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I brevetti italiani

Si legge e si scrive di brevetti su molti giornali, anche in una recuperata attenzione al patrimonio intellettuale dell’Italia o delle aziende, nella comune volontà di tornare a crescere ed essere competitivi.

Il rischio però, ne sono consapevole, è che il discorso si faccia troppo specialistico e quindi noioso, che investa i vantaggi economici o fiscali o che si disperda sulle possibili nostre arretratezze, in relazione ad altri paesi.

Che l’Italia abbia un patrimonio di intelligenze acute e di idee è fuori dubbio, da tutti riconosciuto.

Ma che cosa è un brevetto in realtà? E’ la tutela che si offre al guizzo della mente di una sola persona, all’idea che si mostra all’improvviso, alla luce che si accende dopo lunghe ricerche, dopo lavori di ricerca, di gruppo, dopo investimenti in persone, in laboratori.

E’ patrimonio intellettuale, in cui credere e da difendere.

L’idea da sola non basta, deve assumere una forma complessa secondo i canoni indicati dagli uffici brevettuali nazionali ed internazionali, prendere in considerazione lo stato dell’arte, diventare realizzabile.

Alla fine di un iter abbastanza complesso, superate le sempre possibili opposizioni, il brevetto appartiene all’azienda o alla persona che lo ha depositato e sarà valido in tutti i paesi in cui si è chiesta l’estensione.

Questo non esclude che venga copiato e occorrerà difendersi con forza in via giudiziale dimostrando le proprie ragioni.

Gli avvocati di valore dopo avere studiato sanno se e fino a che punto possono difendere il brevetto, se occorre trovare un accordo in via stragiudiziale con il concorrente, sono in grado di individuare in collaborazione con il cliente la sempre possibile “fuga” di un idea che ha magari violato un patto di riservatezza.

L’esperienza dimostra che aziende di paesi insospettabili, con un grande patrimonio brevettuale sono capaci di ricerche accurate volte a carpire un’ idea dopo l’iniziale deposito di un brevetto da parte di un concorrente e la sua successiva pubblicazione, ma prima del suo ottenimento.

Propongono variazioni, che uno studioso sa svelare, se in realtà sono solo imitazioni.

Nessuna paura: è un aspetto della concorrenza da cui ci si può difendere.

Occorre superare la diffusa sfiducia sulla lunghezza dell’iter processuale, con discorsi che molto spesso non corrispondono al vero.

Ci sono sezioni specializzate che in tempi brevi garantiscono l’emergere della verità dei fatti.

Capita di sentire la frase “ non brevetto, perché tanto copiano e non mi posso difendere”: in questo modo non cresce l’impresa italiana nel mondo, soprattutto quella portatrice di grandi intuizioni che spesso corrisponde alla piccola o media impresa.

Le imprese stanno muovendosi tutte verso l’internazionalizzazione ed i risultati saranno importantissimi, ancora più importanti se ogni impresa avrà difeso il proprio patrimonio intellettuale con costi che sono comunque scaricabili.

C. Gandini

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Problemi familiari: ecco come risolverli con la cartomanzia

Il numero di divorzi nel nostro Paese è sempre crescente, il che certifica un vero e proprio stato di crisi della famiglia. Ma a cosa è dovuto tutto ciò?  Alla base del malessere del rapporto tra marito e moglie, più che l’infedeltà coniugale, c’è l’incapacità di gestire la convivenza, ovvero l’incapacità di tollerare gli inevitabili difetti del proprio partner. Questi ultimi, evidentemente, non vengono valutati in maniera corretta durante il periodo di fidanzamento, rilevando una significativa superficialità nel momento in cui si decide di sposarsi. D’altra parte capita sempre più spesso che si verifichi una mancanza di volontà da parte dei coniugi di recuperare l’armonia familiare, scegliendo la più semplice via del divorzio.

Il rapporto conflittuale genitori-figli

A essere in crisi non è solo la relazione di coppia, ma anche il rapporto tra genitori e figli, che è divenuto sempre più conflittuale: si parla sempre di meno, non ci si confronta e, ancor più difficilmente, si esprimono i propri sentimenti. Impossibile, dunque, negare l’esistenza di un un vero e proprio fenomeno di incomunicabilità tra genitori e figli che contribuisce a influire negativamente sull’equilibrio e la serenità familiari.

