la consapevolezza.

La crescita di luoghi di lavoro trasversali: accelerare l’innovazione attraverso l’interazione
Le nuove interazioni date dagli spazi collaborativi portano il co-working a un nuovo livello, con le organizzazioni che non solo rendono condivisibili spazi e risorse, ma strutturano intenzionalmente le interazioni fra ambiti diversi in modo che queste incoraggino il problem-solving, così da combinare le forze per affrontare problematiche globali.

Collaboratori senza confini: comprendere l’impatto della migrazione sul luogo di lavoro
La delocalizzazione su vasta scala dei lavoratori, sia nei mercati emergenti che in quelli consolidati, sta portando nuove opportunità di dimostrare una leadership inclusiva attraverso la valutazione dei bisogni di competenze, la disponibilità, i benefici legati alla posizione e l’effettiva integrazione culturale.

Le nuove generazioni della robotica: come i robot stanno trasformando il modo in cui lavoriamo
I robot sono presenti da anni negli ambienti di lavoro e i progressi compiuti nel campo dell’Intelligenza Artificiale hanno portato a un loro utilizzo sempre maggiore per mansioni prima svolte dall’uomo. L’ultimo tema in discussione è quello di comprendere il successo dei robot, in particolare quando collaborano con gli uomini nello svolgimento di lavori prettamente umani.

Apprendimento intergenerazionale: un nuovo modello per lo sviluppo del talento
Dal momento che le persone vivono e lavorano più a lungo, i lavoratori costringono le imprese a riflettere diversamente sul tradizionale modello gerarchico di apprendimento. I lavoratori di tutte le generazioni possono insegnare agli altri le proprie esperienze, guidando una nuova cultura dello sviluppo personale.

Il personal branding va al lavoro: uno strumento potente per i lavoratori e per i datori di lavoro
Il personal branding sta vivendo una nuova vita e viene preso sempre in maggiore considerazione: infatti i datori di lavoro cercano di comprendere i potenziali rischi e il livello di influenza che il personal branding dei propri collaboratori può esercitare sull’azienda.

Ridefinire l’esperienza sul luogo di lavoro: mettere in atto i principi del design thinking
Dall’ambiente fisico alle tecnologie sino alle considerazioni sullo spazio virtuale e i vari servizi disponibili, il modo in cui i lavoratori percepiscono l’ambiente di lavoro che li circonda è fondamentale per ottenere la felicità dei propri collaboratori.

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: ripensare alla Responsabilità Sociale d’Impresa secondo una visione condivisa e uno scopo comune
L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) chiede alle organizzazioni di collaborare tra di loro e con le autorità governative per realizzare una visione comune. Il modo in cui le imprese interpretano e adattano queste strategie influenzerà non solo il progresso nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile, ma soddisferà anche i bisogni di una forza lavoro affamata di cambiamenti positivi.

Sbloccare il potenziale del talento dei millennials: una migliore comprensione di cosa guida questa generazione
Perché abbiamo bisogno di comprendere al meglio i Millennials? Saper cogliere l’insieme di competenze uniche che la Generazione Y e i loro fratelli più giovani, la Generazione Z, apportano al tavolo del lavoro, ci consente di guardare al futuro del mondo del lavoro.

Benessere 3.0: l’ambiente di lavoro come destinazione per il benessere
Bisogna superare il concetto per cui i programmi benessere sul luogo di lavoro servono per prevenire o rallentare l’insorgere di disturbi della salute. Oggi questi sono visti come dei potenti catalizzatori per il benessere dei lavoratori, delle loro famiglie e più in generale della comunità.

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Come integrare termocamini e stufe a pellet nell’impianto di riscaldamento domestico

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi che derivano dalla scelta dei sistemi di riscaldamento canalizzato con termocamini e stufe a pellet? Una delle caratteristiche più evidenti di questa soluzione è rappresentata dalla possibilità di usufruire di combustibile naturale, dal momento che il pellet è un materiale che proviene dalla lavorazione dei residui del legno vergine. Lo sfruttamento di una fonte di energia rinnovabile è senza alcun dubbio apprezzabile in un’ottica ecologica, ma anche dal punto di vista economico, considerando la resa termica più elevata e i costi più bassi rispetto a quelli dei combustibili fossili.