Quando la cartomanzia può essere utile per le riconciliazioni familiari

Eppure c’è ancora chi prova a salvare il salvabile, ricorrendo anche a rimedi per così dire “estremi”. Sempre più spesso, infatti, ci sono persone che decidono di contattare cartomanti e sensitivi al telefono, al fine di ottenere una consulenza utile a risolvere i propri problemi familiari. A un primo sguardo potrebbe risultare un tentativo poco serio e credibile, ma a ben vedere è da apprezzare lo sforzo di chi prova a mantenere in vita il proprio matrimonio e a lottare per salvare l’unità familiare.

Del resto farsi leggere le carte non è di certo un delitto, ma può essere un modo come un altro per avere una visione più lucida della propria situazione familiare; confrontarsi con un’altra persona, inoltre, è indispensabile per ritrovare l’equilibrio e la fiducia in se stessi.

Cartomanzia e risoluzione dei conflitti familiari

La cartomanzia tramite l’utilizzo di comuni carte da gioco o di carte speciali (i famosi tarocchi), riesce a stabilire le caratteristiche e il futuro di una determinata persona, decifra i reali sentimenti del partner e individua difetti e virtù delle persone che ruotano intorno alla vita del richiedente (non esclusi i suoi figli). Ciascuna carta, lo ricordiamo, possiede un significato convenzionale, a seconda della particolare disposizione con cui si presenta. Si tratta senz’altro di una delle arti divinatorie più diffuse e apprezzate.

Ma perché la cartomanzia è in grado di aiutare a risolvere i problemi familiari? La risposta è piuttosto semplice: grazie alla lettura dei tarocchi sarà possibile ricevere dei consigli mirati che aiuteranno il richiedente a gestire nel migliore dei modi tutti i conflitti interni al proprio nucleo familiare.

D’altra parte non bisogna dimenticare che per molti la cartomanzia è una vera e propria scienza divinatoria tramite la quale è possibile conoscere il proprio destino.

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In Lombardia 50 brevetti ogni giorno

Solo in Lombardia, in 10 anni 191 mila brevetti nazionali e 15 mila europei. Pesano soprattutto le invenzioni, il 30% italiano. Milano prima, seguono Brescia, Bergamo e Varese per i brevetti nazionali, Monza e Brianza, Brescia e Bergamo per quelli europei.
L’innovazione italiana passa per la Lombardia: in dieci anni sono quasi 191 mila i brevetti nazionali depositati e 15 mila quelli europei. Oltre 50 ogni giorno. Sul totale italiano pesano soprattutto le invenzioni lombarde, quasi 29 mila su 97 mila depositi nazionali (30%), di cui circa 24 mila nella sola Milano, e i brevetti europei con valore internazionale, il 34,5%. Questi i dati emersi da un’analisi della Camera di commercio di Milano su dati di base del Ministero dello Sviluppo Economico.
Per quanto riguarda i brevetti nazionali, Milano con oltre 157 mila è prima a livello lombardo (82,4% del totale) e anche italiano (23,1%). Seguono Roma (12,6%), Torino (7,7%) e Bologna (3,9%). A livello lombardo, dopo Milano, troviamo Brescia (5,3%), Bergamo (3,2%) e Varese (2,7%). Tra le regioni oltre alla Lombardia prima in tutti i tipi di brevetto, spiccano l’Emilia Romagna per invenzioni (15.417), il Lazio per marchi (80.770) e il Veneto per modelli di utilità e disegni (4.521).
Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte sono le regioni che dal 2003 al 2013 hanno depositato più domande di brevetto europeo. Al primo posto Milano con 7.872 brevetti europei (l’interna Emilia Romagna 6.841). Seguono Torino (7,6% del totale), Bologna (6,2%) e Monza e Brianza 4,3%. Tra le prime anche altre lombarde: Brescia e Bergamo con il 3% e Varese con il 2%.
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Conoscere la psicoterapia cognitiva con una psicologa a Torino

Il sito Psicologatorino.net è un punto di riferimento importante per tutti coloro che vogliono conoscere la psicoterapia cognitiva, visto che permette di entrare in contatto con una professionista del settore in grado di fornire consigli, suggerimenti e consulenze specifiche in materia. Sono tanti i motivi per cui può essere utile rivolgersi a una psicologa a Torino per usufruire dei benefici offerti dalla psicoterapia cognitiva, una disciplina che agisce unicamente a livello conscio per fare in modo che i contenuti che derivano dall’elaborazione delle informazioni preconscia possano essere modificati.

In altre parole, si inizia dal livello conscio per mettere a disposizione i contenuti preconsci e portarli al livello della consapevolezza. Una psicologa a Torino che applica la psicoterapia cognitiva, dunque, pone l’accento sulla differenza tra l’inconscio e il preconscio: il primo è l’insieme di informazioni cui la consapevolezza non può accedere, mentre il secondo è l’insieme di pensieri negativi automatici, che – in quanto tali – operano senza che il livello cognitivo possa esercitare un controllo adeguato.

In genere, una psicologa a Torino decide di iniziare dall’infanzia, perché così facendo si ha l’opportunità di raccontare, di riepilogare e di raccogliere la storia di vita della persona, sia quando essa è stata dolorosa e caratterizzata da negatività, sia quando essa è stata affrontata senza apparenti problemi. Può essere che nel corso dell’infanzia non siano stati assecondati dei bisogni relazionali specifici o non siano state soddisfatte delle esigenze emotive che sarebbero servite per lo sviluppo di capacità cognitive, così che da adulto l’individuo è nella condizione di dover far fronte a stati mentali caratterizzati da una notevole o eccessiva complessità. Questi stati mentali comportano la capacità di sopportare l’autocontrollo e la frustrazione emotiva, il che vuol dire che non di rado si rivelano impossibili da tollerare, se non addirittura patologici, delle vere e proprie malattie.

In effetti, la linea di demarcazione che separa le persone sane dalle persone che sono colpite da disturbi psicologici va individuata nel fatto che nelle seconde ci sono delle distorsioni cognitive che influenzano in modo decisivo i significati che vengono attribuiti alle diverse esperienze. Così, sono influenzate anche le vicende della quotidianità, in modo spesso non piacevole. Per fare un esempio, si pensi a un ragazzo che tende a essere perfezionista e che è abituato a interpretare la realtà secondo una modalità dicotomica, senza sfumature né grigi: o va tutto bene o va tutto male, e non sono possibili sfumature intermedie. Ebbene, nel momento in cui questa persona dovesse ottenere a scuola un risultato inferiore alle aspettative potrebbe interpretarlo come la dimostrazione della propria incapacità, inducendolo a vedere il mondo nero e a sottovalutare le proprie doti in modo esagerato, irritante e addirittura patologico. In questo, come in altri casi, ci sarebbe bisogno del supporto di una psicologa a Torino.

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Design, vola l’indotto turismo, +7%: 220 milioni in regione tra shopping, cibo, alberghi

Salone del Mobile, l’indotto è di circa 40 milioni di euro in ricavi per le imprese del settore alberghiero di Milano, che si concentrano nelle giornate da ieri, martedì, fino a domani, giovedì. In queste tre giornate si registra la piena occupazione delle camere con circa il 98%, con oltre la metà dei ricavi totali della design week.

Intanto vola l’indotto del turismo (+7%) grazie all’”effetto XX1° Triennale”, che ha fatto crescere afflussi e incassi . Un dato in linea con lo scorso anno e che conferma dunque, senza l’”effetto Expo” anche per il 2016 il trend positivo di crescita rispetto all’edizione 2014. In Lombardia ammonta a 220 milioni l’indotto tra alberghi, ristorazione e shopping. Circa tre quarti per dormire e un quarto tra mangiare e shopping. Emerge da una stima dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, su dati Ciset, Istat, Cosmit, Registro Imprese.

Preferiti gli alberghi di categoria business. 88% la percentuale di occupazione delle stanze d’albergo nelle categorie Luxurye upper Upscale nei giorni del Salone e Fuori Salone contro una media mensile che è di circa il 65%.

Mille alberghi a Milano, +8,5%. La ricettività milanese offre oltre 1000 alberghi tra sedi di impresa e unità locali in crescita del 8,5% in un anno. Milano è prima in Lombardia con il 32,6% del settore, seguita da Brescia (20,3%), Sondrio (11,8%). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese relativi al settore turistico alberghiero al quarto trimestre 2015 e 2014.