Come installare i termocamini

Per l’installazione di termocamini e stufe a pellet basta consultare il sito caldaieroma.com e contattare un professionista del settore: i servizi proposti riguardano anche la manutenzione, la riparazione e ogni altro aspetto relativo all’assistenza di cui si potrebbe avere bisogno. Insomma, vale la pena di farci un pensierino e verificare in che modo integrare nell’impianto di riscaldamento domestico i camini a pellet: essi, per altro, vengono ritenuti decisamente consigliati per il riscaldamento ecologico in virtù delle ridotte emissioni di gas inquinanti a cui danno origine. Il pellet è ricavato dal legno senza corteccia e privo di additivi o collanti: per questo è un materiale naturale pulito e rispettoso dell’ambiente in tutti i sensi. Per di più, il suo utilizzo va a favorir
e il riciclo attivo di qualcosa che altrimenti non sarebbe usato e verrebbe buttato.

Come sono fatti i camini a pellet

Grazie al loro focolare chiuso, i camini a pellet si contraddistinguono per la capacità di mantenere all’interno della camera di combustione il calore per lungo tempo: calore che, poi, viene diffuso in modo progressivo tramite la ceramica, la maiolica o la ghisa, cioè i materiali impiegati per i rivestimenti. Essi vengono scelti per la loro capacità di accumulare il calore e di liberarlo: ecco perché chi opta per i termocamini ha la certezza di poter godere di temperature sempre piacevoli.

Queste soluzioni presentano un bruciatore, mentre il pellet è contenuto in un serbatoio ad hoc; il caminetto è alimentato da una coclea che, dopo aver raccolto il combustibile, lo fa cadere nel focolare, con un sistema di ventilazione che garantisce una combustione ottimale e fa in modo di limitare i consumi. La differenza principale tra un camino a pellet e un camino a legna va individuata nel fatto che il primo per poter entrare in funzione ha bisogno della corrente elettrica. La sua resa termica, però, è molto più elevata, in virtù del tiraggio forzato che fa sì che i fumi siano espulsi all’esterno con un sistema di ventilazione elettrico particolare.

Si distingue tra camini a pellet ad acqua e camini a pellet ad aria: i primi sono multifunzionali e permettono di produrre acqua calda, così da soddisfare le esigenze di tutto l’impianto idrico sanitario. Nulla vieta, poi, di installare anche un impianto solare termico, per limitare i consumi di energia elettrica.

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Frasi di buon anno e auguri: come festeggiare il Capodanno

Festeggiare il Capodanno ormai sembra essere diventato un obbligo per tutti, grandi e piccini: per chi non ha voglia di spendere soldi in locali rumorosi o in ristoranti dai menù discutibili, non c’è niente di meglio che rimanere a casa, circondati dagli amici, dai parenti e dalle persone a cui si vuol bene. Un’esperienza speciale, non solo perché permette di risparmiare, ma anche perché consente di divertirsi come si vuole, mangiando e bevendo senza che ci si debba preoccupare di dover guidare. Organizzare un party per il veglione dell’ultimo dell’anno non è difficile: è sufficiente scegliere la giusta musica e preparare un menù invitante ma leggero, per poi scatenarsi tra danze e giochi.

Una cena di buon augurio per il nuovo anno

In attesa di scambiare frasi di buon anno, si può iniziare a pensare alla cena: si può chiedere a ogni invitato di portare qualcosa da mangiare, ma se si ha tempo a sufficienza è piacevole passare la giornata del 31 dietro ai fornelli, sbizzarrendosi tra tartine, torte salate e dolci golosi. Volendo si possono servire le pietanze al tavolo in rigoroso ordine tra antipasti, primi e secondi, ma chi non vuole essere troppo ancorato alla prassi può optare per il classico buffet: il cibo già a disposizione sul tavolo e ognuno si rifornisce quando e come vuole.

Se il numero di invitati è alto e non ci sono sedie a sufficienza, niente paura: basta mettere alcuni cuscini morbidi per terra e questo inconveniente viene risolto in un batter di ciglia. Nel caso in cui ci siano molti bambini, invece, può essere carina l’idea di pensare a un menù apposta per loro, magari non troppo elaborato. Dalle pizzette alle mozzarelle impanate, dalle patatine alle olive ascolane, dai panini agli spiedini, sono tante le possibilità per stuzzichini nutrienti e veloci da preparare.