Lombardia, 220 milioni di indotto tra alberghi e shopping. Il 90% dell’indotto, vale a dire poco meno di 200 milioni di Euro, è generato daglistranieri, tra buyers e turisti, che visitano il Salone e gli eventi del FuoriSalone. Accanto all’alloggio, il cui indotto è di 170 milioni di euro,  in aperitivi e cene del “dopo Salone” e del Fuori Salone si spenderanno circa 19 milioni di euro, poco meno dei 20,5 milioni che buyers e visitatori destineranno allo shopping.

Imprese del legno-arredo. Sono complessivamente 57.859 le imprese italiane attive nel legno-arredo in Italia nel 2015, di cui il 17% è concentrato in Lombardia, dove si trovano 10.126  imprese del mobile. Delle attività lombarde il 51,1% è attivo nell’industria del legno (5.172) e  il 48,9% nella fabbricazione di mobili  (4.954) . Monza e Brianza, con 2.161 imprese, detiene il primato italiano nellaproduzione di mobili e industria del legno, e in particolare, tra i prodotti realizzati in Italia, 1 divano italiano su 10 è Made in Brianza, vale a dire che su 3.017 imprese italiane di fabbricazione di poltrone e divani 284 sono concentrate in Brianza. È quanto emerge da una elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese. 

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La fine dell’’era del petrolio è vicina: un terzo delle auto sarà elettrico a partire dal 2040

Da diversi anni ormai si parla di come le auto elettriche sono il futuro dell’automotive. Tuttavia non si era ancora in grado di stimare con una certa sicurezza il momento in cui tale tecnologia avrebbe preso definitavemente preso piede. Ora si è certi che questo è un passo fondamentale per avviare uno sviluppo sostenibile.

Un recente studio pubblicato da Bloomberg New Energy Finance ha però affermato che questa nuova generazione di automobili presto si imporrà nel settore. In particolare, nel 2040 ben il 35% delle nuove vetture verrà alimentata ad elettricità. Considerando che attualmente la quota di mercato è limitata ad un esiguo 1% sorge spontaneamente la domanda su come si possa sostenere tale tesi.

Secondo gli studiosi il prezzo delle auto elettriche a lungo raggio sarà inferiore ai 20mila euro a causa del molto probabile crollo del costo delle batterie agli ioni di litio. Infatti basti pensare che questa sola componente costa ben il 65% in meno rispetto a 6 anni fa e che, secondo Colin McKerracher di Bloomberg New Energy Finance, tra venti anni il prezzo è destinato a scendere di due terzi. Tra soli 10 anni un’auto elettrica costerà meno di una qualunque vettura dotata del classico motore a combustione, senza contare l’effetto di probabili fondi stanziati dai governi per incentivare la transizione. Anche negli tempi, diverse case automobilistiche hanno iniziato a commercializzare i primi modelli a prezzi decisamente più accessibili rispetto il passato.

Se da una parte si assisterà all’ascesa di aziende, come Tesla e Toyota, che da anni investono nello sviluppo di questa tecnologia, dall’altra parte le imprese meno lungimiranti vedranno ridurre drasticamente il loro volume di affari. L’anno scorso il tasso globale di crescita di questo settore è stato del 60% e, a detta della casa automobilista americana, non sembra volersi arrestare almeno fino al 2020. Ben presto si arriverà dalle circa 460mila vetture attualmente circolanti ad oltre 40 milioni: un numero che a prima vista può sembrare irreale ma che, osservando l’impatto avuto nel passato da novità del genere nello stesso settore, può essere tranquillamente raggiunto con la tecnologia e i metodi di produzione odierni.

Tuttavia non è da sottovalutare l’impatto che il prezzo del petrolio potrà avere su questo cambiamento epocale. Attualmente il mercato e i principali broker finanziari, come IG, prezzano il Brent intorno ai 39,51 dollari e il WTI a quasi 39 dollari. Secondo Salim Morsy, senior analyst presso Bloomberg New Energy Finance, la futura quotazione del greggio si aggirerà intorno ai 50 dollari per barile arrivando, nel 2040, a 70 dollari. Qualora questa previsione venisse smentita dai fatti e il prezzo dell’oro nero scendesse rispetto ai livelli attuali, il processo precedentemente illustrato subirebbe un inevitabile slittamento verso il 2030.

Qualunque saranno le tempistiche, quello del passaggio alle vetture ad alimentazione elettrica è un momento indispensabile per poter iniziare ad intraprendere uno stile di vita più sostenibile.

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Energia solare: aziende e modelli di organizzazione

L’impiego dell’energia solare per un’azienda ben organizzata può rivelarsi un vantaggio economico – anche competitivo rispetto alla concorrenza – molto importante, a patto che vengano selezionati gli impianti e i modelli più in linea con le esigenze da soddisfare e in grado di garantire le prestazioni migliori. Non è sufficiente, quindi, fare riferimento a brand di alta qualità, ma bisogna anche essere capaci di individuare le soluzioni di cui si ha effettivamente bisogno. Per questo può essere utile tenere in considerazione alcuni parametri, utili per comprendere l’entità delle performance che i vari pannelli propongono.

Il primo elemento che merita di essere valutato è il confronto tra la potenza reale e la potenza dichiarata: si tratta di un valore che non può essere trascurato, anche perché può capitare che la potenza dichiarata dai produttori sia più elevata rispetto alla potenza che viene effettivamente prodotta. In caso di un delta di lieve entità si può tranquillamente soprassedere, ma se lo scarto è consistente è opportuno dedurre che si è in presenza di un produttore da scartare.

Tra gli altri valori che vanno verificati c’è, poi, la temperatura nominale di esercizio, che corrisponde – semplicemente – alla temperatura che viene raggiunta dalla cella solare quando è in azione. Si tratta, però, della temperatura che si misura all’interno del pannello, e che quindi non dipende in alcun modo dal meteo o dalle condizioni ambientali esterne. In genere il funzionamento degli impianti è migliore in presenza di basse temperature, ed è per questo che è preferibile una temperatura nominale di esercizio contenuta (sotto i 50 gradi). Proseguendo nell’esame delle performance dei modelli che un’organizzazione deve effettuare un ulteriore parametro degno di nota è l’efficienza complessiva dell’area che l’insolazione raggiunge. Ancora, non si può trascurare il rapporto tra la potenza che viene generata quando l’insolazione è minima e la potenza che viene generata quando l’insolazione è massima, un rapporto che è molto importante soprattutto nel Nord Italia (per rimanere nel nostro Paese) e in tutte quelle zone che si contraddistinguono per una frequente nuvolosità. Se il valore del rapporto è molto vicino all’1, vuol dire che le performance sono positive anche di fronte a situazioni atmosferiche non eccellenti.

Come si vede, per un’organizzazione trovare i modelli e le aziende di pannelli fotovoltaici più adatti non è semplice: c’è bisogno di esperienza e, soprattutto, di capire quali sono i valori da valutare. Per esempio la riduzione annuale della potenza, che è fisiologica e inevitabile, ma che – a dispetto del tempo che passa – dovrebbe essere contenuta entro certi limiti, per garantire la convenienza dell’investimento economico che si è compiuto.

Il sito www.wolmann.com è un punto di riferimento importante per chiunque sia in cerca di soluzioni legate al fotovoltaico in grado di coniugare risparmio e performance elevate: la serietà di un’azienda affidabile si coniuga con l’innovazione garantita da una tecnologia all’avanguardia.

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Claudio Gandini sui brevetti per Business&Gentlemen

Mi sono chiesto come affrontare il tema “brevetti” senza cadere nella retorica o nel tecnicismo.

Questa rivista infatti si rivolge ad imprenditori o manager che ben conoscono l’importanza della proprietà intellettuale per la propria azienda, ma che spesso sono rimasti perplessi di fronte a iter di deposito considerati troppo lunghi o sono delusi da esperienze negative proprie o di altri imprenditori.

Rinunciano quindi a brevettare, forti di quello che è il comune sentire: difendersi da chi copia è difficile.

Non è così.

Può essere utile fare alcune riflessioni preliminari, volte ad illuminare meglio il percorso da intraprendere.

Perché un’idea frutto dell’intuizione di un singolo o risultato di un lavoro di gruppo sia brevettabile occorre che contenga in sé un reale step innovativo, deve cioè superare quello che è lo stato dell’arte in quel momento.