La sera del 31 dicembre è probabile che l’alcol scorra in grandi quantità, ma non ci si deve dimenticare dei gusti di chi è astemio e delle esigenze dei più piccoli: un goccio di spumante può essere consentito allo scoccare della mezzanotte, ma per l’aperitivo si può pensare di mescolare un po’ di succo di frutta con dell’acqua frizzante, in modo tale da ottenere una gustosa bibita con le bollicine da impreziosire con qualche foglia di menta o con delle fette di arancia appena tagliate.

Cosa fare dopo la cena di Capodanno

La cena è senza dubbio uno dei momenti clou della sera del 31 dicembre, ma di certo non si può pensare di passare ore e ore a tavola. Che cosa fare, quindi, dopo mangiato? Accendendo la tv si possono trovare i film più classici di questo periodo dell’anno: da Ritorno al futuro a Mamma ho perso l’aereo, da La spada nella roccia a Una poltrona per due, può essere piacevole tenere una di queste pellicole come sottofondo mentre ci si dedica ad altro. I giochi di società sono un grande classico: che si opti per il Risiko o per il Monopoli, è bene prepararsi a partite che durino ore e ore. Come dimenticare, poi, la tombola?

Ma non è detto che sia obbligatorio avere a disposizione dei giochi in scatola per divertirsi: con un po’ di fantasia e di creatività si possono trovare ottimi spunti, dal gioco dei mimi a quello della bottiglia. Volendo intrattenere i bambini si può allestire uno spettacolo tutto per loro, magari con le marionette. In alternativa, si può allestire un gioco a premi per i più piccoli: usando dei dolcetti e dei gadget i genitori preparano un pacco a sorpresa con dei fogli di giornale, riempiendolo con quello che vogliono (delle caramelle, un pupazzo, dei pastelli, dei cioccolatini, degli elastici per capelli, dei pennarelli, e così via). Il tutto deve essere disposto a matrioska: così, facendo girare il pacco a ritmo di musica, basta aprire lo strato più esterno per ottenere il premio “allegato”. Facile, vero?

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Cosa ha cambiato il nuovo decreto sui compro oro in Italia?

Il Decreto Legislativo del 25 maggio 2017, contrassegnato dal numero 92, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20 giugno 2017, ha disegnato il nuovo quadro normativo in cui dovranno operare i compro oro.
Un provvedimento che ha inteso affrontare in maniera decisa i problemi di un’attività commerciale spesso additata per una certa opacità derivante dalla presenza di alcuni operatori poco professionali e per la contiguità con organizzazioni criminali, che vi ravvisano la possibilità di riciclare e reimpiegare proventi di attività illecite.

Il decreto è entrato in vigore il 5 luglio e, come prima cosa, ha dato una definizione di compro oro come attività commerciale dedita appunto all’acquisto di oro, da portare avanti come attività “esercitata in via esclusiva ovvero in via secondaria rispetto all’attività prevalente”.

I punti fondamentali del decreto legislativo

Altro punto molto importante, che va a sanare la precedente situazione è il varo di un registro degli operatori professionali, la cui iscrizione è obbligatoria per tutti i soggetti diversi dagli istituti bancari.
Istituito presso l’OAM (l’organismo delegato a gestire gli elenchi degli agenti nelle attività finanziarie e dei mediatori creditizi), proprio a questo registro è affidato il compito di disboscare il settore, in quanto chi non ne fa parte non potrà esercitare l’attività di compro oro.
Una precisazione non da poco, se si considera come l’operatore potrà iscriversi soltanto se in possesso del permesso per esercitare nel campo degli oggetti preziosi, come stabilito dal “Testo Unico di Pubblica Sicurezza”, all’articolo 127.

Uno dei nuovi compiti dei compro oro indicato dal decreto è poi quello relativo all’obbligo di identificare i clienti in ottemperanza alla leggi di contrasto verso il riciclaggio.
Anche la soglia relativa all’uso del contante è stata poi dimezzata, passando da 1.000 a 500 euro. Ove l’operazione comporti una somma che pareggi o superi la soglia, è obbligatorio l’utilizzo di strumenti in grado di assicurarne la tracciabilità.