In questa fase la critica sul proprio operato deve essere molto forte, da un punto di vista tecnico e giuridico: questo è il momento cardine.

Se riflettiamo sul fatto che ogni brevetto dopo venti anni diventa patrimonio dell’umanità, comprendiamo come ogni idea brevettabile cresce per così dire sulle spalle di altre idee, è un ramo nuovo che si biforca da altri rami, deve però avere germogli nuovi.

Ecco l’importanza di una severa verifica di gruppo sulla novità inventiva oggetto di possibile brevetto, seguita dall’importante presa d’atto che l’invenzione che desideriamo brevettare deve poter essere realizzabile da un tecnico del settore di cui si parla.

Quando in azienda diverse intelligenze di tipo tecnico e giuridico assicurano il rispetto di queste premesse, l’idea può essere brevettata e sarà possibile ottenere il brevetto e difenderlo in seguito.

Rispettare a questo punto le regole nazionali o internazionali per il deposito di un brevetto sarà più facile e celere.

Che tipo di scelte fare? Brevetto Europeo o brevetto internazionale PCT?

Sono scelte che vanno valutate caso per caso, in relazione alle decisioni strategiche aziendali ed al mercato su cui è proiettata l’impresa.

I tempi perché entri in vigore il Brevetto unico europeo sono ormai prossimi. Questa forma, superate alcune perplessità iniziali, garantirà un’estensione del deposito del brevetto in tutti i paesi europei con costi inferiori.

Certamente, è inutile nasconderselo, vale per una nazione quello che vale per la singola impresa.

Un Paese ha più forza in campo internazionale in tema di proprietà intellettuale quanto maggiore è il suo patrimonio intellettuale brevettato, il suo pacchetto di brevetti.

Alla genialità italiana non corrisponde un deposito effettivo di brevetti e questo è un divario che va superato con l’impegno anche verso il paese da parte delle imprese.

Ritornando alle riflessioni in merito all’iter di deposito di un brevetto, senza addentrarci nella minuziosa normativa, come è noto un Brevetto europeo o EP conosce una fase di deposito che deve seguire indicazioni uguali per tutti i depositanti, una fase di esame da parte della Commissione di ricerca che porta alla luce tutti gli antecedenti del brevetto ed indica eventuali difetti nella stesura dello stesso, una fase di dialogo con il depositante volta a superare i rilievi fatti dagli esaminatori, un fase finale di concessione.

Simile a quella europea è la fase di deposito di un Brevetto internazionale o PCT, anche se dopo la prima fase di deposito e ricerca affidata comunque ad EPO, occorrerà depositare nei singoli Paesi extra europei o in aree con le stessa caratteristiche, con domande diverse.

La scelta imprenditoriale tra brevetto europeo e brevetto PCT può essere facilitata da valutazioni economiche e giuridiche.

Una volta concesso il brevetto, superati i nove mesi in cui è possibile a ciascun concorrente fare opposizione, occorrerà vigilare e non temere di difendersi.

Possono esserci varie strategie di difesa.

Una difesa iniziale stragiudiziale fatta da avvocati nel tentativo di trovare un accordo con chi ha copiato il brevetto e garantire in termini economici l’azienda che ha ottenuto il brevetto con grande dispendio di risorse, volta ad ottenere il pagamento di royalties.

Se tutto questo non risultasse possibile, si può poi passare ad una difesa giudiziale che tutelerà l’impresa ed il valore del brevetto.

Oppure un’iniziale aggressiva azione giudiziale, per costringere ad accordi il concorrente anche prima della sentenza.

I tribunali delle imprese garantiscono in tempi abbastanza celeri i diritti di tutti.

Quale la strategia migliore?

Un avvocato a cui si offra la visione complessa delle scelte aziendali è in grado di indicarla con freddezza e consapevolezza, come saprà tutelare l’azienda dal fatto che non ci siano scorrettezze o fughe di notizie dai laboratori di ricerca.