Anche le operazioni di compravendita del metallo prezioso devono a loro volta essere tracciabili, in particolare tramite l’impiego di un conto corrente bancario che dovrà essere dedicato esclusivamente a questo tipo di attività.

Altro punto molto importante del decreto è quello riguardante la compilazione di una scheda per ogni operazione effettuata. La scheda dovrà essere oggetto di numerazione progressiva e indicare chiaramente i dati che vanno ad identificare il cliente, la cifra pagata e il mezzo prescelto per pagare, oltre a descrivere in maniera sintetica il prezioso oggetto della transazione.

Alla fine dell’operazione, il compro oro dovrà poi rilasciare una ricevuta recante un riassunto delle operazioni effettuate, la quale dovrà essere conservata per un periodo di almeno 10 anni insieme ai dati che identificano il cliente e alle schede numerate.

Naturalmente il decreto prevede anche un impianto sanzionatorio che dovrebbe sconsigliare la sua inosservanza.
In particolare chi eserciterà l’attività abusivamente e chi non rispetterà gli obblighi di legge potrà essere punito con pene detentive da 6 mesi a 4 anni, cui si aggiungerà una multa che può andare da un minimo di 2mila ad un massimo di 10mila euro.
Viene invece sanzionata con una multa di 1.500 euro la mancata osservanza degli obblighi di comunicazione all’OAM, con la possibilità di triplicare la sanzione ove le violazioni si ripetano o siano molto gravi. Nel caso in cui la comunicazione avvenga con un ritardo contenuto nel termine di 30 giorni la sanzione si riduce a 500 euro.

Ove poi non venga identificato il cliente oppure non sia rispettata la soglia dei 500 euro per l’utilizzo di contante, la multa prevista sarà tra i 1.000 e i 10mila euro, la stessa che colpirà chi omette di conservare i dati e le informazioni richiesti.
Mentre salirà ad una cifra oscillante tra 5 e 50 mila euro la mancata comunicazione di operazioni sospette o il ritardo nell’adempimento.

Infine va ricordato come in caso di doppia violazione commessa nell’arco di un triennio, l’esercizio commerciale può andare incontro ad una chiusura forzata che può durare da un minimo di 15 giorni ad un massimo di tre anni, la cui inosservanza può portare ad una multa tra i 10 e i 30mila euro.

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Inizia dalla Sardegna la stagione dei carciofi

E’ partita la stagione del carciofo in Sardegna. E con essa la distribuzione di quello che viene definito “l’oro verde della Sardegna” in tutta Italia.
Basti pensare che in un anno dalla sola Sardegna arriva più del 20 percento della produzione complessiva di carciofi italiana. Una regione che infatti vanta una tradizione plurisecolare nella coltura di questi ortaggi, in tutte le sue varietà.

Ad-Log Group, azienda leader in Sardegna nei servizi di Trasporti, Groupage e Logistica soprattutto per la Grande Distribuzione, ha fatto del trasporto di questo ortaggio un suo punto di forza grazie a una presenza ramificata sul territorio sardo, a mezzi refrigerati dotati delle migliori tecnologie e grazie ai suoi numerosi depositi tra Olbia, Sassari e Cagliari. Grazie al suo servizio di Trasporti Sardegna infatti, Ad-Log Group raccoglie, trasporta e consegna carciofi in Sardegna e in Italia, soprattutto alle principali catene della Grande Distribuzione.

Il carciofo viene coltivato nelle aree a più alta vocazione per questo ortaggio, dislocate in varie zone della Sardegna: Campidano di Oristano, Campidano di Cagliari e bassa valle del Coghinas, tutte ideali per lo sviluppo ottimale dei capolini.

La Sardegna, per le sue caratteristiche climatiche (calda la stagione estiva; mite la stagione invernale) è particolarmente vocata alla coltivazione del carciofo. Nell’isola sono coltivate le seguenti varietà di carciofo:

  • Carciofo spinoso sardo: coltivato nel medio campidano di Cagliari (Serramanna e Villasor), nel sulcis, nell’oristanese e nel sassarese.
  • Carciofo terom: coltivato nel medio campidano di Cagliari.
  • Carciofo violetto di provenza: coltivato nel medio campidano di Cagliari (Samassi,Serramanna e Villasor).
  • Carciofo tema: coltivato soprattutto nel medio campidano di Cagliari (Villasor,Serramanna,Samassi) e nella zona di Oristano.
  • Carciofo romanesco: coltivato nel medio campidano di Cagliari.
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Perché il nuovo “Iphone X” funziona?