Claudio Gandini

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Lombardia, oltre 1.100 imprese innovative

Milano prima in Italia. Bene anche Brescia, Bergamo, Monza e Brianza e Pavia

Dal birrificio artigianale alla società che ha sviluppato app dedicate alle esigenze delle moderne donne multitasking, dalla realtà aumentata applicata ai beni culturali alla piattaforma per la vendita online dei prodotti agricoli a km zero. E poi la tecnologia nel campo dell’assistenza alle malattie neurodegenerative e respiratorie, la testata online dedicata ai temi della finanza e del crowdfunding, la piattaforma per lo scambio dell’usato griffato e il progetto di supporto logistico ad una campagna olimpica trasformatosi col tempo in ricerca e promozione della sostenibilità ambientale. Sono alcune delle 1.139 imprese, tra start up e PMI, che operano nel campo dell’innovazione tecnologica in Lombardia e pesano il 22% sul totale italiano di 5.163. 

Milano è la provincia più innovativa con 764 imprese, pari al 67% regionale e al 15% italiano. La seguono a livello regionale Brescia (98 imprese innovative, 8,6% lombardo), Bergamo (84, 7,4%), Monza e Brianza (38) e Pavia (32) e in Italia Roma (8,5%), Torino (5%), Napoli e Bologna. Questi i dati emersi da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese di gennaio 2016.

L’Italia è il secondo Paese per i progetti finanziati a novembre 2015. Sono stati 37 su 236 domande presentate. Dopo la Spagna e davanti al Regno Unito, l’Italia è al secondo posto in Europa, 185 domande sono state finanziate su 2057 proposte. I dati riguardano novembre 2015. Dal 2014, da quando è partito il programma, sono state 1284 le domande finanziate in Europa con questo strumento.

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Recuperare i file da un server

Il recupero dati è un’attività che può essere eseguita non solo sugli hard disk o su altri supporti di memoria, ma anche sui server: che si tratti di sistemi Tower o di sistemi Rack, i centri specializzati dispongono delle competenze, degli strumenti e dei software per raggiungere l’obiettivo di ripristinare i file non più accessibili in modo efficace e rapido.

Grazie al sito recoveryfile.it si può avere una panoramica generale, ma al tempo stesso molto dettagliata, dei vari tipi e dei diversi modelli di server dai quali i dati possono essere recuperati: tra i marchi più importanti, vale la pena di citare Hewlett Packard, i cui server montano, di solito, sistemi Windows (e in particolare Windows 2003 Server, Windows 2008 Server e Windows 2012 Server). I modelli di questo brand sono molteplici: tra i più diffusi spiccano quelli della serie HP ProLiant e quelli della serie HP Integrity. Nello specifico, la serie più utilizzata è proprio la HP ProLiant, che ha il pregio di mettere a disposizione la massima libertà dal punto di vista della configurazione dei tanti moduli aggiuntivi. Insomma, se ci si trova ad avere a che fare con un server Hewlett Packard che, per un guasto o qualsiasi altro tipo di inconveniente, non funziona come dovrebbe o comunque non rende accessibili i suoi dati, non c’è altra soluzione che quella di fare riferimento a un centro tecnico ad hoc, all’interno del quale vengono adoperati anche tool software specifici.

Lo stesso vale per tutti gli altri marchi: per esempio Dell, un altro brand molto conosciuto in ambito informatico che mette a disposizione server di vario genere, in grado di soddisfare le esigenze più diverse, da quelle più impegnative ed elaborate a quelle più semplici. I server di Dell possono essere di due tipi: quelli di Serie T sono i server Tower, mentre quelli di Serie R sono i server Rack. A prescindere dal tipo di connettore, che può essere Sata, Sas o Scsi, il lavoro che viene eseguito su tali server permette l’esecuzione di copie perfette e impeccabili degli hard disk dei server stessi.

Gli esperti di un centro di recupero dati, quindi, si occupano di copiare gli hard disk su altri dischi, ovviamente funzionanti, in modo tale da poter lavorare su dischi non originali così che, in caso di imprevisti o di problemi di qualsiasi altro genere, gli inconvenienti non abbiano conseguenze definitive pericolose. Per altro, i clienti non devono per forza mettere a disposizione tutto il server nella sua interezza ma, per questioni di comodità, possono semplicemente consegnare i dischi fissi da cui il Raid è composto. Ogni particolare, dunque, è studiato per garantire la massima praticità, indipendentemente dal sistema operativo (Microsoft, Linux, eccetera) che è installato sul dispositivo.

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