Cocktail emotivo “IphoneX”

Il 12 settembre sul palco del nuovo Steve Jobs Theater all’Apple Park sono stati presentati i nuovi modelli Apple. Iphone X è stata la star della serata. Sono passati esattamente 10 anni dal lancio del primo I-phone, un “oggetto” che ha cambiato il mondo in cui viviamo.
Non sono un esperto di tecnologia, quindi non so addentrarmi nelle complessità tecniche del dispositivo. Sono certo che il nuovo “giocattolo” andrà a ruba malgrado il prezzo richiesto. Perché affermo questo?

Perché il nuovo “IphoneX” stimola fortemente tutte e quattro le emozioni dominanti attive nel processo di acquisto, il che lo rende “irresistibile” per il cervello.

Mi occupo di Neurovendita, quindi di studiare come funziona il sistema nervoso durante l’acquisto. Le tecniche di Neuroimaging dimostrano come il sistema limbico (l’area che governa la componente emotiva) sia particolarmente attivato quando si compra. Vale anche negli Apple store.

Le principali emozioni dominanti attive quando si fa shopping sono 4: il potere, la paura, la gioia e l’amore.

Si tratta di sensazioni interiori impulsive, immediate e difficilmente descrivibili a parole. In sintesi si compra perché inconsapevolmente il prodotto stimola una o più di queste emozioni. L’acquisto è l’azione finale indotta da questa iperattivazione emotiva.

Torniamo alla presentazione di Tim Cook. L’iphone-X sarà un successo? Si perché stimola fortemente tutte e quattro le emozioni dominanti.

Potere

Comprare un prodotto per “potere”, significa che il suo acquisto fa percepire a chi compra un senso di controllo, potenza, superiorità e velocità. L’Iphone X mostra un display a tutto schermo, dove con un tocco (o con la voce) puoi ottenere quello che vuoi. Scompare il tasto di assistenza. Tutto si attiva velocemente scorrendo dall’alto al basso. Il massimo dell’accesso a quello che vuoi solo muovendo un dito o con una parola, senza nemmeno più la necessità di schiacciare nulla. Si ricarica velocemente senza fili, in 30 minuti. Inoltre la ridotta disponibilità del modello in vetro ed acciaio, il suo essere già nel nome una “limited edition”, lo trasforma in uno status symbol. Estrarlo dalla tasca ad una cena o in una riunione, fa sentire “superiore” rispetto a chi ha solo un normale smartphone o solo un “banale” I-phone.

Paura

Acquistare per “paura” riduce il senso di insicurezza, ansia, preoccupazione per un problema che potrebbe accadere. Oggi le persone hanno tutta la loro vita privata e lavorativa sullo smartphone. Tutti ne temono il furto per le ricadute enormi che questo può avere. Sono terrorizzate che qualcuno possa entrare nel loro telefonino, violando la privacy ed accedendo a tutto il loro mondo. Non solo per l’aspetto economico, ma soprattutto per l’accesso a dati ed informazioni riservate. Ed ecco il nuovo “Face ID”. Il telefono si attiva riconoscendo il volto dell’utente, tramite un complesso sistema di telecamere. IphoneX si sblocca solo se riconosce il suo proprietario, anche se cambia taglio di capelli o si fa crescere la barba. Il rischio di essere ingannato è 1 su un milione perché riconosce l’unicità legata alla profondità del viso. Lo smartphone diventa inviolabile, accessibile solo a chi ha la faccia del legittimo proprietario. La preoccupazione per furti ed attacchi hacker si azzera.

Gioia

In questo caso comprare stimola un senso di entusiasmo legato a quello che puoi fare grazie all’acquisto. L’oggetto consente di vivere esperienze nuove e mai vissute prima. Ecco la piattaforma Arkit. Di fatto si tratta di “realtà aumentata”. E’ considerata da tutti la nuova frontiera tecnologica. Si potrà vedere il mondo in maniera diversa. Una percezione in cui lo smartphone sovrascrive, aggiunge e crea. Basti pensare la demo sportiva della partita di baseball in cui grazie a questa tecnologia è come se la guardassi catapultato al centro del campo, con i nomi dei giocatori sovrascritti per non perderti nessun passaggio. Guarda la realtà aumentata in tre D Ikea, consente di creare la stanza come se ci fossi davvero dentro. Sono i primi passi di una nuova tecnologia che promette di cambiare il mondo. Con il nuovo I-phone X puoi essere il protagonista di questa rivoluzione.

Amore

Comprare spinto dall’amore significa che il tuo acquisto serve a migliorare la relazione tra te e le persone a cui vuoi bene. Ciò che compri deve impattare positivamente sulle persone con cui hai un legame. Ed ecco gli Emoji o Animoji. Si tratta di una versione evoluta dell’emoticons in grado di esprimere gli stati d’animo in maniera divertente e soprattutto con il tuo volto, anche attraverso animazioni. Questo modo di comunicare in maniera così personale ed unica è pensato per chi vuole capire e farsi capire meglio. Sembra un linguaggio per migliorare la comunicazione con le persone che contano nella vita. Ed oggi le comunicazioni sono via chat.ì

Non sono un “addicted” tecnologico, ma un neuroscienziato prestato al business. IphoneX è in grado di stimolare tutte e 4 le emozioni dominanti nell’acquisto. La squadra di Cupertino ha realizzato una specie di “cocktail emotivo” che piace a tutti i gusti. Ogni cliente noterà la sfacettatura emotiva più incline al suo cervello. E’ un prodotto cosi “brain friendly” che il suo successo commerciale, sembra davvero scontato, malgrado le polemiche sul prezzo eccessivo. L’emozione batte sempre la razionalità. L’IphoneX confermerà la regola.

Lorenzo Dornetti, di Neurovendita

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Carpisa aveva ragione?

Carpisa aveva avuto un’ottima idea nel “far vincere uno stage estraendo i candidati tra i suoi clienti”. Ha sbagliato fortemente, dal mio punto di vista, a ritirare la campagna.

Non voglio entrare nel merito della proposta contrattuale. Non parlo dell’uso/abuso degli stage nell’odierno mercato del lavoro. E’ un argomento complesso e spesso pieno di posizioni “politicizzate” ed “estremiste”. Non è lo strumento in sé ma piuttosto la cattiva intenzione di chi lo usa che lo rovina. Condivido l’idea intelligente di Carpisa di “scegliere un potenziale collaboratore tra i propri clienti”.

Occupandomi di Neurovendita, cioè di formazione del personale commerciale basata sulle neuroscienze, noto che una delle più grandi difficoltà nei percorsi formativi è convincere il personale commerciale sul valore del prodotto/servizio da proporre, smontando una serie di immotivati pregiudizi iniziali. I collaboratori migliori di un’azienda (soprattutto nel sales and marketing) sono proprio i più convinti ed appassionati fan del prodotto/servizio.

I primi clienti di un’azienda sono i suoi collaboratori. Saranno infatti loro che si relazioneranno con gli utenti finali. Vista la complessità di motivare il personale, perché non partire facilitati, scegliendo un candidato che compra un certo prodotto in una miriade di offerta. Sicuramente si tratta di una persona che ama quel tipo di articoli, quel marchio, quella filosofia, che segue l’azienda sui social. Insomma è molto più probabile trovare un collaboratore motivato non solo al compenso, ma a tutto ciò che un marchio rappresenta. L’iniziativa era estremamente utile non solo per l’azienda, ma anche per il candidato stesso. Se il tirocinio deve essere il primo passo per apprendere delle competenze. Una persona è più motivata quando può imparare (in questo caso) facendo parte di un team di cui era solo consumatore.

Ovviamente la strategia non è sempre applicabile per ragioni di budget legate all’acquisto (Carpisa è accessibile, si compra una borsa a partire da 30 euro). Faccio una confessione. Da anni suggerisco alle aziende di iniziare, a parità di altri fattori di interesse, a contattare i curricula delle persone il cui nome è inserito nel proprio database clienti. “Seleziona tra le persone che già usano il tuo prodotto”. “Seleziona tra le persone che hanno già scelto il tuo servizio”. “Seleziona tra i tuoi utilizzatori più fedeli”. Il consiglio è ancora più valido, se si reclutano persone che dovranno interfacciarsi con il pubblico o realizzare ruoli commerciali. La formazione sarà più semplice. Si potrà valorizzare l’effetto entusiasmo. Sarà più facile creare senso di appartenenza.

Quindi, al di là, dei preconcetti, l’idea di Carpisa era estremamente valida e la sua marcia indietro è stata sbagliata. Premetto che non ho nessun rapporto con questa azienda e non conosco le sue scelte strategiche. Tuttavia credo che l’obbiettivo dell’iniziativa (“compra una borsa e vinci uno stage”) fosse individuare in modo “giocoso” una serie di potenziali nuovi collaboratori tra clienti appassionati del proprio marchio. Forse serviva esprimere il messaggio più chiaramente. Senza essere ipocriti, molte aziende fanno ogni giorno la stessa cosa quando devono scegliere tra una rosa di curricula.

Di Lorenzo Dornetti

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Europa, Italia e lobby: a che punto siamo?

Parlando di Lobby, il primo pensiero corre subito agli Stati uniti D’America, dove il lobbing (gruppi di interesse che si attiva in modo da esercitare pressioni sulle decisioni dei “decisori pubblici”) ha una tradizione storica lunga più di due secoli ed ha costituito, di fatto, il mezzo concorrente a quello politico nella rappresentanza degli interessi della società civile americana.

La pressione si esercita sia sul Congresso di Washington (dove impegna decine di migliaia di operatori), sia sui vertici dell’esecutivo guidato dal Presidente degli Stati Uniti. Negli USA esiste un famoso aneddoto nato nel Congresso Americano che recita: “Il modo più rapido e sicuro per conoscere in profondità la fattibilità di un Progetto di Legge è quello di ascoltare il lobbista a favore del provvedimento e quello contrario”.

In Europa, al mese di giugno 2017, sono 11.399 le lobby esistenti, ovvero le organizzazioni regolari iscritte nel Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea. I lobbisti che vi lavorano sono più di 25.000, distribuiti tra Bruxelles e Strasburgo; persone che, di fatto, hanno regolare accesso sia alla Commissione che al Parlamento Europeo.

Qui difendono gli interessi delle grandi aziende, delle associazioni di categoria e diversi altri gruppi, ove la loro presenza incentiva la capacità dell’Unione Europea ad intervenire con legislazioni e regolazioni ad hoc in moltissime materie precedentemente normate solo dalle Istituzioni Nazionali.

I commissari ed i dipendenti della Commissione, come i Parlamentari ed i dipendenti del Parlamento Europeo sono chiamati a specifici codici di condotta, normati e sottoscritti iscrivendosi al Registro della Trasparenza, frutto di un processo di regolamentazione del lobbing affrontato in simultanea sia dalla Commissione che dal Parlamento Europeo.

Nel merito in Europa le lobby rappresentano industrie, enti locali, studi legali, organizzazioni non governative, confessioni religiose di vario tipo, centri di studio e così via. Gli interventi vengono studiati, elaborati e posti in essere dai lobbisti che lavorano per società di consulenza specializzate nel porre in essere vere e proprie “influenze” a loro favore o per i loro clienti, riuscendo così a modificare e/o correggere processi decisionali e legislativi che andranno a regolare la vita quotidiana di centinaia di milioni di cittadini europei.

Queste società , sommate alle altre lobby, investono complessivamente oltre 1 miliardo e mezzo di euro all’anno. Fra tutte emerge la European Chemical Industry Council, la quale nel 2016 ha investito oltre 12 milioni di euro per sostenere e far approvare i progetti delle Industrie Chimiche.

In Italia, il lobbismo ha vissuto di uno sviluppo determinato da fattori legati al sistema pubblico. Si possono enumerare alcune  caratteristiche tecniche-peculiari nelle lobby del nostro Paese:

  1. è un tipo di rappresentanza ad oggi non ancora regolamentata con norme specifiche
  2. è una pressione sulle istituzioni condizionata dalla nostra particolare cultura politica nazionale
  3. sono una tipologia di relazioni istituzionali orientate con influenze sociali specifiche
  4. è un sistema che poggia con rapporti diretti ed immediati tra lobbista e decisore: la capacità dei partiti politici funge da aggregatore di interessi comuni facendo emergere l’assoluta assenza di una Legge Nazionale in materia di lobby.

Di Fabio Accinelli

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L’Italia è un Paese fondato sulle PMI

L’Italia è un Paese fondato sulle PMI. Ogni attività volta a sostenerle è quindi ben accetta.
Tra i nuovi strumenti capaci di dare fiato alle piccole aziende c’è la locazione operativa, al servizio di manager, aziende ma anche di liberi professionisti e soggetti a partita iva intenzionati a noleggiare, e non comprare, i beni necessari alla propria attività.
Perché noleggiare e non comprare? Per una molteplicità di motivi che sarebbe opportuno far conoscere, nell’interesse – certo – delle aziende locatrici, ma anche – e, perché no? soprattutto – delle aziende che utilizzerebbero il servizio di locazione.

Qualche numero (riferito al bacino di Grenke, uno dei principali player della locazione B2B in Italia): le aziende che vanno da 0 a 9 dipendenti formano il gruppo più vasto di utilizzatori di tale servizio (66%).
A dimostrazione che si tratti di un servizio valido innanzitutto per i “piccoli”, la quota totale di micro, piccole e medie imprese che utilizzano la locazione operativa (sempre nei dati Grenke) arriva al 98%.

Non solo. Oltre un terzo della base dei clienti è composta da aziende del Centro-Sud, a riprova del fatto che un servizio del genere potrebbe risultare significativo per lo sviluppo di qualsiasi parte del Paese, comprese quelle generalmente considerate meno avanzate e con infrastrutture meno sviluppate. Un servizio utilissimo per la crescita al punto da essere ben recepito innanzitutto dalle aziende che lo utilizzano, visto che il tasso di regolarità di pagamento dei canoni risulta altissimo, ossia quasi del 96%!

Ma di che servzio si tratta e quali sono i reali vantaggi per le aziende a partire – ripeto -da quelle piccole? Partiamo dai vantaggi: si tratta di vantaggi fiscali, economici, finanziari e operativi. Fiscali perché i canoni sono totalmente deducibili ai fini IRES e IRAP. Economici perché si possono ottenere subito le attrezzature di cui si ha bisogno, e metterle subito “al lavoro”, col risultato principale di mantenere liquidità in azienda ed evitare indebitamenti.
Finanziari perché così si migliora il cash flow, non essendo il bene noleggiato iscritto a bilancio, e non rappresentando fonte di indebitamento, bensì un puro costo aziendale.

Operativi perché la durata dei noleggi è allineata al ciclo di vita dei prodotti, col risultato cruciale in tempo di concorrenza globale di rinnovamento tecnologico continuo. Il bene diventa obsoleto dopo pochi anni? Nessun problema: con la locazione lo cambi di volta in volta con la versione più aggiornata.

Un processo del genere come funziona? Il cliente stabilisce con il proprio distributore di fiducia quali sono i beni strumentali che utilizzerà nello svolgimento del proprio business (dall’hardware al software, dai macchinari industriali agli elettromedicali, dalle macchine per caffè agli arredi per ufficio, dalle dotazioni ho.re.ca. ai sistemi di navigazione satellitare).

La gamma di beni, prodotti, attrezzature e tecnologie noleggiaibli è incredibilmente vasta, comprendendo anche soluzioni inolite (droni, impianti di allarme e videosorveglianza, strumenti per l’edilizia, illuminazioni). A questo punto la società locatrice acquisisce i beni dal distributore (Grenke fa leva anche sulla rapidità dei propri pagamenti, di appena 24 ore), e instaura il rapporto di locazione col cliente. “Un modello di business di questo tipo” – chiarisce il direttore commerciale di Grenke Aurelio Agnusdei – “determina vantaggi per tutti i soggetti coinvolti”.

Per il locatario, cioè di chi ha bisogno di uno strumento di lavoro. Per la società che fornisce il servizio, il locatore appunto, e anche per il fornitore del bene, il quale ha tutto l’interesse a promuovere il noleggio usando il locatore, complice la sicurezza e rapidità dell’incasso nonché i rischi di credito azzerato e la possibilità di fare upselling.
In effetti l’atttività di locazione rappresenta un circolo virtuoso: e in temi di difficoltà di rapporti con altri protagonisti del sostegno alle imprese, forse sarebbe opportuno rendersene conto, e questo a tutto vantaggio dell’economia italiana, la quale sembra pensata apposta per applicare con successo una formula del genere.

Di Fabrizio Amadori

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